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Messina - Criticità strutturali nell'Amam ma i conti non sono in rosso
di Lina Bruno

La crisi idrica tra ottobre e novembre ha fatto lievitare i costi all’Azienda di oltre due milioni di euro. Bilancio 2014 chiuso con un attivo di 450 mila €, 80 mln di crediti e 35 mln di debiti

Tags: Messina, Amam, Acqua, Rete Idrica



MESSINA - Le criticità soprattutto strutturali emerse durante l’emergenza idrica, tra ottobre e novembre del 2015, restano irrisolte all’Amam, anche se si è stabilizzata la portata da Fiumefreddo ed è stato quindi possibile sospendere l’onerosa erogazione dall’Alcantara. La fornitura iniziata il primo dicembre dall’acquedotto gestito da Siciliaque, e sospesa a metà febbraio è costata infatti 15 mila euro al giorno, cifra impossibile da sostenere a lungo. La crisi idrica ha fatto lievitare i costi all’Azienda di oltre due milioni di euro, un colpo non di poco conto alle casse dell’Amam che non naviga certo nell’oro. Non è una partecipata in passivo, almeno se si leggono i bilanci, e quello del 2014, l’ultimo approvato, si è chiuso con un attivo di 450 mila euro, con circa 80 milioni di euro di crediti e 35 milioni di debiti verso ditte e fornitori.

I conti finanziari però sono diversi dai quelli economici e alcune rappresentanze sindacali considerano che sia piuttosto bassa la possibilità dell’azienda di recuperare per intero i crediti vantati. Tra i maggiori creditori ci sono enti come l’Iacp con cui si è avviato un contenzioso, o istituzioni come la Capitaneria di Porto o il Policlinico e tra i debitori c’è anche Enel  ed Eni.

Leonardo Termini, presidente da sette mese dell’Amam, ribadisce che l’azienda è comunque solida e che le colpe per una tale lievitazione dei crediti risiedono nella mancanza di azioni energiche, negli anni passati, contro i morosi.

“Anche se si recupera il 50% dell’intero ammontare - dice Termini - riusciamo ad andare comunque in equilibrio con i debiti”.
Ma ciò che preoccupa maggiormente i sindacati è l’operazione “Multiservizi” con il passaggio di Messinambiente ed Ato3 all’Azienda meridionale acque, che si ritroverebbe così con circa 750 dipendenti e nuovi servizi da gestire.

“L’Amam non può diventare -, dicono i rappresentanti di categoria di Cgil Cisl e Uil, Pino Foti, Stefano Trimboli e Carlo Caruso - l’ultima frontiera da conquistare”, nè tantomeno essere “l’ancora di salvezza” per coprire e recuperare le tante inadempienze che negli anni si sono registrate nella gestione dei servizi”. Intanto ci sarebbe chi in questi anni ha usufruito della rete idrica senza alcuna autorizzazione. Sono infatti più di cento gli allacci “anomali” che sono stati rilevati nel corso dei controlli avviati dopo l’emergenza, mirati ad evidenziare le criticità dell’impianto ed a trovare altre fonti di approvvigionamento.

In attesa che venga presentato un report dettagliato, ci sono alcuni elementi che lasciano sbalorditi. Si sono scoperte delle derivazione, non ovviamente dal tubo principale, ma ad esempio da pozzetti di scarico, che risalgono a molti anni fa.

Significa che una rete idrica così articolata non è mai stata controllata? Ovviamente no. Si sono impiegate non poche risorse nel monitoraggio, tra le ultime i 381 mila euro più iva per il “servizio di gestione, controllo e presidio degli impianti di sollevamento dell’acquedotto del Fiumefreddo, Bufardo-Torrerossa, del serbatoio di Piedimonte Etneo e delle condotte ricadenti nella provincia di Catania” impegnati per la Cms srl che aveva vinto la gara firmando il contratto per il periodo 2014-2015.

Si dovrà fare chiarezza su come siano state possibili certe violazioni e se non ci siano state delle complicità che le abbiano favorite. Ma ad essere problematica è anche la rete cittadina, anche questa al vaglio dei controlli dei tecnici Amam, con tutti gli impianti di distribuzione che hanno seguito l’espansione urbanistica ad esempio della zona Nord.

È probabile che anche qui ci siano degli allacci diciamo “incontrollati”, che non risultano tra le utenze registrate. D’altra parte alcuni interrogativi li avevano posti a novembre i responsabili della protezione civile dicendo che alla città potevano bastare 700l/s ed invece ne arrivavano 1300 l/s e senza che questo esentasse da disservizi .

Articolo pubblicato il 25 febbraio 2016 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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