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Palermo - Anello ferroviario e nodo Tecnis, tante ipotesi ma poche certezze
di Gaspare Ingargiola

Il Comune ha chiesto ufficialmente a Rfi di valutare eventuali inadempienze contrattuali. Tutto nelle mani di Saverio Ruperto, amministratore giudiziario dell’azienda

Tags: Palermo, Tecnis, Anello Ferroviario, Rfi



PALERMO - I lavori dell’anello ferroviario ripartono tra mille incognite dopo quasi una settimana di sciopero.
Gli operai, secondo quanto hanno dichiarato i segretari di Fenal Uil Ignazio Baudo, Filca Cisl Antonio Cirivello e Fillea Cgil Francesco Piastra, hanno espresso “piena fiducia nei confronti di Saverio Ruperto nella sua nuova veste di amministratore giudiziario della Tecnis dopo la videoconferenza in tutti i cantieri italiani del colosso catanese, durante la quale Ruperto ha rassicurato sul proseguimento e completamento dell'opera”.

Fino a pochi giorni fa Ruperto rivestiva l’incarico di commissario governativo dell’azienda dopo l’interdittiva antimafia emessa a novembre dalla Prefettura di Catania. Ma il sequestro di Tecnis, Artemis e Cogip (e le rispettive quote per un totale di 250 milioni di euro) ha cambiato le carte in tavola: Ruperto è stato nominato amministratore giudiziario dal Tribunale delle Misure di Prevenzione di Catania e ha deciso di incontrare subito le sigle sindacali per rilanciare l’attività dei cantieri.

La Tecnis ha un disperato bisogno di liquidità, specie dopo che il piano di ristrutturazione del debito è stato ritirato scatenando la protesta degli operai che aspettano mesi di stipendi arretrati. E di certo la decisione della Dda complica il lavoro di Ruperto, visto che per fare cassa una delle soluzioni ipotizzate era la cessione dei rami d’azienda, ovviamente non più praticabile nel caso delle azioni sequestrate.

Già sotto le feste natalizie Ruperto, all’epoca commissario prefettizio, aveva garantito che l’anello ferroviario e la metropolitana di Catania fossero tra le opere che la Tecnis intendeva portare a termine nonostante la crisi. Quelle rassicurazioni però non sono bastate a ridare slancio agli scavi, almeno nel capoluogo, fino all’epilogo dello sciopero. Che adesso però è rientrato perché la nomina di Ruperto ad amministratore giudiziario potrebbe finalmente sbloccare una situazione in stallo da mesi.
“Si apre un nuovo percorso - continuano i segretari di Feneal, Filca e Fillea - dal quale ci aspettiamo la continuità produttiva del cantiere e la soluzione rispetto al problema delle spettanze arretrate. Ribadiamo la necessità di un confronto a un tavolo in Prefettura con l'amministratore giudiziario e con Rfi”.

Ma se le parti sociali esprimono ottimismo, il Comune si schiera con i residenti e i commercianti delle strade coinvolte dai cantieri, esasperati dalla polvere e dalle trincee che hanno sventrato via Emerico Amari, viale Lazio, il porto e piazza Castelnuovo. Nei giorni scorsi Palazzo delle Aquile ha chiesto con una nota a Rfi, che è la stazione appaltante della maxi opera, “di valutare la possibilità di rescindere il contratto di appalto. Infatti, se Tecnis non fosse nelle condizioni di proseguire i lavori, occorrerebbe ripristinare lo stato dei luoghi e chiudere i cantieri aperti in viale Lazio, via Amari, piazza Castelnuovo e all’interno dell'area portuale”.

Nella nota il Comune chiede “di attivare tutte le procedure previste per legge: la verifica dei ritardi, la possibilità di pianificare il recupero e, nel caso in cui quest’ultimo non fosse possibile da parte di Tecnis, procedere alla risoluzione del contratto”.

Rfi ha comunicato di avere attivato le procedure richieste dal Comune e l’Amministrazione ha espresso apprezzamento, nella speranza che “dalla conclusione delle procedure avviate, possano arrivare certezze definitive sulla modalità di esecuzione delle opere e sulla loro conclusione nei tempi previsti dal contratto di appalto”.

L’ipotesi risoluzione, infatti viene considarata “catastrofica” dal Comune, ma inevitabile se Ruperto non riuscisse nel suo intento. A quel punto le strade sarebbero due. Assegnare l’appalto alla seconda (la Salini Impregilo) o alla terza classificata (la Sis, già presente in città per il tram e il passante ferroviario) nella graduatoria del bando di gara, ma in questo caso si perderebbe un altro anno perché il progetto dell’anello è stato assegnato con un appalto integrato: significa che ogni impresa ha presentato un progetto diverso e bisognerebbe rivedere un po’ tutto. L’altra ipotesi sarebbe quella di un secondo bando di gara con il conseguente rischio di una valanga di ricorsi che allungherebbero ulteriormente i tempi.

“La totalità dei cantieri aperti dalla Tecnis per la realizzazione dell’anello ferroviario - commenta il presidente di Circoscrizione, Marco Frasca Polara - ricade e sta danneggiando residenti e commercianti dell’Ottava Circoscrizione. Non possiamo tollerare che Palermo torni a essere la città delle incompiute. Ci è già bastata l’esperienza fallimentare della Cariboni, a cui furono rescissi gli appalti del sottopassaggio di via Perpignano, del raddoppio del ponte Corleone e del collettore fognario sud-orientale”.

Articolo pubblicato il 26 febbraio 2016 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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