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Crisi e nuove abitudini alimentari fanno sparire il pane dalle tavole
di Michele Giuliano

È la Coldiretti a sottolineare un attuale calo del 3 per cento degli acquisti nell’arco del 2015. Attualmente gli interessi degli italiani si sono spostati verso prodotti alternativi

Tags: Consumo, Pane, Coldiretti



ROMA - Meno pane per tutti: l’alimento che prima non mancava mai dalle tavole, a costo anche di buttarne magari un pò a fine giornata, adesso subisce un netto stop in termini di quantità consumate. Il cambiamento delle abitudini alimentari e il taglio dei consumi hanno avuto un impatto considerevole sul cibo principe della tavola, simbolo dell’alimentazione per eccellenza: negli ultimi anni i consumi di pane sono costantemente diminuiti. Oggi addirittura emerge che si fa a meno del pane e si cercano suoi sostituiti. Infatti contemporaneamente si sono affermati consumi “alternativi”, e alla riduzione della quantità si accompagna l’interesse verso il pane biologico, i prodotti senza glutine, il pane a base di farro o kamut, quello integrale e con poco sale.

Le tendenze sul consumo di pane sono state riassunte dalla Coldiretti, che già lo scorso anno parlava di consumi ai minimi storici con meno di due fettine di pane al giorno. Ora si viaggia su 85 grammi di pane a persona ogni giorno, con un ulteriore calo del 3 per cento degli acquisti nell’arco del 2015 che vede praticamente dimezzarsi il consumo di pane negli ultimi dieci anni.

Sono lontani gli anni in cui si mangiavano due etti e più di pane al giorno: 230 grammi a persona nel 1980, progressivamente scesi a 197 grammi nel 1990, a 180 grammi nel 2000, a 120 grammi nel 2010. Lontani anche i tempi in cui si comprava pane fresco tutti i giorni: quasi la metà degli italiani mangia il pane del giorno prima e questo si spiega anche con una crescente attenzione a limitare lo spreco.

Si affermano poi nuove tendenze: “Con il taglio dei consumi – sottolinea la Coldiretti – si è verificata una svolta anche nelle abitudini a tavola e sale l´interesse per il pane biologico e, con l’aumento dei disturbi dell’alimentazione, sono nati nuovi prodotti senza glutine e a base di cereali alternativi al frumento (kamut, farro). Sempre più apprezzate sono dunque le varianti salutistiche e ad alto valore nutrizionale (a lunga lievitazione, senza grassi, con poco sale, integrale, a km 0”.

Il pane artigianale rappresenta l’88 per cento del mercato ma il “taglio” preferito scende da un chilo e mezzo a un chilo. Aumentano anche il pane congelato e i prodotti sostitutivi del pane (grissini, crackers, pani morbidi).
La spesa familiare in Italia per pane, grissini e crackers ammonta a 8 miliardi all’anno.

Fra le nuove tendenze c’è l’attenzione allo spreco: “Il pane – continua la Coldiretti – ha perso addirittura il privilegio della quotidianità con quasi la metà degli italiani, all’incirca il 46 per cento, che mangia il pane avanzato dal giorno prima, con una crescente, positiva tendenza a contenere gli sprechi”.

Ma si registra anche un ritorno al passato con oltre 16 milioni gli italiani che, almeno qualche volta, preparano il pane in casa, secondo il rapporto Coldiretti/Censis. Secondo un sondaggio on line condotto dal sito www.coldiretti.it sono diverse le tecniche utilizzate per evitare lo spreco che una volta veniva considerato un vero sacrilegio, con il 18 per cento degli italiani che surgela il pane, il 12 per cento lo grattugia, il 15 per cento lo dà da mangiare agli animali mentre nel 9 per cento delle famiglie il pane non avanza mai.

Articolo pubblicato il 27 febbraio 2016 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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