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Antisismica, l'Enea svela il futuro
di Rosario Battiato

Le nuove tecnologie per monitorare e analizzare i terremoti: fibre ottiche, interferometri radar e accelerometri. In Sicilia presenti migliaia di strutture strategiche ed edifici sensibili in aree a forte rischio

Tags: Enea, Terremoto, Antisismico



PALERMO – La tecnologia continua a tenera la rotta sulla prevenzione antisismica. In cima alla lista troviamo fibre ottiche, interferometri radar e accelerometri, strumentazioni variegate che permettono il monitoraggio delle strutture per intervenire prima che i danni diventino irreparabili. Se n’è discusso in un recente convegno dal titolo “Monitoraggio di siti e strutture. Stato dell’arte e prospettive future” organizzato dall’Enea e nel corso del quale si è fatto il punto attuale sulle tecnologie innovative per il monitoraggio e controllo anti-sismico.

Ci sono dei principi che stanno alla base della nuova cultura della prevenzione: “rendere disponibili procedure di analisi e valutazione sempre più affidabili – si legge in una nota dell’Enea –, ridurre i costi delle tecnologie antisismiche, accrescerne la disponibilità e garantire il corretto utilizzo delle tecniche di monitoraggio”. Un patrimonio da condividere che permetterebbe, secondo Paolo Clemente dell’Agenzia, un’azione concreta verso una “più ampia diffusione del monitoraggio sismico di edifici e infrastrutture” per prevenire “danni irreparabili che comporterebbero costi di ristrutturazione molto rilevanti o, addirittura, la demolizione”.

I modelli ci sono da anni e non soltanto sul fronte tecnologico, ma anche nel capitolo che riguarda l’investimento per la ricerca. La California, ad esempio, ha introdotto già da molti anni una tassa sulle nuove costruzioni per finanziare il monitoraggio sismico. “In Italia le tecnologie Enea – riporta l’Agenzia – sono utilizzate per tenere ‘sotto osservazione’ a San Giuliano di Puglia la nuova scuola Francesco Jovine e il Palazzo Marchesale, un edificio storico sede del Municipio”.

E non solo. Ci sono anche tre strutture del centro di Protezione civile regionale di Foligno sulle quali sono stati disposti accelerometri che “consentono di verificare il comportamento dell’edificio in caso di terremoto e valutarne l’affidabilità strutturale nel tempo”.

Cosa permettere di fare il monitoraggio dinamico? Si tratta di un “efficace strumento di diagnosi – ha sottolineato Clemente – e nel caso di opere di nuova realizzazione consente di verificare l’effettivo comportamento della struttura da confrontare con quello previsto in fase di progetto  mentre su costruzioni più vecchie permette di stimare lo stato di salute e individuare eventuali danneggiamenti”.

La Colonna Aureliana a Roma è monitorata tramite l’utilizzo dell’interferometro radar che permette di misurare le vibrazioni delle strutture. Con questo sistema è possibile monitorare da remoto le strutture che si trovano in siti in frana senza dovervi necessariamente accedere. Le fibre ottiche, un’altra tecnologia a basso costo, sono sensori ‘incollati’ alle “armature metalliche dei pali in cemento armato che permettono di misurare le deformazioni della paratia e ottenere informazioni sul suo stato di salute”.

Strumenti e opzioni che potrebbero fare comodo al patrimonio isolano che vede quasi 5mila scuole e 398 ospedale nelle aree a rischio sismico(dati Ance-Cresme). Anche l’edilizia privata non sta meglio: 1,3 milioni di abitazioni sono stati costruiti prima degli anni Settanta (dati Istat). 

Articolo pubblicato il 02 marzo 2016 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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