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Pietro Agen: "Credere nella Sicilia che crea e investe"
di Fallico Rossella

Forum con Pietro Agen, Presidente di Confcommercio Sicilia

Tags: Pietro Agen, Confcommercio



Confcommercio Sicilia quanti soci ha nell’Isola?
 “I soggetti paganti sono intorno ai 70.000, con una flessibilità che supera il 20%. Molte persone non hanno dei pagamenti continui, non pagano le quote. Occorrerebbe, in tal senso, trovato un metodo di pagamento continuo ed automatico. Noi riscuotiamo molto tramite l’Inps, ad esempio: oggi la morosità Inps è paurosa, noi a Catania perdiamo 1.000, 1.500 soci per mancato pagamento Inps. Questo è il normale trend di morosità”.

Qual è la linea politica associativa di quella che può essere definita la più grande associazione della Sicilia, soprattutto a difesa della comunità e non solo dei propri associati? 
“Noi ci chiamiamo ancora Confcommercio per una difficoltà riscontrata nel cambiare nome, ma in realtà non siamo più solo associazione dei commercianti. Oggi su 100 nuovi iscritti a Confcommercio, 60 non sono commercianti. Abbiamo inglobato servizi come turismo, tutto il mondo della formazione, abbiamo una fortissima presenza anche nelle industrie e nella sanità e, inoltre, riscontriamo tantissimi soci nell’edilizia. Confindustria si sta sempre più caratterizzando come quella delle grandi aziende statali, per cui sono le piccole aziende ad andare via e ad affidarsi a noi. A Caltanissetta tutte le aziende operanti nella tre aree industriali, ovvero Serradifalco, Caltanissetta e San Cataldo, al 90% sono passate in Confcommercio poiché si sentono più tutelate da noi. Sono 600 le aziende agricole iscritte a Confcommercio, siamo la quarta forza dell’agricoltura in provincia di Catania. Tutto ciò perché l’imprenditore agricolo, ad oggi, non può non pensare anche al turismo e alla commercializzazione, soprattutto con l’estero”.

Perché avete difficoltà a cambiare nome?
“Il nostro marchio è conosciutissimo e da questo deriva la difficoltà nel cambiarlo, infatti abbiamo aggiunto una sorta di sotto-nome ‘Confcommercio -Imprese per l’Italia’, il brand lo stiamo cambiando poco alla volta. Ricordiamo che il brand fu lanciato 20 anni fa, prima eravamo Ascom, e adesso non possiamo creare troppa confusione. Ne abbiamo già creato un po’ con l’aggregazione tra Confcommercio, Confesercenti, Confartigianato e Cna che si chiama ‘RE.TE Impresa per l’Italia’. Un’iniziativa che, inizialmente credevamo ci potesse favorire, ma che in effetti ci ha danneggiato. Un’aggregazione che ha portato dei guadagni soprattutto ad altri, cercando di puntare sul commercio in un momento in cui l’artigianato è in crollo”.

Come giudica il vostro rapporto con le Istituzioni?
 “Pur essendo molto presenti sul territorio, non riusciamo ad esercitare potere sulle Istituzioni. Abbiamo sempre cercato di proporre delle iniziative: in passato una delle tante proposte è stata quella di creare una sorta di super-Imu sulle costruzioni abusive. In Sicilia si abbattono circa 30 costruzioni ogni anno e se ne creano 800 abusive. Per questo abbiamo pensato a una super-Imu sulle costruzioni abusive, non solo case, che sia un po’ più leggera se si tratta di prima casa, un po’ più pesante se si tratta di seconda. Se un soggetto ha fatto una casa abusiva ha due scelte: o la abbatte e dimostra che ha portato il residuo in discarica, o lo si continua a tassare per tutta la vita, impedendo in futuro di lasciare la costruzione al figlio, cosa che comunque c’è già. Se non si interviene le case abusive non le abbatterà mai nessuno. Un’azione come quella da noi proposta potrebbe liberare risorse importanti, dando soprattutto una risposta al turismo: se ogni zona bella della provincia di Catania, di Siracusa o di qualsiasi altra provincia viene urbanizzata in modo devastante non si può di certo parlare di turismo”.
 
Quali provvedimenti possono essere presi per rilanciare l’economia della Sicilia?
“Continuo a credere nella Sicilia, nella Sicilia che crea e investe, ma mi rendo conto che ci sono tante difficoltà. Bisognerebbe impegnarsi per migliorare, sfruttando le potenzialità della nostra Regione”.

Quali sono le iniziative più importanti in programma da Confcommercio per il 2016?
“Convincere la Regione ad ascoltare le nostre proposte. Nel caso dei forestali, per esempio, noi non chiediamo licenziamenti, ma chiediamo che vengano trasferiti da un’attività ad un’altra in parte, che è quella delle manutenzioni o dei lavori pubblici legati ai grandi progetti. Se non risolviamo il problema delle infrastrutture in Sicilia non si risolverà mai nulla: perdo 10.000 forestali, ma ne recupero 10.000 nella costruzione del ponte, per esempio. Non ho mai sentito nessun politico affrontare seriamente questa situazione, sarebbero opportuno e doveroso fare una tavola rotonda per discutere di problemi come questi, da affrontare in modo serio e non demagogico.

Ci può riassumere le strategie da adottare?
“Ci sono tre linee, che sono riassumibili in: infrastrutture, semplificazione burocratica e scelte sugli investimenti. Noi facciamo un giornale online, “Impresa informa”, che esce ogni 15 giorni attraverso il quale cerchiamo di rendere noti i problemi e le difficoltà che attanagliano l’Isola. Questo giornale attualmente si occupa solo del territorio di Catania, ma stiamo cercando di farlo diventare regionale: dire sempre la verità è la strada giusta per il cambiamento”.
 
Di fatto la Regione gestisce sul piano potenziale tutto…
“Il problema è cosa deve fare da grande la Sicilia. Il futuro della Sicilia quale sarebbe? Fare nuovi poli industriali? Realizzare nuovi centri commerciali? Noi abbiamo un’idea diversa di sviluppo e la ripetiamo da anni: la Sicilia ha due potenzialità vere: l’agroalimentare e il turismo. Si tratta, tra l’altro, di due potenzialità sinergiche, l’una con l’altra. Per esempio, se Gela, invece che sul petrolchimico, avesse puntato sui reperti archeologici, sulle spiagge e su tutto ciò che c’è nelle zone limitrofe sicuramente sarebbe uno dei grandi poli turistici europei. E invece oggi si discute sul disastro che ci lascia. Un anno come quello appena concluso doveva essere un anno epocale per il turismo: avremmo dovuto raddoppiare il fatturato, che invece è crollato, e non è cresciuto nemmeno il movimento aeroportuale. Oggi è il momento di cambiare.”

Cosa può fare Confcommercio?
“La Confcommercio prova a evitare situazioni come queste. Stiamo vivendo un periodo di grande disoccupazione agricola legata sia al mondo ordinario, sia a quello dei forestali. Si parla tanto dei forestali, ma non solo: nel mondo ordinario si crea un patto scellerato tra l’agricoltore e il lavoratore: il dipendente chiede di essere pagato tutti i mesi, venendo messo in regola solo per 7/8, in modo da prendere la disoccupazione agricola. Ciò comporta un risparmio di 4 mesi di contributi da non versare. Se la Regione esentasse dai contributo il ricatto cadrebbe.  Tutto ciò non si fa, nonostante Confcommercio lo abbia proposto sia alle associazioni agricole che ai sindacati dei lavoratori. Non servirebbe una legge, basterebbe una regola, secondo cui il lavoratore agricolo, durante i mesi in cui non lavora, è costretto a prestare un giorno sì e un giorno no servizio sociale”.

Articolo pubblicato il 02 marzo 2016 - © RIPRODUZIONE RISERVATA




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