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Ponte Stretto, si vede solo la prospettiva
di Rosario Battiato

Il presidente del Consiglio non si dice contrario e rinvia al prossimo futuro. Anche sull’Alta velocità non dà tempi. In Sicilia il governo si limita al piano dell’ovvio: rimettere in sesto strade e ferrovie

Tags: Matteo Renzi, Ponte Sullo Stretto, Infrastrutture, Sicilia



PALERMO – Meglio dopo che mai. Una consolazione suggerita direttamente dal premier Matteo Renzi ai fautori del Ponte sullo Stretto che, invece, ne reclamano l'avvio progettuale nell'immediato. Non cambia verso la posizione del governo sul futuro dell'infrastruttura – più o meno le stesse cose le aveva ribadite il ministro Delrio lo scorso dicembre – perché evidentemente bisogna dare priorità al piano dell'ovvio, cioè al sistema viario incompleto e bisognoso di manutenzione. Soltanto successivamente si potrà passare alla realizzazione di un'opera che gli addetti ai lavori considerano necessaria per completare l'asse dei trasporti dell'Isola e contribuire alla continuità territoriale. Intanto l'ombra del risarcimento richiesto dalle aziende assume i contorni da quasi 800 milioni di euro. 

Alla fine Renzi scontenta tutti, rimandando il Ponte all'indefinibile futuro. “Sicuramente il Ponte sullo Stretto verrà fatto prima o poi – ha dichiarato a Isoradio –. L'importante è che prima portiamo a casa i risultati di opere incompiute perché qui ci son solo quelli che pensano di arrivare e portare a casa progetti faraonici”. Per la Sicilia, insomma, soltanto il piano dell'ovvio, perché persino per i treni ad alta velocità “bisognerà capire costi e tempi” ma ancora non è possibile indicarli. Per il momento “devono finire i lavori sulle strade in Sicilia e Calabria”, cioè interventi che nel resto d'Italia sono considerati ordinari.

“Sul Ponte dello Stretto – ha proseguito il premier – si è giocato un derby ideologico tra fautori e detrattori totalmente privo di aderenza alla realtà perché se ci mettiamo un pizzico di buonsenso, prima mettiamo a posto le strade in Sicilia, perché per un periodo è crollato un viadotto al mese, dopo che negli anni '60 e '70 sono stati fatti lavori coi piedi”. Pertanto, suggerisce Renzi, bisogna prima pensare a unire infrastrutturalmente l'Isola nei suoi punti di rottura che sono diversi e non riguardano soltanto il viadotto Himera. Per il futuro non chiude la porte perché “in prospettiva personalmente non ho niente contro il Ponte, anzi lo ritengo utile, l'importante è capire tempistica, costi, collegamento e quando ci sarà dovrà essere anche per i treni”. E dovrà essere un “pezzo della struttura di Alta velocità del Paese”. Per il momento ci si può accontentare di andare da “Napoli a Bari e da Napoli a Reggio Calabria” e soltanto “in prospettiva anche a Palermo”.

Chi non vive di prospettiva sono, invece, le imprese che, come previsto dal contratto, hanno avviato una causa per risarcimento danni in seguito alla revoca dell'appalto. E ricordiamo che da oltre un anno Pietro Salini, ad di Salini Impregilo, si era detto disponibile a rinunciare alle penali in cambio della riapertura del dossier sul Ponte. In ballo ci sarebbero 790 milioni di euro di richiesta risarcimento danni (700 per il general contractor Eurolink) che si andrebbero ad aggiungere ai costi di gestione della società Stretto di Messina che è in liquidazione da tre anni e che, invece, si prevedeva in chiusura già nel 2013, cioè un anno dopo la firma sul decreto di liquidazione dell'ex premier Monti. L'udienza del novembre scorso ha messo di fronte le società Eurolink e Parsons contro la Stretto di Messina, la presidenza del Consiglio e il mistero delle Infrastrutture. Motivo? Si ritiene incostituzionale il decreto Monti che nel 2012 bloccò la costruzione del Ponte. 

Articolo pubblicato il 04 marzo 2016 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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