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Quotidiano di Sicilia

Quattro siciliane tra le 15 città più tartassate
di Serena Giovanna Grasso

Sono Messina, Palermo, Catania e Siracusa. Fondazione Res: la provincia peloritana la più cara per l’Isola con 7.590 euro, quasi 700 euro in più di Udine (6.901 euro)

Tags: Tasse, Fisco, Irpef, Tari



PALERMO – Nonostante i ben auguranti dati di stima relativi al quadro economico del 2015 e le rosee previsioni per il 2016 prospettate dal rapporto Congiuntura Res pubblicato lo scorso 11 febbraio dalla fondazione Res (Istituto di ricerca su economia e società in Sicilia), un freno abbastanza rilevante alla ripresa è rappresentato dall’assai gravoso peso della contribuzione.
Evidenzia il rapporto Res, sulla base della rielaborazione dei dati della Cgia di Mestre, che le quattro province siciliane prese a campione si collocano all’interno dei primi quindici posti della classifica per pagamento di tributi maggiormente oneroso. Specifichiamo che la Cgia di Mestre ha condotto il proprio studio estraendo un campione di diciannove città capoluogo e trentuno province con più di 100 mila abitanti, per un totale di cinquanta casi esaminati. Il valore complessivo delle tasse versate è stato calcolato su una famiglia media composta da un lavoratore dipendente con coniuge e figlio a carico, con un reddito annuo di 31.000 euro (pari a una retribuzione mensile netta di 1.900 euro, per 13 mensilità), in possesso di un’abitazione di 100 metri quadrati dalla rendita catastale di 500 euro e di un’autovettura euro 4 di potenza pari a 88kw (1.600 cc).

Sulla base del criterio selettivo demografico, sono quattro le province siciliane prese in esame: ovvero, Messina, Siracusa, Catania e Palermo (rispettivamente collocate al quarto, sesto, settimo e undicesimo posto della nostra classifica). Nello specifico, si va da una spesa complessiva pari a 7.590 euro di Messina ad una di 7.443 di Palermo, in entrambi i casi largamente superiore rispetto ai 6.901 euro di Udine, ovvero la provincia che si colloca al cinquantesimo posto della classifica.

Sulla base dell’osservazione dei dati della Cgia di Mestre, la fondazione Res rileva come la tassazione locale incide in misura relativamente maggiore e particolarmente rilevante sulle province siciliane. Le esigenze di finanziamento delle Amministrazioni locali sono evidentemente maggiori nelle regioni in ritardo di sviluppo e parte della comunità locale si confronta con una pressione fiscale virtualmente maggiore che nel resto del Paese e maggiore che nelle regioni più ricche.

In particolare, ad essere maggiormente onerosa è l’addizionale regionale e comunale Irpef: infatti, mentre l’aliquota base per la famiglia tipo considerata ammonta in ogni provincia a 5.881 euro annui, discorso ben diverso vale per le addizionali regionali e comunali. Infatti, mentre la prima nelle quattro province siciliane oggetto della nostra trattazione ammonta a 536 euro (155 euro in meno rispetto alla provincia con le tasse meno salate, ovvero Udine), la seconda grava sulle tasche dei contribuenti per 248 euro (addirittura 186 euro in più rispetto a Udine). Relativamente all’addizionale regionale, l’esosità è da addebitare allo stato di disavanzo sanitario in cui versa la Regione Siciliana: pertanto, ai cittadini siciliani viene applicata l’aliquota massima al fine di comprimere il deficit.

Somme assai cospicue attengono anche al pagamento della Tari (Tassa sui rifiuti): infatti, si spazia dai 486 euro di Siracusa ai 427 di Catania e dai 420 di Messina ai 327 di Palermo, tutte cifre assai lontane rispetto ai 165 euro di Udine. Mentre il bollo auto viene pagato nelle quattro province siciliane 227 euro, esattamente come ad Udine.

Dunque, alla luce dei dati emersi possiamo concludere con una riflessione: appare decisamente urgente l’esigenza di un più ampio consenso alla lotta alle attività sommerse e all’evasione fiscale, poiché ad essere danneggiata è soprattutto la classe media rispetto alle altre fasce sociali che si posizionano in maniera molto diversa agli estremi della distribuzione del reddito e della ricchezza.

Articolo pubblicato il 08 marzo 2016 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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