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Messina - Porto turistico di Naxos, futuro legato a numerosi interrogativi
di Massimo Mobilia

L’Iter per ottenere le necessarie autorizzazioni Via-Vas è fermo da mesi negli uffici della Regione. Preoccupano le vicende giudiziarie della Tecnis, che ha ancora in mano il progetto

Tags: Giardini Naxos, Porto, Messina



GIARDINI NAXOS (ME) - Che fine ha fatto il super progetto del porto di Naxos? Se lo chiedono in molti nel comprensorio di Taormina, in particolare dopo le vicende giudiziarie che hanno riguardato il gruppo Tecnis Spa, la società catanese specializzata in grandi opere e finita in amministrazione controllata con sequestri per oltre un miliardo e mezzo di euro, dopo le indagini della Procura di Roma sull’Anas e l’ipotesi di legami con la criminalità organizzata. Il progetto per realizzare il porticciolo turistico nella baia di Giardini Naxos, già vagliato e avallato dagli Enti locali, è infatti proprio in mano alla Tecnis (che ha realizzato anche la riqualificazione del porto di Catania) e nei giorni scorsi il sindaco della cittadina ionica, Nello Lo Turco, ha tenuto a precisare che la società di costruzioni non rinuncerà a realizzare l’opera. Una sicurezza che deriva da un’incontro avuto con l’amministratore giudiziario, Saverio Ruperto (già membro del governo Monti), che pare abbia garantito l’intenzione di rispettare l’impegno.

Sarà davvero così? I dubbi rimangono. Perché se è vero che la Conferenza dei servizi sull’opera, con i più importanti soggetti pubblici e privati della zona, aveva già dato il via libera lo scorso anno, l’iter è fermo da diversi mesi alla Regione in attesa delle autorizzazioni Via-Vas al vaglio dell’assessorato al Territorio e Ambiente. Il progetto originario prevede di riqualificare il molo già esistente nella baia di Naxos e realizzare un marine fino alla baia di Schisò, da 411 posti barca e la possibilità di approdo per navi da crociera e aliscafi, con annessi servizi di ristoro e punti commerciali. Un’opera da 50 milioni di euro in cui la Tecnis si era accordata per un investimento da 40 milioni in project financing e quindi assumendone la gestione per almeno i primi trent’anni. La restante parte di risorse, invece, arriverebbe dalla Regione siciliana attraverso i fondi comunitari. Due anni, i tempi previsti per la completa realizzazione.

Si tratta di un’infrastruttura considerata da decenni vitale per allargare finalmente l’orizzonte turistico alla marineria da diporto, un settore importante dell’ospitalità di lusso che a oggi rimane tagliato fuori da Taormina per l’impossibilità di approdare nello specchio di mare antistante e trascorrere le vacanze nella Perla. L’argomento ha da sempre riguardato la città del Centauro con l’idea di costruire il porticciolo nel comune taorminese e, in particolare, nella baia di Villagonia. Progetto però definitivamente bocciato lo scorso ottobre quando il Consiglio comunale ha ratificato a maggioranza quasi assoluta un documento passato prima in Giunta in cui il progetto in questione veniva bocciato per un “elevato aumento delle volumetrie rispetto a quanto consentito”, intravedendovi una potenziale speculazione edilizia. Progetto che in quel caso era stato presentato dal gruppo alberghiero Russottifinance Spa, e prevedeva pure un collegamento diretto tramite ascensori dalla baia a Taormina centro.

"Il nostro porto sarà quello di Giardini Naxos", continua a ripetere il sindaco di Taormina, Eligio Giardina, considerando inutile fare due opere a distanza di pochi chilometri e puntando per la prima volta a fare squadra con la città confinante con la quale in realtà, da sempre, i campanilismi si riflettono nella diversità di vedute sulla programmazione turistica e sullo sviluppo del territorio. Rimane però tutto da vedere lo sviluppo dell’opera a Naxos. Se è vero infatti che manca l’ultimo ok in Regione e parte degli investimenti arriveranno da Palermo, il governatore Crocetta sembra non avere idea di cosa stia succedendo da queste parti e, nell’ultimo summit col sindaco di Taormina, ha chiesto novità sulla questione porticciolo ribadendo la necessità di sostenere la nascita di questa infrastruttura in un’area strategica della Sicilia. A pagare questa impasse è come sempre il territorio e la sua economia legata al turismo.

Articolo pubblicato il 10 marzo 2016 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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