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Una matricola su tre sceglie il Nord
di Adriano Agatino Zuccaro

Secondo il Rapporto Res 2015, gli immatricolati nelle Università italiane si sono ridotti di 66.000 unità: fuga dalla Sicilia. Mentre il finanziamento pubblico per gli Atenei si riduce del 22%, in Germania cresce del 23%

Tags: Università



PALERMO - Rispetto al momento di massima dimensione (databile fra  il  2004  e  il  2008), al  2014-15 gli  immatricolati  nel sistema universitario italiano si  riducono  di  oltre  66 mila, passando da circa 326 mila a meno di 260 (-20%); i docenti da poco meno di 63 mila a meno di 52 mila (-17%); il personale tecnico amministrativo da 72 mila a 59 mila (-18%); i corsi di studio scendono  da  5634  a  4628  (-18%). Il  fondo  di  finanziamento  ordinario  delle  università (FFO) diminuisce, in termini reali, del 22,5%.

L’ Italia ha dunque compiuto, nel giro di pochi anni, un disinvestimento molto forte nella sua università. L'affermazione e i dati provengono dal Rapporto RES 2015 “Nuovi divari. Un’indagine sulle Università del Nord e del Sud” a cura di Gianfranco Viesti.
 
L'Istituto di Ricerca su economia e società in Sicilia sostenuto dalla Fondazione Sicilia e da Unicredit S.p.A. sottolinea l'eccezionalità del caso italiano: “Mentre il finanziamento pubblico dell’università in Italia si contraeva del 22%, in  Germania  cresceva  del  23%;  anche i paesi mediterranei più colpiti dalla crisi hanno ridotto molto meno il proprio investimento sull’istruzione superiore”.

In una cornice nazionale che presenta pesanti criticità, i dati sulle università del Sud del Paese non possono che essere disastrosi: “Quattro regioni italiane, tutte del Mezzogiorno, sono fra le ultime dieci nella graduatorie delle 272 europee; la Sardegna (17,4%) è  penultima: la sua percentuale di giovani laureati è superiore solo alla regione bulgara dello Severozàpad, ed è poco più di un terzo rispetto alla Svezia”.

La politica universitaria in  corso nel nostro paese ha posto le basi perché la differenziazione fra due grandi gruppi di atenei aumentino sempre più. Esiste una “serie  A” a  cui non vengono destinate risorse aggiuntive, ma che le sottrae all’altra componente del sistema e una “serie  B”  che sembra destinata a strutturarsi su un insieme di atenei periferici, destinati prevalentemente all’erogazione di una didattica di  base. La cui funzione sarà preparare studenti che poi saranno opportunamente selezionati dagli atenei di serie A per accedere ad una formazione avanzata, in numeri necessariamente limitati.

La “serie” A si concentra in un triangolo di 200 chilometri  di  lato con  vertici  Milano,  Bologna  e  Venezia  (e  qualche  estensione  territoriale  a Torino, Trento, Udine); e la serie B che copre il resto del paese.

L'accentuarsi dei divari tra università di “serie A” e “serie B” è tra le cause della mobilità di circa 29.000 studenti meridionali. Il  fenomeno  non  è  certo  nuovo,  ma  è  cresciuto  nel periodo più recente grazie all’incremento di flussi verso il Piemonte e la Lombardia, mentre sono stabili o in ridimensionamento quelli – da tempo cospicui – verso l’Emilia Romagna e la Toscana. 
La propensione a spostarsi al Centro-Nord è estremamente diversa per regioni di origine; in Sicilia è in fortissimo aumento e ormai riguarda quasi un terzo degli immatricolati a fronte di meno di un sesto nel 2003-04. Questa propensione è nettamente più elevata e crescente dalle province che non sono sedi universitarie e riguarda molte  province  siciliane.

L'istituto afferma che: “Per uno studente siciliano può essere oggi assai più complesso raggiungere uno degli atenei dell’Isola piuttosto che volare a costi molto contenuti da Palermo o Catania verso moltissime destinazioni del Centro-Nord”.
 

 
Il dottorato in Italia, questo sconosciuto
 
La diffusione del dottorato è in Italia inferiore agli altri paesi europei; dati riferiti al 2012 (ADI 2015) mostrano un rapporto di 0,6 studenti di dottorato ogni mille abitanti in Italia contro 2,6 in Germania, 1,5 nel Regno Unito, 1,1 in Francia. La tendenza è però ad una sensibile riduzione; fra il 2008-09 e il 2014-15 il numero di studenti ammessi al dottorato è diminuito dell’11,8%; negli ultimi due anni il numero di corsi è sceso da 1557 a 903 (-42%). Tali tendenze negative sono state assai più forti nel Mezzogiorno, dove gli ammessi al dottorato (fra il 2008-09 e il 2014-15) sono scesi del 28,4%.
L’ADI (2015) stima che il rapporto fra studenti di dottorato e popolazione sta scendendo sotto lo 0,3 per mille  abitanti – cioè intorno ad un decimo del valore tedesco – in Puglia, Basilicata, Calabria e Sicilia. Tale riduzione,  legata in misura rilevante alle condizioni economiche degli atenei e alla capacità di attrarre finanziamenti esterni, è dunque stata più intensa proprio nell’area in cui vi è maggior bisogno di futuri docenti di qualità. Infine, gli atenei meridionali si caratterizzano per un maggior numero di ricercatori e associati che non hanno partecipato alla valutazione per l’abilitazione.

Articolo pubblicato il 11 marzo 2016 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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