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Quotidiano di Sicilia

Pil, Sud sempre più lontano dall'Ue
di Redazione

Fotografia dell’Eurostat: la crisi economica ha fortemente intaccato ricchezza e potere d’acquisto degli italiani. Premesso il valore europeo a quota 100, dal 2008 al 2014 la Sicilia è passata da 69 a 62

Tags: Crisi, Economia, Sud, Pil, Unione Europea



BRUXELLES - La crisi ha intaccato ricchezza e potere di acquisto degli italiani. Fra il 2008 e 2014 il pil pro-capite è passato da quota 27.600 a 26.500 euro, facendo segnare una flessione del 4%. Un andamento contrastante con quanto invece nello stesso periodo succedeva in un Europa, dove in media si è assistito ad una crescita del pil pro-capite da 26.000 a 27.500 euro (+5,7%). Questa la fotografia di Eurostat, secondo cui l’impatto della crisi si fa ancora sentire e in alcune regioni più di altre, con il Mezzogiorno sempre più lontano dai valori Ue, ma che in fondo in questi anni ha resistito meglio di alcune aree del Centro e del Nord. In grande affanno a sorpresa compare il ‘ricco’ Lazio, dove il Pil pro capite si mantiene sopra la media europea, ma crollando di ben 2.500 euro, cioè del 7,33% (da 34.100 a 31.600 euro l’anno).

A perdere più di tutte però a sorpresa è un’altra regione del Centro, l’Umbria, che scende dell’8,37% , che in concreto si traduce in 2.200 euro (da 26.300 a 24.100 euro) persi rispetto al 2008. Altra maglia nera è la meno benestante Campania, che ha sofferto un crollo del 7,7%, equivalente nelle tasche a 1.400 euro (da 18.200 a 16.800 euro). Il risultato è che i campani si sono ritrovati più poveri dei pugliesi, gli unici che sono riusciti a incassare un segno positivo oltre alle solite aree ‘a statuto speciale’. La Puglia conquista un + 0,6%, che poi in soldoni sono 100 euro, passando da 17.300 a 17.400 euro l’anno. Le altre regioni a fare un salto in avanti sono le ‘facoltose’ Provincia autonoma di Bolzano, che segna un +6,4% (+2.400 euro, da 27.500 a 39.900) e Valle d’Aosta, con un +3,4% (+1.200, da 35.500 a 36.700), mentre la Provincia autonoma di Trento cala appena dello 0,29% (100 euro, da 34.000 a 33.900).

Dopo i pugliesi sono i toscani, che possono contare su un tenore di vita più ricco della media europea, a reagire meglio degli altri alla crisi, con un calo dello 0,35% (appena 100 euro, da 28.900 a 28.800), seguiti da abruzzesi (-0,85%) e veneti (-2%). Emilia Romagna e Sardegna perdono entrambe il 3% , solo che nel primo caso la ricchezza pro capite è diminuita da 33.400 a 32.400 euro, nel secondo da 20.600 a 20.000 euro l’anno. Tradotto il tutto in potere d’acquisto rispetto alla media europea, gli italiani fra 2008 e 2014 hanno perso quasi dieci punti. Premesso il valore Ue a quota 100, l’Italia è scesa da quota 105 a quota 96, quindi al di sotto della media dei 28. Il Lazio segna una perdita secca di 16 punti (da 130 a 114), seguito dalla Liguria con 14 punti (da 118 a 104), Piemonte (da 113 a 100), Lombardia (da 138 a 126), Friuli Venezia Giulia (da 112 a 101), Emilia Romagna (da 127 a 117) e Marche (da 102 a 92). Il ricco Veneto scende di otto punti, ma rimane comunque sopra la media Ue, a quota 108, come la Toscana, scesa da 110 a 104.
 
Tranne la Campania crollata da 70 a 61, le più ‘povere’ del Mezzogiorno in fondo hanno resistito meglio alla crisi, ma sono scese a livelli drammaticamente inferiori alla media europea: la Calabria è passata da quota 65 a 59, la Sicilia da 69 a 62, la Puglia da 66 a 63, la Basilicata da 75 a 69, la Sardegna da 78 a 72, il Molise da 81 a 75.

Articolo pubblicato il 15 marzo 2016 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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