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Voucher, numeri record nel 2015
di Valeria Arena

2 milioni e 820mila solo in Sicilia. Osservatorio precariato Inps: quasi 150 milioni di buoni in vendita, +66% rispetto al 2014. Percentuale crescita annua: nelle prime 20 posizioni ben 6 province siciliane

Tags: Lavoro, Voucher, Sicilia



PALERMO - Il 2015 è stato l’anno record dei voucher, buoni lavoro dal valore di 10 euro destinati al pagamento di prestazioni di lavoro accessorio. I dati dell’Osservatorio sul precariato dell’Inps attestano, infatti, una vendita di quasi 114,9 milioni - 2 milioni 820 mila 764 solo in Sicilia - e un incremento del 66% rispetto ai numeri relativi al 2014, a fronte di 1,4 milioni di lavoratori coinvolti in Italia (la Uil ne stima 1.7 milioni) e 2 milioni 820 mila 764 solo in Sicilia.

In senso assoluto, secondo l’elaborazione de Il Sole 24 Ore e Datalavoro sui dati Inps, il grosso della vendita è concentrato al Nord, con Milano e Torino a guidare la classifica rispettivamente con quasi 6.000.000 e  4.400.000 voucher staccati, mentre le ultime 20 posizioni sono occupate da ben 7 città siciliane: Messina (329.567), Trapani (274.003), Siracusa (261.608), Ragusa, (226, 343), Agrigento (190.152), Caltanissetta (116.939) e Enna (79.000) all’ultimo posto. Considerando, invece, la potenziale diffusione dei voucher per provincia e il numero venduto su 100 residenti in età lavorativa, la cifra delle città siciliane nelle ultime 20 posizioni sale a 9 e include anche Palermo e Catania. La differenza con le prime posizioni (Bolzano, Udine e Rimini) conta almeno 700/600 voucher.
Discorso inverso per la variazione percentuale 2014/2015 di buoni venduti per provincia. Nella classifica riguardante la crescita annua la Sicilia vanta nelle prime 20 posizioni ben 6 province e il primato di Trapani con un incremento del 145,6%. Segue Siracusa (108,2%), Messina (103,%), Ragusa (98,7%), Palermo (94,9%) e Catania (94,5%).
 
Un vero e proprio boom che, però, non rende soddisfatto il segretario generale della Uil di Catania Fortunato Parisi; nel commentare lo “Studio sui Voucher” diffuso dal Servizio nazionale Uil Politiche del Lavoro, secondo cui nella provincia etnea sono stati utilizzati 600.823 mila voucher nel 2015, utilizzati soprattutto nell’ambito d Turismo, Commercio e Servizi Parisi si dice ancora preoccupato: “A Catania si parla poco di voucher e troppo di  lavoro nero, quando si tratta di prestazioni occasionali accessorie. Così, si alimenta un circolo vizioso di illegalità a tutto danno dei lavoratori, per il rischio di incidenti non coperti da assicurazione e retribuzioni inique ma anche perché vengono scippati di futuro previdenziale e pensionistico. Se si confronta il dato catanese con gli altri forniti su base provinciale dalla Uil, appare evidente una forbice che conferma il nostro allarme per la diffusione “epidemica” del lavoro nero in questo territorio. Qualcosa non va, infatti, se Catania supera di poco i 600 mila ticket. mentre, solo per fare qualche esempio su e giù per il Paese, Cuneo raggiunge quota  un milione 642 mila e Sassari un milione 208 mila, Lecce un milione 351 mila e Mantova un milione 256 mila!”.

In generale, questa crescita vertiginosa porta con sé la paura di un utilizzo improprio dello strumento. Susanna Camusso, segretaria della Cgil, ha più volte denunciato l’andamento: “Più di 10 milioni di voucher sono un numero spaventoso, vuol dire che una parte di lavoro che era regolare è diventato sommerso, non registrabile e spesso non pagato civilmente”. Ecco perché il ministro del Lavoro Poletti ha promesso provvedimenti repentini: “Nell’arco di un paio di settimane ridurremo la possibilità di utilizzazione dei voucher, e lo faremo a seguito di un lavoro di analisi molto attenta perché non vogliamo buttare il bambino con l’acqua sporca: i voucher hanno aiutato l’emersione dal lavoro nero, ma dobbiamo contrastare chi li usa male”.
 

 
L’età media si aggira intorno ai 35 anni
 
Il profilo che esce fuori dai dati Istat sottolinea come l’età media del lavoratori con voucher sia effettivamente scesa durante questi 7 anni. Se nel 2008, infatti, anno in cui furono introdotti per attività stagionali e come veicolo di emersione del lavoro in nero, la media era di 60 anni, adesso, invece, si è arrivati addirittura intorno ai 35, con gli under 25 a rappresentare circa un terzo del totale. Stabile il primato delle donne, conquistato nel 2014, con oltre 700 mila voucher, contro i 520 mila dell’anno precedente, mentre gli uomini si devono accontentare della seconda posizione a quota 675 mila, a fronte dei 495 del 2014.
Il numero medio di voucher riscosso da ciascun lavoratore è rimasto pressoché invariato nel corso di questi ultimi 5 anni: dal 2010, infatti, la cifra si aggira intorno ai 60, con il risultato che gli euro incassati dalle varie fasce anagrafiche vanno dai 600 ai 700. L’Istat, inoltre, ha individuato l’importo medio incassato dai vari lavoratori in rapporto alla loro età: per gli under 25, che rappresentano il 31% del totale, si registrano 550 euro, per le fasci 25-59, la più numerosa al 61%, e 60-65, al 4%, rispettivamente 660 e 760 euro, mentre per gli over 65, anche loro al 4%, l’importo, il più alto, è di 700.

Articolo pubblicato il 17 marzo 2016 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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