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Estorsione e usura, quei cancri che soffocano la Sicilia
di Anna Claudia Dioguardi

I dati delle quattro Corti d’appello dell’Isola: a Catania le segnalazioni di estorsione scese del 17%. Denunce in aumento, ma i fenomeni restano “in buona parte sommersi”

Tags: Estorsione, Usura, Racket



CATANIA – Estorsione e usura: due cancri che continuano ad attanagliare l’Isola, stringendola nella stretta morsa del ricatto. Una morsa nella quale, nel corso dell’ultimo anno giudiziario, sembrano essere cadute più vittime. L’andamento dei due reati è infatti in aumento, secondo quanto rilevabile dalle relazioni presentate dai quattro presidenti delle Corti d’Appello siciliane, in occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario, relative al periodo compreso tra il 30 giugno 2014 e il primo luglio 2015.

Nel dettaglio, nel distretto palermitano le denunce per il reato di usura hanno registrato un incremento del 3%, passando da 119 a 213. Più significativo l’aumento delle denunce per estorsione, 854 nell’anno di riferimento contro le 578 del precedente, segnando un + 29%. Analoga situazione viene descritta da Salvatore Cardinale, Presidente della Corte d’Appello nissena che segnala un + 36% delle iscrizioni per il reato di usura e un + 8% per il reato di estorsione (da 169 a 183). Anche Michele Galluccio, presidente della Corte messinese parla di un complessivo aumento del reato di estorsione del 16%. Reato per cui fa eccezione il distretto etneo, dove le denunce scendono del 17% passando da 1029 a 858 mentre, in linea con il resto dell’Isola salgono del 23% quelle per il reato di usura (da 132 a 163).

Il condizionale è d’obbligo quando parliamo dei reati in questione, di cui i numeri svelano solo in parte l’estensione. Questa, in sintesi, l’opinione del Presidente della Corte d’Appello di Palermo, Gioacchino Natoli che precisa: “Il fenomeno estorsivo, al pari di quello usurario, continua ad essere in buona parte sommerso. Il relativo dato statistico desta non poche perplessità, perché appare inferiore alla reale entità del fenomeno, caratterizzato da ampia diffusione nelle categorie imprenditoriali e commerciali”. Molte le vittime che non denunziano “non riuscendo a prendere corpo - spiega Natoli - quella fiducia dei cittadini nell'opera delle forze di polizia e della magistratura e quella consequenziale collaborazione con esse, che è essenziale per arginare l'opera della criminalità”. In particolare per il reato di usura, Natoli riconduce l’atteggiamento di chiusura al timore di perdere la possibilità di avvalersi del ricorso a tale forma di credito nel caso di ulteriori necessità.

Ritroviamo lo stesso concetto nelle parole del Presidente della Corte nissena, Salvatore Cardinale che, parlando di usura segnala come i dati statistici non rispecchino l’effettiva dimensione di un’attività criminale che trova a suo dire origine almeno in tre cause: “L’attuale tasso di disoccupazione sempre alto che priva i cittadini di indispensabili risorse economiche, le sofferenze debitorie delle persone e delle imprese e la persistente tendenza delle banche di limitare l’erogazione del credito alle famiglie e alle attività imprenditoriali”. A tali causa ne affianca una quarta, rilevata da alcuni studi di settore, ossia la pressione fiscale “che spinge una fascia di contribuenti in difficoltà di cassa a ricorrere agli strozzini”.

Siamo ben lontani, dunque, dall’avere un quadro chiaro dei fenomeni sopra descritti. Fenomeni che comunemente riconduciamo alla criminalità organizzata ma che sembra coinvolgano anche quella comune. Sia Natoli che Cardinale segnalano come spesso a compiere tali reati siano delinquenti comuni “che svolgono in proprio – scrive Cardinale - ma con eguale determinazione e  assenza di scrupoli, il remunerativo strozzinaggio, per nulla scoraggiati dalle gravi sanzioni edittali previste dal codice penale”.
 

 
Salvatore Cardinale: “Attività associazioni antiracket sempre più efficace”
 
CATANIA – Quando si parla di usura ed estorsione non si può non far cenno al lavoro svolto dalle associazioni antiracket volto ad abbattere il grande muro di omertà che sovrasta, come abbiamo visto, tali reati. A ricordarne il lavoro nella sua relazione è il presidente Cardinale della Corte nissena il quale ricorda come “permane la sollecitudine delle associazioni antiracket a rompere, tra gli imprenditori e i commercianti, una pluriennale consuetudine di silenzio e di sudditanza verso il potere mafioso e si appalesa sempre più efficace la loro attività di assistenza e di sostegno in favore degli operatori economici vessati dalle estorsioni, incoraggiati a denunciare i loro aguzzini”.
Un impegno che, tuttavia, come abbiamo visto, non basta. Da qui la necessità. secondo Cardinale, di sperimentare, accanto alla repressione, altri strumenti di contrasto. “Il primo impegno – conclude - deve essere quello di diffondere tra fasce sempre più larghe della popolazione, la consapevolezza che la mafia rappresenta la fine di ogni speranza di riscatto e di sviluppo per la Sicilia e che occorre abbattere il potere opprimente esercitato dai mafiosi”.

Articolo pubblicato il 18 marzo 2016 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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