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Quotidiano di Sicilia

Palermo - Il futuro dei lavoratori Almaviva tra ipotesi di mobilità e incertezze
di Gaspare Ingargiola

Convocato dai sindacati per lunedì mattina un incontro che si preannuncia molto importante. L’azienda conta oltre 3.700 dipendenti distribuiti all’intero di due sedi

Tags: Palermo, Lavoro, Almaviva, Call Center



PALERMO - Se tanti indizi fanno una prova il futuro dei lavoratori Almaviva è appeso a un filo. Prima l’addio alla storica sede di via Marcellini con la disdetta del contratto di affitto. Poi le voci sul trasferimento della sede legale a Roma. Infine la convocazione dei sindacati per lunedì alle 12 presso la sede di via Cordova per “comunicazioni aziendali”. Termini burocratici dietro i quali, secondo Eliana Puma, Rsu Almaviva Fistel Cisl, potrebbe nascondersi “la comunicazione dell’apertura della mobilità, soltanto a Palermo, per almeno 1.100 lavoratori più i 600 della commessa Enel persa a dicembre, per un totale di 3.400 in tutta Italia. Fra i dati produttivi divulgati in questi giorni, di certo non positivi, e le indiscrezioni giunte, potrebbe essere un rischio concreto”.

Cifre simili e ugualmente drammatiche anche per la Slc Cgil Palermo, che presagisce 2.900 esuberi a livello nazionale e fra i 1.700 e i 1.800 nel capoluogo siciliano. È presto per parlare di numeri ufficiali ma una cosa è certa: se lunedì sarà attivata la procedura di mobilità ci saranno 75 giorni di tempo per trovare un accordo, altrimenti scatteranno i licenziamenti. Sarebbe un epilogo davvero infelice per un’azienda che rappresenta un punto di forza dell’economia locale, e che purtroppo l’anno scorso è entrata anche nella cronaca con la morte di Tania Valguarnera, la trentenne travolta e uccisa da un’auto mentre, di domenica mattina, attraversava via Libertà sulle strisce pedonali per raggiungere il call center di via Cordova e iniziare il suo turno di lavoro.

Il distaccamento palermitano rappresenta il cuore dell’azienda nata nel 2000: oltre 3.700 dipendenti distribuiti tra via Marcellini (circa 1.900, ex Cosmed) e via Cordova (altri 1.800, ex Alicos), che arrivano a quasi cinquemila contando i mille lavoratori a progetto. Se a questi si aggiungono anche i duemila impiegati di Catania (tra tempo indeterminato e Lap), nell’isola il colosso dell’outsourcing dà lavoro a oltre 6.700 persone.

La prima cattiva notizia per i lavoratori è arrivata dalle inserzioni sui principali siti di annunci immobiliari, con tanto di foto, che ufficializzavano la dismissione della sede in zona Calatafimi, dove Almaviva non è proprietaria ma paga un affitto mensile. “Una decisione annunciata da tempo, è previsto un ampliamento della sede di via Cordova”, spiegava l’azienda nei giorni scorsi. “Pare che l’azienda vorrebbe spostare tutti i lavoratori in via Cordova - conferma Puma -. Ma si tratta di uffici che possono ospitare solo un migliaio di postazioni per circa 2.500 lavoratori e i dipendenti di Almaviva sono al momento circa 5 mila in tutto”. Il trasloco dall’immobile di via Marcellini è previsto fra giugno e luglio e coincidenza vuole che il contratto di solidarietà dei lavoratori scada a maggio: anche questo elemento farebbe pensare alla volontà dell’azienda di sforbiciare l’organico.

Ad essere in crisi, va detto, è l’intero settore dell’outsourcing, che nella Penisola occupa 80mila lavoratori spalmati su ben duemila soggetti imprenditoriali. Una “frammentazione eccessiva, con un impatto del costo del lavoro del 70% sui ricavi e di poco meno dell’80% sui costi di produzione”, secondo il Ministero dello Sviluppo Economico, che il 9 marzo ha ospitato a Roma la prima riunione del tavolo nazionale permanente con le parti sociali e le imprese “per un’analisi delle criticità presenti e l’individuazione delle possibili soluzioni”.

“A peggiorare la situazione di Almaviva - spiega Puma al Quotidiano di Sicilia - non c’è solo l’imprevista perdita della commessa Enel e le difficoltà di acquisire altre commesse. Bisogna intervenire sulla normativa con la riforma dell’articolo 24 bis del decreto sviluppo sulle delocalizzazioni. Almaviva è la madre di tutte le vertenze sui call center. Temiamo l’effetto domino su tutto il territorio nazionale”. Al tavolo permanente la Cisl ha sollecitato per Palermo la proroga dei contratti di solidarietà per il 2016, la cassa integrazione per il 2017 fino a novembre e la formazione dei lavoratori all’uso di nuove tecnologie.

Le delocalizzazioni, soprattutto verso l’Europa dell’est, che Almaviva non ha mai voluto attuare, hanno indebolito il comparto rafforzando le concorrenti. Per questo i sindacati chiedono di sanzionare “chi delocalizza senza seguire le regole”. I segretari Cisl e Fistel Cisl Palermo Trapani, Daniela De Luca e Francesco Assisi, chiedono di “accelerare con gli incontri promessi dal Mise con i committenti di Almaviva per discutere insieme di tutele e clausole sociali e di tutte le altre misure”. Il prossimo appuntamento nazionale è fissato per il 18 aprile.

Articolo pubblicato il 19 marzo 2016 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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