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Filippo Ribisi: "Avvicinare i giovani al mondo delle imprese"
di Raffaella Pessina

Forum con Filippo Ribisi, Presidente Confartigianato Imprese Sicilia

Tags: Filippo Ribisi, Confartigianato



Oggi al di là della passione per il lavoro, cosa significa avere una impresa artigiana? Quali pregi e difficoltà si riscontrano?
“Il punto della situazione delle imprese ad oggi è questo: di grosse imprese ce ne sono poche e si trovano soprattutto nella zona del catanese. A Palermo ci sono tante piccole e medie imprese che stanno soffrendo. Soffrono tutti tipi di imprese, quelle che si occupano di produzione, di distribuzione, e soffrono sia quelle che lavorano sul mercato interno che quelle che lavorano con l’estero. Anche se qualche buon segnale lo si registra in alcuni settori specifici: come l’agroalimentare, dove alcune imprese, grazie alle politiche che hanno messo in atto proprio le imprese stesse, caricandosi gli oneri per confrontarsi con i buyer esteri e con un piccolo contributo da parte dell’Ice (Istituto Commercio estero), hanno avuto dei buoni risultati. Il problema però purtroppo è che siamo in Sicilia e non in zone sviluppate come Milano o Bologna. Le imprese sono penalizzate soprattutto per le pastoie burocratiche a cui vanno incontro sia le imprese del mercato interno ma soprattutto per quelle del mercato estero. Infatti la burocrazia in Sicilia è uno dei costi principali del bilancio di un’azienda. Per esempio: anche il solo mettere una tabella in Sicilia ha bisogno di una quantità esagerata di passaggi burocratici. Poi c’è un altro punto negativo: la Crias sembra non abbia interesse a portare avanti alcun tipo di politica. Personalmente da quando mi sono insediato ho conosciuto solo commissari in questi enti. E così non è possibile fare programmazione anche perché ci sono stati commissari ad acta che sono stati nominati anche solo per un mese. Nel 2012 abbiamo fatto una proposta all’assessore che ne aveva le competenze. Eravamo riusciti a convincerlo a emettere un bando sulla riqualificazione dei centri storici, stanziando una cifra minima per vedere se poteva funzionare. Soldi che sono finiti in soli tre mesi. Di conseguenza abbiamo chiesto all’assessore di rimpinguare la somma stanziata. La risposta è stata negativa. Si trattava peraltro di un finanziamento a tasso zero perché noi siamo sempre stati contrari ai finanziamenti a fondo perduto. Perché penso che il concetto sano sia quello di aiutare gli imprenditori a investire mantenendo gli interessi bassi o nulli. In Sicilia gli interessi sono molto elevati. Non si è capito perché un sistema che poteva funzionare l’hanno bloccato subito. Quando abbiamo fatto la famosa manifestazione del “Rinascimento siciliano” avevamo l’obiettivo di chiedere al Governo la riqualificazione dei territori. Da lì nacque l’idea del bando che poi in realtà non è andato avanti”.

Come va il rapporto con l’assessore regionale alle Attività produttive, vostro interlocutore principale di riferimento?
“Devo dire che anche se l’assessore viene da un mondo diverso dal nostro perché viene dal mondo del sindacato, è comunque una persona di buona volontà. Purtroppo si ha, comunque, l’impressione che questa politica in generale vada solo dietro alle emergenze. Si tratta di emergenze continue, populistiche, elettorali. A un anno e mezzo dalla scadenza del mandato tutto quello che si spenderà lo si farà per garantire il precariato. Per garantirsi un futuro elettorale”.

I giovani possono ancora imparare un mestiere? E riuscire a viverci?
“I giovani hanno come unica reazione quella di cercare di andarsene dalla Sicilia. Spesso cerchiamo di attivarci nelle scuole per spiegare come si può fare impresa e per cercare di far avvicinare i giovani alle imprese. Spesso i ragazzi mi domandano quale futuro ci può essere nel fare impresa in Sicilia. Onestamente è difficile dar loro una risposta. Sarei contento di vedere che la politica si riprende il territorio e si riavvicina nuovamente alla gente. Nella prima Repubblica, che aveva tanti difetti, la politica incontrava la gente. Oggi invece la politica incontra la gente solo in periodo di campagna elettorale, mentre dovrebbe comprendere quali esigenze ha il territorio per il suo migliore sviluppo”.
 
L’internazionalizzazione dei prodotti e dei vostri servizi è possibile?
“Siamo convinti che oggi il problema non sia solo sul settore artigianale ma, su tutta l’economia. La Sicilia ha bisogno di un’economia fatta da tante piccole imprese. A noi non servono i grandi alberghi, ma un turismo di prossimità, rurale, di Bed & Breakfast, in pratica un turismo che porti la Sicilia ad essere amata dai turisti stessi. Quando arrivano le navi crociera, quasi 4 mila persone invadono Palermo. La zona del porto e le vie limitrofe dovrebbero essere la vetrina della città, per convincere i turisti a tornare un’altra volta e a soggiornare nella nostra città proprio perché gli è piaciuta. Invece scappano perché dicono che la città è sporca. E questi sono migliaia di turisti mancati, una migliore promozione del territorio porterebbe sicuramente più turismo. L’artigianato oggi significa valorizzazione dei prodotti agricoli, trasformazione in prodotti enogastronomici, tante piccole strutture che accolgono i turisti, l’abbellimento dei nostri centri storici in poche parole e l’artigianato significa far rivivere il nostro territorio. Parallelamente ad Expo noi abbiamo fatto a Milano una manifestazione di confartigianato delle nostre imprese, dove a turno diverse regioni vi andavano esporre i prodotti e a incontrare i buyer esteri. Le nostre piccole imprese siciliane hanno avuto degli agganci con dei venditori abbastanza importanti e interessanti. Ma siamo dovuti andare a Milano per mandare fuori i nostri prodotti”.
 
Quanti sono gli associati di Confartigianato Imprese Sicilia? Sono aumentati?
“Abbiamo 12.000 aziende associate e abbiamo mantenuto questo numero nel tempo, anzi ultimamente abbiamo avuto un leggero aumento, ma abbiamo avuto una diminuzione delle quote. Le province più penalizzate sono quelle di Palermo e Catania. Nelle grandi città la gente tende di più a non pagare, mentre nei piccoli centri si sta più attenti anche nella gestione delle cose. Ricopro questa carica dal 2010 ma da quel momento la situazione non è molto cambiata anzi debbo dire che forse la situazione un poco peggiorata. Oggi rischiamo di perdere l’opportunità della prossima programmazione europea. Le imprese cominciano a emigrare, e abbiamo un tasso di pagamento delle imprese che è solo del 33,5%. Il pagamento della quota associativa viene agganciato al pagamento di contributi Inps è quindi non potendo le imprese pagare contributi, non viene pagata neanche la quota associativa e così abbiamo il polso della situazione sempre aggiornato”.

Si possono fare servizi innovativi?
“La parola servizi innovativi sembra una parola di moda e non trova applicazione da noi. I servizi innovativi hanno bisogno delle strutture innovative. Cosa che da noi non esiste perché ci troviamo in una regione che invece non investe. Ha un bilancio dove si fanno sempre spese correnti e non investendo risorse è carente di infrastrutture. Lo stesso Ministro dell’economia ha sempre detto che non ci può essere sviluppo se non ci sono investimenti. Se continuiamo a vedere che in Finanziaria e nella programmazione economica della Regione ogni anno non vi sono investimenti, come facciamo a pensare di creare sviluppo e servizi innovativi? è impossibile”.

Articolo pubblicato il 22 marzo 2016 - © RIPRODUZIONE RISERVATA




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Filippo Ribisi, Presidente Confartigianato Imprese Sicilia
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