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L'aumento del canone irriguo stoppato
di Michele Giuliano

Nell’art. 31 co. 7 della Finanziaria appena pubblicata in Gurs, è previsto che i costi per gli agricoltori restino invariati rispetto al 2015. Ma serve la riforma perchè c’è una legge che prevede tagli di fondi ai Consorzi di Bonifica

Tags: Agricoltura, Irrigazione, Sicilia



PALERMO - Niente più aumento dei costi per irrigare in Sicilia. Almeno per il 2016: perchè del domani “non v’è certezza” e l’impressione è che la partita sia solo rinviata in Sicilia. Intanto per quest’anno tirano un sospiro di sollievo gli agricoltori dell’Isola: per loro non ci sarà alcun aumento di canone per irrigare i campi. I previsti rincari, che erano stati deliberati da diversi commissari straordinari nelle varie province, non ci saranno più. Questo per effetto della decisione dell’Ars di bloccare per l’appunto l’aumento dei canoni irrigui che dovranno essere riportati ai livelli dell’anno precedente in vista dell’avvio della stagione dell’irrigazione che sulla carta dovrebbe partire tra marzo ed aprile. Un problema di non poco conto dal momento che in alcuni territori si è parlato di aumenti dal 500 al 700 per cento. Un “ritocco” all’insù esorbitante che non è nemmeno giustificato dalla redditività che i terreni agricoli garantiscono di questi tempi.

L’aumento che era stato predisposto da diversi Consorzi frutto della conseguenza di una legge che proprio l’Ars aveva approvato nel 2015 con la quale si prevede il taglio dei trasferimenti dalla Regione del 10 percento l’anno fino al 2020, quando questi organismi di gestione dell’acqua per l’agricoltura avrebbero dovuto camminare con le proprie gambe. Questo ha determinato un aumento dei canoni irrigui diretti ed indiretti.

In qualche modo l’aula di Palazzo d’Orleans ci ha messo una pezza inserendo nell’articolo 31 comma 7 della finanziaria il blocco dei canoni irrigui al 2015. Ma questo è solo un punto di partenza, e lo hanno detto a chiare lettere parlamentari ed esponenti del governo siciliano: “Il sistema di Consorzi di bonifica è ad un punto di crisi, - ha detto l’assessore regionale all’Agricoltura Antonello Cracolici - la riforma non va solo scritta, va applicata in tempi brevi. Bisogna ristrutturare gli enti ed aumentare le superfici irrigue in modo da poter far crescere le entrate ed avere tariffe compatibili con la condizione attuale dell’agricoltura siciliana”.

Intanto quest’anno è stata messa un a pezza con un ulteriore stanziamento di 3 milioni di euro per i Consorzi con i quali si impegna i commissari a fornire un piano di riduzione dei costi di gestione ed a trasmettere i rendiconti anche all’Ars.

“Il vero problema – ha aggiunto Cracolici - è che oggi non è chiara la situazione debitoria degli enti, né dei contenziosi anche verso soggetti esterni. Stiamo parlando di enti commissariati da vent’anni, la riforma è indispensabile”. La norma approvata lo scorso anno dalla Regione prevede il taglio dei trasferimenti dalla Regione del 10 percento l’anno fino al 2020, quando i Consorzi dovrebbero camminare con le proprie gambe. Questo ha determinato un aumento dei canoni irrigui diretti ed indiretti. La legge però resta e quindi comunque si dovrà tentare di far incassare più soldi a queste strutture che invece cronicamente non sono mai riuscite a fare cassa, un pò per l’incapacità di raccogliere le quote, un pò per la morosità degli agricoltori e un pò anche perchè i servizi reti a causa delle vetuste reti sono stati scadenti e non si è stati volutamente pressanti. Ora però i nodi sono venuti al pettine.
 


La riforma per  affrontare tutte le emergenze
 
“È il momento di varare una riforma dei Consorzi di bonifica che risponda ai criteri nazionali di amministrazione contabile e che ponga fine agli sprechi del passato. Credo anche, però, che i Consorzi siano una grande risorsa per il nostro territorio e per gli agricoltori, e che dunque la riforma debba puntare alla valorizzazione delle strutture”. Lo aveva detto Antonella Milazzo, parlamentare regionale nel corso dell’esame dell’articolo 31 della finanziaria sui Consorzi di bonifica. “Parallelamente alla necessità di una riforma – ha aggiunto – c’è la necessità di affrontare le emergenze, ad iniziare dalla necessità di impedire il rischio dell’aumento-shock dei canoni”. Il crack di questi Consorzi, di cui si parla da tempo immemorabile di una riforma che ad oggi non si è mai concretizzata, sembra decisamente essere dietro l’angolo. Già le avvisaglie da tempo sono state colte da molti addetti ai lavori: basti pensare che i lavoratori di questi enti non hanno ricevuto per lungo tempo lo stipendio. Il motivo è abbastanza semplice: la Regione non ha soldi e considerando che questi enti vengono finanziati per il 95 per cento proprio dalle casse di palazzo d’Orleans (il restante 5 per cento dagli incassi delle quote di prenotazione dell’acqua degli agricoltori, ndr) si intuiscono chiaramente le radici di ogni male.

Articolo pubblicato il 23 marzo 2016 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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