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Università di Messina, calano gli investimenti e gli iscritti
di Lina Bruno

Il Sole 24 ore classificava nei mesi scorsi l’Ateneo al trentanovesimo posto per qualità sui 61 italiani. Il rettore Navarra: “Occorrono 900 mln € per il reclutamento di docenti e ricercatori”

Tags: Università, Unime, Pietro Navarra



MESSINA - Il futuro preoccupa, perché nonostante alcuni risultati positivi registrati negli ultimi anni, l’Ateneo peloritano segue il trend negativo del resto delle Università italiane, con più sofferenza forse per il contesto pieno di criticità in cui opera. Aveva consolato la classifica del Sole 24 ore dei mesi scorsi che poneva l’Università di Messina al trentanovesimo posto per qualità sui sessantuno Atenei italiani, sesta per la sostenibilità della didattica e quattordicesima per la competitività della ricerca.

L’Ateneo messinese inoltre, per il quotidiano economico, è secondo dopo Salerno tra gli Atenei meridionali di grandi dimensioni e quarto in assoluto nel Sud.

Ma come mantenere queste posizioni, anzi migliorarle, se in formazione e ricerca l’Italia investe sempre meno, con tagli lineari e progressivi delle risorse? E come fermare la migrazione di studenti verso Nord?
Non nasconde la preoccupazione il Rettore Pietro Navarra che in più occasioni ha rilevato le contraddizioni di alcune scelte operate a livello nazionale con le quali il mondo accademico deve fare i conti.

L’Università messinese dal 2011 al 2015 ha avuto un taglio del fondo di finanziamento ordinario di oltre 18 milioni di euro. Dal 2009 queste risorse vengono distribuite in una “quota base” che è andata diminuendo e in una “quota premiale”che nel 2015 è arrivata al 20% del totale e che non svolge un ruolo aggiuntivo per gli atenei virtuosi. Il quadro sullo stato del mondo accademico lo ha recentemente tracciato Franco Di Renzo segretario della Flc Cgil Sicilia.

Insieme alle risorse finanziarie hanno avuto una drastica diminuzione, dice il rappresentante sindacale quelle umane, così il numero del personale docente si è abbassato di 154 unità tra il 2011 e il 2014 e nello stesso periodo si sono persi 158 posti tra i tecnico- amministrativi.

è pesante poi la flessione anche nelle immatricolazioni con un saldo negativo tra gli anni accademici 2011 /12 e 2014/15 di 977 unità, il più alto tra gli atenei siciliani ma c’è anche un meno 4 mila 700 unità nelle iscrizioni. Il dato negativo delle immatricolazioni e delle iscrizioni si accompagna ad una mobilità degli studenti a senso unico, da Sud verso Nord.

In Sicilia il fenomeno nel 2014/2015 riguarda quasi un terzo degli immatricolati a fronte di meno di un sesto nel 2003/2004. Non ci sono dati confortanti neppure per il numero dei laureati che nel raffronto degli anni 2011/12 e  2013/14 registra un saldo negativo di mille448 unità a fronte dei 478 di Palermo e del saldo positivo di Catania di mille942.

Nel documento unitario che la Conferenza dei Rettori presenterà al Goveno si parla della necessità di invertire la rotta del declino che l’Università italiana sembra avere preso. “Occorre un rifinanziamento con un incremento di 900 mln di euro, - ribadisce Pietro Navarra che è anche presidente del Comitato regionale universitario - per il reclutamento di docenti e ricercatori; non è rinviabile neppure un incremento delle risorse per il diritto allo studio e una ripresa degli investimenti nell’edilizia universitaria; importante è anche una revisione del sistema di premialità, da ricollegare a programmi specifici di miglioramento delle performance dei singoli Atenei e l’alleggerimento degli adempimenti, dice il Rettore, a cui sono chiamate le Università, con riferimento alle regole sulla gestione amministrativa”.

“In molte di queste necessità deve fare la sua parte la Regione, - dice Di Renzo - mettendo in campo risorse per la ricerca come strumento di innovazione e crescita economica ma anche il Comune deve assumere un ruolo più attivo nella promozione del sistema universitario a partire dai servizi di trasporto messi a disposizione degli studenti”.

Una città più “a dimensione universitaria” la delinea Francesco Torre, rappresentante degli studenti al Senato accademico, che auspica una maggiore attenzione anche da parte degli amministratori locali alle esigenze di chi  sceglie Messina come luogo di studio.

Articolo pubblicato il 24 marzo 2016 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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