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"Spese pazze all'Ars", l'8 aprile la nuova udienza del processo
di Patrizia Penna

Fissata per l’8 aprile la nuova udienza del processo che vede coinvolti nomi illustri della politica siciliana: l’accusa è di peculato e abuso d’ufficio. L’inchiesta è scattata in seguito ad un’indagine della Guardia di Finanza sulla XV Legislatura nel periodo tra il 2008 e il 2012

Tags: Ars, Giustizia



PALERMO - È attesa per l’8 aprile la nuova udienza del processo sulle cosiddette spese pazze all’Ars che vede coinvolti nomi illustri della politica siciliana, accusati di peculato ed abuso di ufficio.
Gli ex capogruppo all’Ars, Innocenzo Leontini e Cateno De Luca, nel corso dell’udienza preliminare hanno già optato per il rito abbreviato.

Tra gli indagati vi sono anche Giulia Adamo, Antonello Cracolici, Francesco Musotto, Rudy Maira, Nicola D’Agostino, Nunzio Cappadona, Salvatore Pogliese, Marianna Caronia, Paolo Ruggirello, Livio Marrocco, Cataldo Fiorenza.
Complessivamente, il presunto danno erariale supera i due milioni di euro.

Cracolici è l’unico per cui nell’indagine parallela per peculato aperta dalla Procura della Repubblica, nel mese di luglio, è stata chiesta l’archiviazione. Su tutti gli altri dodici capigruppo, invece, pende una richiesta di rinvio a giudizio al vaglio del giudice per l’udienza preliminare.

Quella sulle cosiddette spese pazze con i fondi dei gruppi parlamentari all’Ars è stata un’inchiesta che nei mesi scorsi ha fatto letteralmente tremare Palazzo dei Normanni e che ha gettato un’ombra, l’ennesima, su una gestione della cosa pubblica che definire “discutibile” sarebbe assai riduttivo.

L’elenco più lungo e “corposo” di spese ingiustificate, tutto rigorosamente a carico dei contribuenti siciliani, è quello di Francesco Musotto, ex capogruppo del Movimento per l’autonomia che, dovrà risarcire un danno erariale di 589 mila euro. Si tratta della cifra più consistente fra quelle contestate dalla Procura regionale della Corte dei Conti. A cadere sotto la scure della magistratura contabile anche Rudy Maira: l’ex capogruppo Udc-Pid dovrà restituire la bellezza di 407 mila euro. Innocenzo Leontini dovrà risarcire 97 mila euro: di questi, ben 16 mila riguardano consumazioni al bar.

L’inchiesta della Corte dei Conti è scattata in seguito ad un’indagine della Guardia di Finanza di Palermo sulla XV Legislatura dell’Ars, nel periodo compreso tra il 2008 e il 2012.

Le condanne inflitte dai giudici contabili non fanno altro che accrescere l’indignazione dei tanti siciliani che tirano la cinghia e che fanno fatica ad arrivare a fine mese. Le notizie relative agli sprechi di denaro pubblico, in un periodo di vacche magre come quello che, soprattutto in Sicilia, stiamo vivendo, lasciano l’amaro in bocca e ci fanno riflettere sull’immagine percepita ormai da tutti gli strati della società di una Sicilia dai due volti: da una parte quello “povero”, quello in cui si identifica la maggior parte dei cittadini che fa fatica a guardare al futuro con ottimismo, dall’altra parte quello opulento, elefantiaco e tutt’altro che parsimonioso, fatto di insopportabili privilegi riservati ai pochi.

L’aspetto più inquietante è rappresentato dall’impennata che il reato di peculato ha subito negli ultimi tempi.Dalle relazioni delle quattro Corti d’Appello siciliano emerge infatti che, nel periodo compreso tra il 1 luglio 2014 e il 30 giugno 2015, il reato di peculato ha registrato un incremento significativo: nel solo distretto di Palermo, ad esempio sono passati da 100 a 142. Nel Distretto di Messina sono scesi da 72 a 70; nel Distretto etneo sono stati ben 155, con un variazione rispetto allo scorso anno del +18%. Nel Distretto nisseno, infine, le iscrizioni per il reato di peculato sono diminuite da 32 a 27.

Dal Rapporto annuale della Guardia di Finanza, invece, emerge che soltanto nel 2015, il valore delle condotte di peculato rilevate ammonta a 4,3 milioni di euro.

Articolo pubblicato il 29 marzo 2016 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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