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Palermo - Verso le elezioni comunali 2017 tra riconferme, dubbi e ostacoli
di Gaspare Ingargiola

Orlando vuole ricandidarsi, ma per il segretario Pd Raciti “bisogna ancora scegliere la strategia”. Le partite politiche per la Regione e Palazzo delle Aquile sono strettamente legate

Tags: Palermo, Elezioni, Leoluca Orlando



PALERMO - E se alla fine restasse tutto com’è, con Rosario Crocetta governatore e Leoluca Orlando sindaco? Manca poco più di un anno alle elezioni comunali (e un anno e mezzo a quelle regionali, fissate per l’autunno 2017) ma al momento gli unici candidati certi sembrano i due amministratori uscenti. Le partite per la Regione e per il Comune sono inevitabilmente intrecciate e la campagna elettorale, di fatto, ha già preso il via con le grandi manovre fra i partiti.

A lungo il Professore è sembrato pronto a ritentare la corsa per Palazzo d’Orleans, magari con il sostegno, frutto di questi anni da presidente dell’Anci Sicilia, di un “partito dei sindaci”, che però non è mai decollato. Senza contare che i rapporti tra Orlando e il Pd non sono mai stati idilliaci, anche se alcune correnti del partito di Matteo Renzi non sarebbero contrarie a ritrovare un dialogo con il Professore, specie se quest’ultimo si presentasse con un progetto “civico”.

Orlando ha annunciato (e successivamente confermato a più riprese) l’intenzione di ricandidarsi alla guida del capoluogo. Non passa occasione, durante le conferenze stampa, perché ribadisca con sicurezza che “il prossimo sindaco sarò io”. Si spiega anche così la decisa sterzata sulle partecipate, che stanno lavorando a ritmi serrati, dalla circonvallazione alla Favorita, dallo Zen alle borgate marinare. L’obiettivo è convincere i palermitani del lavoro svolto in questi anni “da formica isterica”, per usare le parole di Orlando, che hanno visto la Giunta impegnata in un complicato percorso di salvataggio del bilancio comunale e degli oltre quattromila lavoratori ex Amia e Gesip. Di certo, almeno che non spuntino altre candidature forti, l’uomo da battere rimane Orlando.

Al momento circolano tanti nomi ma nessuno in via ufficiale, a parte quello della professoressa Elena Saviano per conto del movimento di Gianfranco Rotondi Rivoluzione Cristiana.

Anche il Pd, già turbato di suo per la vicenda delle tessere agli ex cuffariani, sta mantenendo un atteggiamento prudente, specie dopo il “caso Caso”. Nelle scorse settimane, infatti, stava emergendo la figura di Francesco Cascio dell’Ncd quale candidato di un’alleanza, ricalcata su quella in vigore all’Ars, con il partito di Angelino Alfano e l’Udc. Cascio, però, in passato è stato un volto storico di Forza Italia e il suo nome ha scatenato immediatamente malumori e resistenze nella sinistra democratica. Ninni Terminelli, componente della direzione regionale del Pd e presidente di “Sinistra delle Idee”, ha chiarito: “Per quanto mi riguarda, se la natura originaria del partito venisse disattesa, a Palermo, per schemi di comodo proiettati all’ormai noto partito della nazione, resterei fuori dal Pd alle prossime elezioni comunali del 2017. Una scelta destinata ad essere seguita da tanti dirigenti e militanti”. In un post su Facebook di dieci giorni fa Terminelli ha scritto che “il prossimo maggio annuncerò in un incontro pubblico la mia candidatura per Palermo 2017”.
Anche il segretario regionale Fausto Raciti ha frenato su Cascio: “Prima dei nomi bisogna scegliere una strategia”. La partita nel Pd, insomma, è ancora apertissima e legata a doppio filo alla contesa interna fra i renziani e l’ala sinistra guidata da Raciti e Antonello Cracolici, anche in vista delle regionali: provare a ricucire con Orlando o rinsaldare l’alleanza con i centristi di Ncd e Udc? Alla finestra rimane anche Fabrizio Ferrandelli, che ha rotto con l’establishment dei democratici e si è dimesso dall’Ars fondando il movimento dei “Coraggiosi”. Potrebbe essere lui a sparigliare le carte scendendo di nuovo in campo contro Orlando.

Il precedente lo ricordano tutti: Ferrandelli vinse le primarie del centrosinistra per le elezioni del 2012 ma Orlando ricusò il risultato e si candidò ugualmente stravincendo al ballottaggio.

E a destra? Anche lì le strategie per le elezioni del 2017 iniziano a delinearsi ma non c’è ancora niente di definitivo. Il commissario straordinario di Forza Italia, Gianfranco Miccichè, nelle scorse settimane ha commissionato un sondaggio per tastare il terreno sui nomi di Saverio Romano, Gaetano Armao, Francesco Scoma e Giuseppe Milazzo, che però ha appena abbandonato il partito di Silvio Berlusconi senza tuttavia trovare una nuova collocazione. Sullo sfondo, imprevedibile come sempre, c’è anche il Movimento 5 Stelle.
A complicare le previsioni, oltre al referendum costituzionale di ottobre che potrebbe avere conseguenze anche sullo scenario politico nazionale, ci si mette anche il disegno di legge regionale che ha già superato l’esame della commissione Affari Istituzionali all’Ars: all’articolo 1 il ddl “ripristina per l’elezione dei sindaci siciliani il cosiddetto effetto trascinamento, ossia la regola per cui il voto espresso per una lista si estende in favore del candidato sindaco alla stessa collegato, in sostituzione del cosiddetto voto confermativo”, spiega la commissione nella sua relazione. Una norma che, evidentemente, favorirebbe i grandi partiti e le coalizioni, a discapito proprio di Orlando e dei pentastellati.

Infine, il Consiglio comunale del capoluogo: pare che i componenti del Movimento 139 siano pronti fin da adesso - al netto dei casi singoli - a ricandidarsi in blocco e che, anzi, Orlando potrebbe recuperare qualcuno dei transfughi perso strada facendo. Va ricordato che dal prossimo mandato i membri di Sala delle Lapidi scenderanno da 50 a 40.

Articolo pubblicato il 29 marzo 2016 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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