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Quotidiano di Sicilia
Messina - Per la sicurezza delle discariche servono 200 mila euro per ogni sito
di Lina Bruno

A gennaio il sindaco ha affidato a Messinambiente la gestione, ma la società può fare solo manutenzione. Il costo da sostenere per le discariche va dai 500 agli 800 mila euro all’anno

Tags: Messina, Rifiuti, Renato Accorinti, Messinambiente



MESSINA - Fino al 2001 era normale individuare un’area, praticare una buca e dopo averla riempita di rifiuti ricoprirla per andare a scavarne un’altra un po’ più lontano. Una leggerezza che ha provocato danni all’ambiente la cui portata è ancora difficile capire. Con le prescrizioni europee del 2001 ed il decreto legislativo 36/2003 si comincia a parlare di chiusura e messa in sicurezza dei siti utilizzati, con la realizzazione di pozzi per l’estrazione del percolato e del biogas. Finora però le discariche comprensoriali dismesse presenti sul territorio messinese, a parte quella di Valdina, sono ben lontane dalle bonifiche di cui si parla da più di dieci anni, per non parlare dei sequestri e delle indagini avviate dalla magistratura per i reati connessi individuati.

A gennaio il sindaco Renato Accorinti, con apposita delibera, ha confermato a Messinambiente la gestione post-operativa delle discariche dismesse di Tripi, Vallone Guidari, Valdina e Portella Arena, ma la società si può occupare direttamente solo di manutenzione, quindi scerbature e recinzioni, perché per il prelievo del percolato deve servirsi di una ditta esterna specializzata, la MetaService, che settimanalmente conferisce la sostanza inquinante a Gioia Tauro, dove c’è l’impianto di trattamento più vicino.

Il costo di gestione di queste discariche va dai 500 agli 800 mila euro all’anno, che con i problemi legati al bilancio comunale si ha sempre più difficoltà a reperire. Ma la questione centrale è quella di un più strutturale intervento che andrebbe fatto con progetti di messa in sicurezza che consentono, nel tempo, di abbassare le spese di mantenimento e controllo dei siti.

“Per Valdina non ci sono problemi perché dopo la frana della galleria ferroviaria - dice Roberto Lisi, direttore tecnico di Messinambiente - la messa in sicurezza è stata realizzata dalla Italferr, a spese di Rfi”.

In questo caso la partecipata messinese si occupa del controllo dell’impianto e dei pozzi che prelevano biogas e percolato che ancora per qualche decennio la discarica continuerà a produrre. Si è intervenuti negli anni passati, con il contributo economico di tutti i comuni del comprensorio, su Tripi, anche se parzialmente, perché lì le discariche sono due a 100 metri di distanza l’una dall’altra.

Per avviare un procedimento di messa in sicurezza negli altri siti dismessi si parla di una spesa di un milione e 200 mila euro per discarica, risorse che dovrebbe erogare la Regione. Per Portella Arena non vi è alcuna procedura avviata di bonifica e si parla di problemi legati alla localizzazione e alla difficoltà di raggiungere l’area che ormai versa nel più completo degrado. Per Vallone Guidari l’allarme lo ha ancora una volta lanciato il presidente della prima circoscrizione, Vincenzo Messina, che parla oltre che di percolato non adeguatamente controllato e pericoli ambientali, di un torrente il cui alveo è pericolosamente esposto a fenomeni di erosione.
“C’erano problemi di fuoriuscita della sostanza inquinante - dice Lisi - che è comunque adesso sotto controllo”.

Entrata in funzione nel 1999, quella di Vallone Guidari è stata per un anno l’unica discarica messinese, tra la chiusura di Portella Arena e il conferimento dei rifiuti a Mazzarà Sant’Andrea. Di interventi su questa discarica della zona sud se ne parlava già nel 2004, furono anche affidati lavori per mezzo milione di euro che non servirono a nulla tanto che, dopo una serie di tentativi di progettazione bocciati da Genio Civile e Arpa, nel 2011 fu disposto il sequestro da parte della Procura della Repubblica di Messina, mirato a “bloccare l’inquinamento del suolo e delle falde acquifere a causa del percolato prodotto dai rifiuti ivi depositati”.

Il Comune ha ripresentato un progetto di messa in sicurezza, per il quale stavolta la Regione pare abbia accordato il finanziamento, che prevede l’installazione di due pozzi e che è stato necessario integrare con un piano di caratterizzazione.

Articolo pubblicato il 29 marzo 2016 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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