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AnciSicilia: no all'accorpamento dei Comuni fino a 5 mila abitanti
di Redazione

Il presidente dell’Associazione, Leoluca Orlando: “Si rischia di mortificare il valore identitario di intere comunità”

Tags: Ancisicilia, Leoluca Orlando



“Accorpare i piccoli Comuni con popolazione fino a 5.000 abitanti sarebbe un vero e proprio oltraggio alla storia e alle tradizioni che hanno caratterizzato e caratterizzano, ancora oggi, le diverse identità territoriali  e rischierebbe di compromettere il valore derivante dalle diverse specificità  culturali che costituiscono una delle principali ricchezze della Sicilia”. Questo quanto dichiarato Leoluca Orlando, presidente di AnciSicilia intervenendo in merito alle proposte tornate a circolare nei mesi scorsi e finalizzate all’accorpamento o cancellazione dei piccoli centri.

Per Orlando e Mario Emanuele Alvano, segretario generale dell’Associazione dei Comuni siciliani, “l’idea più volte riproposta in ambito nazionale e regionale, di incidere sull’assetto di governo del territorio attraverso la cancellazione o l’accorpamento dei Comuni di minore dimensione demografica, siano essi con meno di 5.000 o con meno di 10.000 abitanti, è il frutto di una visione tanto semplicistica quanto inefficace, che vorrebbe ottenere possibili risparmi sulla spesa”.

“Se il quadro di riferimento finanziario e normativo, nazionale e regionale, rimane immutato -  hanno aggiunto - sarà sempre più difficile trovare cittadini che scelgano di candidarsi e assumersi i grandissimi oneri derivanti dalle tante responsabilità di cui oggi devono rispondere gli amministratori locali. Ogni scelta che incide sull’aspetto di governo del territorio non può essere imposta dall’alto senza che vi sia una piena condivisione di quelle autonomie territoriali riconosciute dalla Costituzione e capaci di garantire quotidianamente servizi ai cittadini”.

“Le strade da perseguire - ha concluso Alvano - sono altre e sono state in più occasioni proposte dall’Anci. Vanno nella direzione degli incentivi alle gestioni associate tra Comuni, attraverso le unioni, le convenzioni o attraverso i processi di fusione volontaria, che prescindono da quantificazioni di carattere demografico”.

Articolo pubblicato il 30 marzo 2016 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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