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Regione dei privilegiati, le accuse della Corte
di Carlo Alberto Tregua

La malaburocrazia costa 28 milioni

Tags: Corte Dei Conti, Burocrazia, Regione Siciliana, Corruzione



La Corte dei Conti è diventata un guardiano intransigente e mette a nudo con costanza e competenza le malefatte della burocrazia e la fragilità del ceto politico, che non la riesce a guidare verso obiettivi di interesse generale con metodi efficienti e funzionali.
Le relazioni lette dai vertici della Corte dei Conti siciliana, in occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario (5 marzo 2016), è una miniera di informazioni cui i quotidiani regionali non hanno dato opportuna attenzione.
Riteniamo, invece, che è dovere della stampa mettere a nudo i cattivi comportamenti di chi ha responsabilità istituzionali, sia politiche che burocratiche.
“La malaburocrazia costa 28 milioni, i casi di corruzione sono 71, le consulenze sono infinite, i danni erariali altissimi per colpa degli uffici e della cattiva politica”. Una condanna senza appello quella della Presidente Luciana Savagnone e del Procuratore regionale Giuseppe Aloisio.
La Corte ha messo il dito anche sulla piaga dei patrimoni confiscati che vanno in quel binario morto dell’Agenzia nazionale dei Beni confiscati.

Questa è la Regione dei privilegiati, uomini e donne politici, anche a livello comunale, burocrati sia nella Regione che negli enti locali, territoriali e non.
È notizia di questi giorni che Crocetta vorrebbe chiudere 600 uffici regionali ma non provvede a risolvere il contratto con altrettanti dirigenti regionali, i quali dirigono solo se stessi perché non hanno dipendenti da gestire.
Eppure, paradosso, percepiscono premi per risultati che non hanno mai conseguito. Nessuno parla, perché cane non mangia cane, mentre è compito della stampa libera inchiodare tutti i parassiti al muro, svergognarli di fronte ai siciliani ignari e illuminare gli scenari anche a quelli meno abbienti che si trovano in stato di povertà e che oscillano fra un milione e un milione e mezzo.
Gli abusi sono innumerevoli, non riusciamo a sapere fra gli oltre 17mila dipendenti e dirigenti regionali, quali siano quelli che godono dei benefici della cosiddetta legge 104/1992  che consente l’assistenza ai parenti ammalati.
 
Oltre sedicimila pensionati sono privilegiati, perché percepiscono un assegno all’incirca doppio dell’importo loro spettante se fosse stato liquidato esclusivamente in base ai contributi versati.
Non parliamo dei privilegi dell’Assemblea regionale ove i segretari generali sono andati in quiescenza con liquidazioni milionarie oltre a percepire l’assegno pensionistico di 300/400 mila euro l’anno.
Tutti questi privilegiati e tanti altri non hanno alcuna considerazione dei 400mila disoccupati e, per l’appunto, dell’oltre milione di poveri.
La Corte dei Conti continua nella sua meritoria opera di controllo della spesa pubblica regionale, che è fra le più alte d’Europa, non già per tutelare i deboli e i bisognosi, bensì per alimentare i parassiti di ogni genere che si mangiano le risorse affluenti alla Regione mediante i tributi pagati con sacrificio da tutti i siciliani.
I vertici regionali, di fronte alla scelta se alimentare i privilegi o finanziare i servizi sociali indispensabili, non hanno dubbi: quest’ultimi vengono accantonati mentre i primicontinuano ad essere foraggiati.

Corruzione, truffa, frodi ed altri reati sono l’aspetto patologico di un sistema istituzionale che non funziona. Non solo è indispensabile propinare forti terapie per contrastare tali malattie, ma sarebbe indispensabile preparare Piani che le prevenissero. Costa di più curare che prevenire. Questo è a tutti noto, salvo a chi ha responsabilità di guida e di gestione della Regione siciliana.
Colpevole è tutto il ceto politico, fatta eccezione di molti esponenti bravi, onesti e capaci, che tuttavia non hanno la forza di emarginare coloro che in atto stanno percorrendo la strada del fallimento dell’Autonomia che, a questo punto, dovrebbe essere eliminata.
C’è bisogno di ordinaria amministrazione, di efficienza, di buon funzionamento della macchina pubblica, non c’è bisogno di scudi autonomistici per difendere i privilegi di  tutti coloro che ne hanno approfittato per crearsi i propri feudi ove far pascolare amici e parenti.
La situazione è lampante: i siciliani debbono reagire subito. Domani sarà troppo tardi.

Articolo pubblicato il 31 marzo 2016 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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