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Quotidiano di Sicilia

Rivoluzione internet progresso per tutti
di Carlo Alberto Tregua

Servono saperi, non informazioni

Tags: Internet, Web, Banda Larga, Fibra Ottica



Rete informatica e banda larga si dovevano estendere rapidamente nel nostro Paese ed essere oggetto di un piano organico dei precedenti e dell’attuale Governo, per mettere in sinergia i piani delle singole società private, anche a controllo pubblico, evitando sormonti e ritardi.
Ma così non è stato, per cui il nostro Paese si trova in uno stato di arretratezza della struttura immateriale, che causa l’arretratezza dell’economia.
È ormai a tutti noto che la competizione a livello mondiale si basa sulle infrastrutture materiali e immateriali. I Paesi che possiedono quelle migliori e più funzionali hanno una marcia in più, con l’aumento del tasso di competitività e la conseguente possibilità di conquistare mercati esteri.
Ma anche all’interno, il Paese competitivo fa aumentare la velocità della ruota economica, la velocità della moneta, l’incremento degli scambi di beni e servizi, con la conseguente produzione di ricchezza (materia tassabile) e occupazione.

Internet veloce si diffonde attraverso i cavi della fibra ottica. L’Enel, che ha una rete aerea (lungo i tralicci) e sotterranea, ha più facilità di accoppiare i nuovi cavi a quelli vecchi. Poi, quando essi raggiungono gli armadi posti sui marciapiedi (l’Enel ne ha un milione), dovranno proseguire fino agli immobili.
Altre società continuano in questo lento progredire della fibra ottica verso gli armadi. Il problema è come poi erogare internet nelle case e negli uffici.
Enel intende farlo attraverso i propri contatori, che sono 35 milioni, ma dovrà sostituirli con altri più piccoli e migliori, dai quali potrà assicurare all’utente una velocità di 1 Gigabyte al secondo e con canoni più bassi.
 
Quest’anno è anche il decimo anniversario di Twitter, inventato, fra gli altri, da Jack Dorsey, che lo ha battezzato nel 2006. Twitter ha rivoluzionato il modo di comunicare, anche se si tratta di quantità ma non di qualità, in quanto è un sistema privo di affidabilità.
Il microblog ha 330 milioni di utenti, ma Facebook di Zuckerberg ne ha 1,6 miliardi, cinque volte di più. Poco si parla, poi, del terzo social, Linkedin, poiché non è un sito di massa ma si occupa di profili professionali e di lavoro, quindi qualificato per chi non voglia chattare tanto per occupare il tempo.
Questo modo di comunicare ha allargato gli orizzonti di ogni utente, ma non ne fa aumentare la conoscenza e la qualità della stessa. Ognuno scrive quello che vuole, nessuno controlla niente, le informazioni vanno all’ammasso con la conseguenza che le teste vuote restano vuote, o meglio si riempiono di informazioni inutili e non collegate.
In altri termini, circolare su queste reti non dà saperi, ma nozioni spesso scollegate e non utili alla crescita di ogni cittadino.
 
Intendiamoci, è sempre bene che le informazioni, anche di scarsa qualità, circolino: è meglio sapere quello che succede anche in modo non aderente alla realtà che non sapere nulla. Sta poi alla singola persona utilizzare le informazioni nel modo migliore.
Una volta, per conoscere le informarsi bisognava sapere ove si trovavano: biblioteche, archivi e altri luoghi. Oggi le informazioni sono a portata di tutti.
Il non dimenticato comico Oreste Lionello amava ripetere una battuta: “Quando non sai una cosa, prendila in Google”.
Per cui, non vi è informazione, per quanto non controllata o vaga, che non sia a disposizione di chiunque la sappia cercare. Proprio questo è il cuore della questione: saper cercare, mettere insieme le conoscenze mediante collegamenti logici, in modo da acquisire saperi.
È profonda la differenza tra informazioni e saperi: le prime costituiscono una vaga idea, i secondi sono motori per la crescita individuale.
Non solo, ma questa rete potrà essere utilizzata da gestori diversi, in concorrenza, come avviene per il gas, l’energia elettrica, le reti ferroviarie. Tutto questo dovrebbe svilupparsi nei prossimi tre anni.
Internet è nato nel 1976 e quest’anno compie quarant’anni. Ma in effetti i primi esperimenti risalgono a molto tempo prima. In particolare al sistema Arpanet  finanziato dalla Defence advanced research projects agency, un’agenzia dipendente dal Ministero della Difesa statunitense.
 

Articolo pubblicato il 02 aprile 2016 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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