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Messina - Taormina tra il sogno chiamato G7 e una realtà fatta di molte criticità
di Massimo Mobilia

Si fa sempre più l’argo l’ipotesi che la Perla dello Ionio possa ospitare il vertice fra i potenti del mondo. Comune a rischio dissesto, investimenti ridotti all’osso e troppe “incompiute”

Tags: Taormina, G7



TAORMINA (ME) - In una telefonata direttamente dagli Stati Uniti d’America, il presidente del Consiglio dei ministri, Matteo Renzi, avrebbe informato il sindaco di Taormina, Eligio Giardina, sull’intenzione di portare il G7 del 2017 nella Perla dello Ionio. Sarebbe questa l’ufficiosa conferma di una notizia uscita sul Corriere della Sera e poi circolata in questi giorni negli ambienti taorminesi, legata all’intenzione del premier di spostare il vertice dei grandi della Terra, previsto inizialmente nella sua Firenze, in Sicilia per accendere i riflettori sul dramma dell’immigrazione. La primissima idea era quella di scegliere Lampedusa, ma problemi logistici legati alle infrastrutture e soprattutto a una pista aeroportuale decisamente piccola avrebbero convinto Renzi a puntare su Taormina, più facilmente raggiungibile in elicottero dalla base Nato di Sigonella.

Così, in visita negli Stati Uniti per il summit di Boston sul terrorismo, il premier avrebbe avuto l’ok definitivo dell’entourage statunitense e telefonato a Giardina che comunque, pur non dando conferme ufficiali, alle sollecitazioni sul tema ha dichiarato che “Taormina sarebbe pronta e sicura per organizzare un evento di tale importanza”. Un’altra mezza conferma è arrivata dal governatore della Toscana, Enrico Rossi, secondo il quale l’intenzione di spostare il G7 in Sicilia “sta assumendo sempre più consistenza” e che così facendo “il Premier manterrebbe un debito nei confronti della Toscana” per la perdita di business e promozione che il vertice normalmente genera.

Ma Taormina sarà realmente pronta a ospitare il summit più importante e blindato al mondo? Nelle condizioni in cui versa in questo momento la Perla dello Ionio, la risposta sarebbe senza dubbio negativa. A cominciare dal fatto che le casse comunali si trovano sull’orlo del fallimento ed entro giugno l’amministrazione deve ripresentare alla Corte dei Conti un Piano di riequilibrio finanziario, che era già stato bocciato a dicembre, per evitare il dissesto e sperare negli aiuti statali per azzerare il passivo. Il Comune aveva accertato 13 milioni di debiti, ma in realtà la Corte ha elencato pendenze per oltre 40 milioni di euro. Permane quindi una situazione economica giudicata “deficitaria” sotto tutti i parametri di stabilità, che ha portato negli ultimi anni l’Amministrazione Giardina ad aumentare le tasse e ad avere margini di investimenti pari a zero.

Sono tante infatti le “incompiute”: dagli interventi al Palazzo dei Congressi alla strada di accesso a Sud (via Crocifisso) che collega con l’ospedale e Giardini Naxos, dalla mancata attivazione della Ztl ai dubbi su TaorminaArte e Asm, dai monumenti chiusi (Castel Tauro e Badia Vecchia) alle scuole ancora inagibili. In vista di un possibile G7, Taormina presenta soprattutto enormi problemi di viabilità con appena dieci Vigili urbani in servizio e il caos degli autobus di linea nella centralissima Porta Messina. Senza dimenticare che rimane irrisolta la gestione del servizio di raccolta rifiuti, con una differenziata partita a luglio che si è rivelata un buco nell’acqua, strade sporche e l’ennesima proroga del Comune a MessinAmbiente fino a fine giugno, in attesa del nuovo affidamento e della creazione dell’Aro prevista per il prossimo anno.

Nonostante il sindaco Giardina abbia rassicurato sulle condizioni di sicurezza della città, già dotata del sistema di videosorveglianza, bisognerà però rimboccarsi le maniche su tutto il resto, perché non basta avere strutture alberghiere capaci di ospitare il vertice o blindare le strade con forze speciali in assetto antiterrorismo per assicurare il passaggio ai grandi della Terra. È indubbio che un probabile G7 porterà dallo Stato diversi milioni di euro da investire sul territorio, ma Taormina è attualmente impreparata e deve iniziare da domani a lavorare per uscire dal letargo in cui si trova, se vuol sperare di veder sfilare Donald Trump, Hillary Clinton o chiunque sarà il prossimo presidente degli Stati Uniti d’America.

Articolo pubblicato il 06 aprile 2016 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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