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Tra ritardi e illegalità non decollano i Piani amianto
di Rosario Battiato

Ancora dubbi sull’applicazione della legge approvata due anni fa dall’Ars. Poche le autodenunce. Tra il 1998 e il 2014, nell’Isola quasi mille i casi “certi” di mesotelioma pleurico

Tags: Ambiente, Amianto, Sicilia



PALERMO – L’applicazione della cosiddetta legge amianto (n. 10 del 2014 del 29 aprile) in Sicilia, a due anni dall’approvazione, è ancora tutta da vedere. La Regione, infatti, ha provveduto a emanare le Linee guida per la redazione del Piano comunale amianto soltanto con una circolare dello scorso luglio e al momento, secondo dati diffusi dal M5S a metà marzo, sono veramente pochissimi ad aver fatto autodenuncia (circa duemila). Si profilano sanzioni per i cittadini e riduzione degli incentivi per i Comuni oppure proroghe, mentre la situazione ambientale e sanitaria è sempre più preoccupante per il proliferare di discariche abusive.

L’amianto, fuorilegge dall’inizio degli anni Novanta in Italia, continua a preoccupare. Dall’esposizione a questo minerale, infatti, si sviluppa il mesotelioma pleurico, un tumore che nasce dalle cellule del mesotelio. Si tratta di una patologia che ha un lungo periodo di latenza, spiegano gli esperti, e quindi potrebbe avere un trend di incidenza ancora in salita anche a fronte degli interventi di rimozione di amianto che peraltro nell’Isola non sono mai stati avviati in maniera organica. Il registro regionale siciliano, che ha censito tutti i casi di mesotelioma nell’Isola tra il 1998 e il 2014, ha riportato la presenza di 994 casi certi che diventano 1.286 se associati ai casi probabili (58) e a quelli possibili (234). Complessivamente siamo di fronte a quasi 76 casi all’anno e ben 58 sono considerati “certi”. Il dato degli ultimi anni, inoltre, potrebbe essere “sottodimensionato”, secondo l’Osservatorio Epidemiologico della Regione.

Nell’Isola, intanto, si continua come se niente fosse. Domenica scorsa Vincenzo Figuccia, vice capogruppo di Forza Italia all’Ars, ha denunciato la presenza di “cumuli di amianto in una piazza del quartiere Borgo Nuovo, davanti alla parrocchia di Santa Cristina e di fronte al centro diurno per anziani del Comune, dove ieri (sabato 2 aprile, ndr) si è svolto il mercatino rionale, fra banchi di frutta, pesce e cibo d’ogni tipo”. È soltanto uno dei casi più evidenti di una Sicilia – “ purtroppo non si tratta di un caso isolato”, ha aggiunto Figuccia – che fatica a trovare soluzione al censimento e alla rimozione delle pericolose fibre. Da monitorare non ci sono soltanto i privati cittadini. Martedì scorso al Municipio di Priolo Gargallo, alla presenza dell’Ufficio Amianto del Dipartimento regionale di protezione civile, si è tenuta una riunione indetta a seguito della segnalazione, da parte dell’Osservatorio Nazionale Amianto - ONA Onlus, di presenza di amianto presso il sito dismesso ex Industrie Meccaniche Siciliane s.r.l, in contrada Vallone del Feudo nel territorio del Comune di Priolo Gargallo.

A metà marzo era stato il M5S a fare il punto della situazione con le dichiarazioni della deputata Valentina Palmeri che, presentando un nuovo ddl all’Ars per la proroga dei termini previsti dalla legge, spiegava che i cittadini avrebbe rischiano “multe ingiuste” e i Comuni avrebbero potuto perdere “oltre il 40% dei trasferimenti regionali”. La legge, approvata nell’aprile del 2014 e subito al centro di incaute celebrazioni, è rimasta, infatti, largamente disattesa. Però i tempi prevedevano la realizzazione della mappatura entro 24 mesi, quindi scadenza tra qualche settimana, e le relative bonifiche entro 3 anni. “Comuni e privati – ha spiegato l’esponente stellata – sono stati abbandonati da una Regione lumaca che non ha ottemperato alle procedure burocratiche nei tempi stabiliti per legge”. Pertanto quando “i Comuni hanno inviato la documentazione informativa ai cittadini relativamente all’autodenuncia sulla presenza di manufatti e scarti di amianto, i termini erano, per lo più, già scaduti”.

Articolo pubblicato il 08 aprile 2016 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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