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Quotidiano di Sicilia

In Gurs la Finanziaria che affossa la Sicilia
di Carlo Alberto Tregua

Lo sviluppo che non c’è

Tags: Finanziaria, Sicilia, Economia, Sviluppo



Finalmente la Finanziaria approvata dall’Ars il 2 marzo ha visto la luce sulla Gurs, per la parte generale, venerdì 25 marzo e, per le cifre, venerdì 1 aprile (un mese dopo). Ritardo inspiegabile se non si conoscesse il retroscena di tutta una serie di aggiustamenti concordati anche col ministero dell’Economia.
Con l’editoriale del 20 febbraio, avevamo fatto l’analisi della bozza esitata dalla commissione Bilancio dell’Ars, che l’Assemblea regionale siciliana ha modificato sostanzialmente.
Stona un dato: il Fondo di Cassa presunto ad inizio esercizio era stato indicato in 1,385 miliardi nella bozza, mentre il dato definitivo è di 838 milioni. Dove sono finiti i 547 milioni?
A parte questa anomalia, che l’assessore Alessandro Baccei vorrà spiegare all’opinione pubblica, evidenziamo come questa Finanziaria non possa che affossare la Sicilia e vi spieghiamo perché. Di fatto, quasi tutte le entrate sono destinate alle spese correnti per 17,3 miliardi, presumibilmente in aumento.

È vero che sono previste spese in conto capitale per 2,8 miliardi, ma esse sono residuali rispetto a quelle correnti, obbligatorie e fisse. Qualora le entrate dovessero diminuire per qualunque ragione, le prime ad essere bloccate sarebbero le spese in conto capitale, cioè quelle per gli investimenti. Questo evento accade quasi tutti gli anni.
Perché consideriamo questa Finanziaria un fallimento che affosserà ulteriormente la Sicilia? Perché non potendo immediatamente disporre di risorse da destinare agli investimenti, verranno bloccati i finanziamenti Ue e quelli del Fondo Sviluppo e Coesione (statale), appunto per carenza del cofinanziamento regionale. Con ciò si bloccherebbero 12,4 miliardi.
Bloccare la spesa per gli investimenti significa cristallizzare la leva economica che può muovere quattro o cinque volte risorse addizionali.
Ora, tenuto conto che ogni miliardo attiva fra sei e ottomila posti di lavoro nuovi, si capisce perfettamente  come mettere in moto una quarantina di miliardi, potrebbe creare nuova occupazione per centinaia di migliaia di nuovi cittadini.
 
Di fatto, l’attività della Regione, in base al documento approvato, è stata messa in moto (si fa per dire!) a cominciare dal secondo trimestre. C’è da chiedersi se assessori e burocrati saranno capaci di recuperare il tempo perduto, per quanto concerne i progetti, o se si adageranno ancora al comodo nulla-fare, così nessuno sbaglia.
In questa Legge di Stabilità 2016 non vi sono elementi di novità per quanto concerne la revisione della spesa, che infatti si mantiene costante da anni, mentre prevede una riduzione per il 2017 e 2018 a danno degli investimenti che passano da 2,7 miliardi (2016) a 844 milioni (2017) a 651 milioni (2018).
Questo catastrofico andamento è la dimostrazione palese della strada in discesa verso il burrone che ha imboccato da tre anni a questa parte l’amministrazione regionale e che prosegue da qui alla fine di questa terza malnata Legislatura, dopo quelle di Cuffaro e Lombardo.

I dati sono inoppugnabili e vorremmo ricevere dall’assessore Baccei una smentita con altri dati che forse non abbiamo visto. Ma dubitiamo che essa arrivi perché i fatti non si possono travisare.
Questa è una Regione che ha un bilancio vero di 15/16 miliardi, di cui dovrebbe destinarne non più di 10/11 alla spesa corrente e tutta la differenza ad investimenti nazionali ed esteri.
Solo con questa destinazione delle risorse è possibile ripartire per una crescita ordinata, mentre con i dissennati comportamenti degli ultimi tre presidenti della Regione si sono creati quasi due milioni di poveri, sono morte centinaia di migliaia di imprese, è diminuita l’esportazione, è crollato il Pil, la disoccupazione ufficiale ha toccato il macroscopico vertice di quasi 400 mila siciliani, i beni culturali continuano a stare sotto la polvere, i tesori della Sicilia restano negli scantinati.
Se questo non è un disastro, diteci voi cosa è. Il peggio è che non si vede la luce in fondo al tunnel. Anzi si vede: è un semaforo rosso.

Articolo pubblicato il 08 aprile 2016 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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