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Corte costituzionale "inventa" il diritto
di Carlo Alberto Tregua

Le leggi provengono dai cittadini

Tags: Corte Costituzionale, Giustizia



La Corte costituzionale è una signora ancora giovanile di sessant’anni: la prima seduta fu presieduta da Enrico De Nicola il 28 dicembre  1956. La Corte è l’Organo supremo della Giustizia che valuta se le leggi approvate dal Parlamento sono conformi allo spirito e alla lettera della Carta costituzionale, fatto che spesso non avviene.
Infatti, i nostri legislatori hanno progressivamente perduto qualità e proprietà di linguaggio, per cui le leggi approvate dalle Camere sono sempre più spesso ermetiche, incomprensibili e di difficile applicazione, tanto da consentire ai giudici di emettere sentenze, della stessa fattispecie, spesso diametralmente opposte.
Il Presidente della Consulta, Paolo Grossi, nella riunione straordinaria di ieri, lunedì 11 aprile, relativa all’attività della stessa nel 2015, ha letto una serie di dati che esprimono il senso di quell’attività.
Alla sessione ha partecipato il Presidente della Repubblica, Sergio Matterella - venuto al nostro forum, come vicepresidente del Consiglio, pubblicato l’11 settembre 1999 - ma ovviamente, come prevede il protocollo, non ha parlato.

Grossi ha ribadito che la Corte è un Tribunale di garanzia, ma non è statico ed immobile, piuttosto proiettato nel futuro che “inventa il diritto come diritto del futuro”.
Gli ho chiesto, nella successiva conferenza stampa, se a suo avviso la gente percepisca la qualità dell’attività della Corte. Mi ha risposto che essa dà grande valore ai principi e alle regole, nella valutazione di leggi rimesse perché si dubita della loro costituzionalità.
Però, ha sostenuto il Presidente, molto spesso le remissioni delle leggi alla Corte, sono male articolate, con la conseguenza che essa le dichiara inammissibili. Ciò accade perché i giudici non effettuano una valutazione adeguata delle norme che trasmettono alla Corte, come se anziché manifestare l’ipotesi di una presunta illegittimità, chiedessero un parere. Ecco perché, queste remissioni, spesso, sono stroncate.
Ad un’altra domanda sulle valutazioni delle leggi rimesse alla Corte, e riguardante la razionalità delle leggi, Grossi ha risposto che è preponderante il valore della ragionevolezza, cui (sottolineamo noi), va aggiunta la proporzionalità.
L’atto normativo va inserito in un contesto temporale e in una situazione. Non ne può essere avulso.
 
“Non bastano gli strumenti della logica astratta - aggiunge Grossi -  perché la fonte delle leggi è il diritto che proviene dalla Società civile, diritto poi raccolto dal Parlamento che lo interpreta e lo tramuta in legge”. In materia di ragionevolezza, vi è una fondamentale sentenza di Giuliano Vassalli del 1996.
La Corte approfondisce continuamente le questioni che le vengono sottoposte, ma non come una sorta di santuario immobile e statico, bensì come soggetto che prende atto dell’aumento della gamma dei diritti dei cittadini, inventando e scoprendo nuovi diritti. Ovviamente, non intende sostituirsi al Legislatore.
La Corte valuta continuamente, nel soppesare la costituzionalità delle leggi, quel complesso di valori e di principi fomdamentali anche inespressi, che tuttavia sono rinvenibili nella Carta costituzionale. Ed è proprio l’interpretazione dinamica della stessa che crea le maggiori difficoltà valutative dell’Organo supremo.
Ricordiamo in proposito una massima di Cicerone (107-43 a.C): “Summa ius, summa iniuria”. 

Il Presidente Grossi ha precisato che questa riunione non costituisce apertura dell’anno giudiziario perché la Corte, diceva De Nicola, “non ha un anno giudiziario” ed è quindi in sessione permanente perché la garanzia delle leggi deve essere esercitata costantemente.
La relazione del Presidente Grossi ha un elemento di novità, rispetto alle precedenti cui ho assistito, e riguarda la cosiddetta “prossimità nei confronti dei cittadini”, soprattutto quelli più giovani quali gli alunni delle scuole.
Per questa ragione, la Corte ha effettuato numerose visite alle scuole per spiegare ai ragazzi la funzione di questa Istituzione, nella quale bisogna credere indipendentemente dalla composizione dei quindici giudici che, a seconda delle convenienze, vengono tacciati di destra, di centro o di sinistra. Proprio per questo motivo, mai essa comunica con quanti voti viene approvata una sentenza o una ordinanza.
Questo è un appuntamento importante, cui i giornali non dovrebbero mancare.
E noi, c’eravamo!

Articolo pubblicato il 12 aprile 2016 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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