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Rifiuti, la Sicilia è ancora ferma all'era pre-industriale
di Rosario Battiato

Anche l’assessore Contrafatto al convegno dell’Aiat per discutere del futuro dei rifiuti isolani. Il modello virtuoso del Veneto produce reddito dalla gestione sostenibile

Tags: Rifiuti, Sicilia, Vania Contrafatto, Aiat



PALERMO – Sono passati quasi nove anni dal primo convegno sulla gestione integrata dei rifiuti organizzato da Aiat Sicilia (Associazione ingegneri per l’ambiente e il territorio), eppure non è cambiata di molto la situazione relativa alla gestione del rifiuto dell’Isola dove la discarica continua a rappresentare quasi l’unica modalità di smaltimento. L’ultimo appuntamento, intitolato “La Sicilia e i suoi rifiuti: tutto cambia affinché nulla cambi, o no?”, si è tenuto venerdì scorso in una sala gremita alle Ciminiere di Catania ed è stato realizzato in collaborazione con Aiat nazionale e Osservatorio dei Rotary club di Catania.

Quest’anno, forse più degli altri, si avverte la necessità impellente del cambiamento. I rapporti che la Regione continua a inviare a Roma testimoniano che il tempo sta per scadere: le discariche isolane non potranno reggere l’attuale ritmo di conferimento (circa il 90% dei rifiuti all’anno) e bisogna accelerare la costruzione dei nuovi impianti perché già a fine maggio potrebbe essere troppo tardi.
 
Anche per questo Crocetta e Contrafatto hanno chiesto poteri speciali a Roma. Un quadro emerso dall’intervista all’assessore Contrafatto realizzata da Raffaella Tregua, vice direttore del QdS, nel corso del convegno e che approfondiremo nei dettagli domani. Sempre l’assessore, rispondendo a una domanda della giornalista, ha fatto il punto anche sul piano rifiuti della Regione, che è stato aggiornato e inviato a Bruxelles. 

Nel complesso, però, la Regione continua a restare indietro. “Non siamo mai passati dall’era preindustriale – ha spiegato Aurelio Angelini, docente dell’Università di Palermo – a una industriale”. Un processo mai avviato che non ha visto nell’Isola la nascita di una filiera produttiva per la gestione e la valorizzazione dei rifiuti.
 
A fornire l’esempio più concreto di industrializzazione del sistema è stato David Bolzonella dell’Università di Verona che ha riportato alla platea il caso Veneto, di certo l’esempio di eccellenza a livello nazionale che più si avvicina ai migliori standard europei. Da queste parti, a fronte di un recupero spinto, c’è “un sistema industriale che crea reddito”.

Una corsa ancora complicata, invece, per la Regione Campania, che comunque, rispetto agli anni dell’”emergenza Napoli”, ha compiuto grandi passi in avanti. Lo dicono i dati, riportati da Francesco Pirozzi dell’Università di Napoli “Federico II”, e l’esperienza del termovalorizzatore di Acerra che “non ha costi per i cittadini” e guadagna “con la produzione di energia elettrica”.

Le nuove tecnologie non devono preoccupare anche se proprio la valorizzazione energetica del rifiuto è stata al centro del recente dibattito isolano sui rifiuti – in seguito alla decisione del governo nazionale di stabilire una quota di incenerimento di circa 700mila tonnellate all’anno in combinazione con una differenziata del 65% – determinando la diffusione di proteste e rimostranze riassumibili nella ben nota sindrome Nimby (Not in my back yard).

“La Sicilia ha bisogno di tappe intermedie – ha spiegato Margherita Ferrante dell’Università di Catania – e quindi la teoria rifiuti zero è qualcosa a cui tendere, ma prima ci sono altri traguardi da raggiungere”.
Il ciclo integrato presuppone anche la valorizzazione energetica, assieme a tutte le altre forme sostenibili di smaltimento, e va valutata e considerata perché, in ogni caso, nessuna tecnologia è “priva di effetti”.

È certamente più pericolosa per l’ambiente la discarica, visto che le realtà più avanzate ne fanno un utilizzo residuale che coinvolge una quota inferiore al 10% dei rifiuti urbani prodotti. “Il modello sostenibile – ha sottolineato Giuseppe Mancini dell’Università di Catania e organizzatore dell’evento – consiste nel mantenere differenti tipologie di smaltimento”. Modelli differenti che non entrano in collisione, perché “non esiste che il riciclaggio entri in contraddizione con la termovalorizzazione”.

Articolo pubblicato il 19 aprile 2016 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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