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Catania - Ospedale San Marco a Librino ennesima opera incompiuta
di Melania Tanteri

La consegna del nosocomio, prevista in questi giorni, ritarderà almeno sino alla fine dell’anno. Abitanti e associazioni della zona affronteranno la questione oggi in un dibattito

Tags: Catania, Ospedale, Librino



CATANIA - Dovrebbe servire il popoloso quartiere periferico e tutta la zona sud ovest della città. Ma le ultime vicende giudiziarie sulla Tecnis, la ditta che ne ha in appalto la costruzione, stanno mettendo a rischio la struttura, che rischia di diventare l’ennesima opera incompiuta di un quartirere incompiuto, Librino. È l’ospedale San Marco, un’opera sanitaria costata già oltre 100 milioni di soldi pubblici, la cui consegna alla città è destinata a ritardare: la consegna, prevista proprio in questi giorni, ritarderà almeno sino alla fine dell’anno in corso.

Una situazione che preoccupa, e non poco, gli abitanti e le associazioni della zona che proprio oggi pomeriggio affronteranno la questione, chiamati a raccolta dalla Cgil, nell’incontro dibattito “L’ospedale San Marco ed il suo territorio”, organizzato da Cgil, Fillea e Fp Cgil di Catania”. Tra i partecipanti, oltre a Giacomo Rota, segretario generale della Cgil di Catania, a Giovanni Pistorio, segretario generale Fillea Cgil, al Magnifico Rettore dell’Università, Giacomo Pignataro, al segretario generale della Fp Cgil, Gaetano Agliozzo, e al direttore generale dell’azienda Policlinico, Paolo Cantaro, Sara Fagone, responsabile delle periferie Cgil di Catania.

“Sull’ospedale San Marco di Librino c’è grande preoccupazione – ammette la Fagone. Il quartiere – continua - per il suo vissuto teme, alla luce dei guai giudiziari dell’impresa, che i lavori non vengano completati e che l’ospedale resti un altra incompiuta come tante a Librino. Inoltre – prosegue - e questo interessa tutta la zona sud e la città intera, la chiusura del pronto soccorso dell’ospedale Vittorio Emanuele, senza l’apertura del nuovo ospedale, porterà disagi all’utenza, soprattutto quella che viene dalla parte meridionale della città, che sarà costretta a riversarsi tutta al Garibaldi centro. Tutto questo è stato discusso anche con le associazioni e le scuole – aggiunge la responsabile delle periferie per la Camera del Lavoro - che saranno presenti, ed è un obiettivo comune”.

Per quanto riguarda il maggiore afflusso previsto nel presidio di emergenza dell’ospedale Garibaldi di piazza Santa Maria Di Gesù, a tranquillizzare gli animi era già intervenuto il direttore generale della struttura, Giorgio Santonicito che ha assicurato che, in ogni caso, quello che potrebbe diventare l’unico pronto soccorso del centro cittadino, senza che sia operativa la cintura esterna alla città immaginata dalla riforma sanitaria regionale, è stato comunque predisposto a un maggior carico di richieste.
 
“È chiaro che lo spostamento dell’asse del pronto soccorso del Vittorio Emanuele sul Policlinico, che è certamente fuori dal centro urbano ristretto, ma che è comunque a qualche chilometro di distanza dal centro urbano, potrà portare un maggiore afflusso al Garibaldi – spiega il direttore generale - ma non bisogna neanche drammatizzare. Sicuramente i flussi si sposteranno verso il Policlinico. Ci sarà, senza dubbio, un flusso del dieci, venti per cento di utenza che si riverserà sul Garibaldi, ma – conclude – abbiamo programmato le nuove dotazioni organiche, per fare fronte soprattutto sotto il profilo del personale a queste nuove esigenze che si presenteranno nei prossimi mesi”.

Articolo pubblicato il 19 aprile 2016 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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