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Saldo tra iscrizioni/cessazioni imprese resta negativo ma con segnali di ripresa
di Redazione

Unioncamere - Infocamere: dall’analisi sulla natalità e mortalità tra gennaio e marzo sembra intravedersi l’uscita dal tunnel. In Sicilia saldo negativo (-475) ma il tasso di crescita passa da -0,27 del 2015 all’attuale -0,07

Tags: Impresa, Unioncamere, Infocamere



ROMA – Nuova frenata dei fallimenti mentre il saldo tra iscrizioni e cessazioni di imprese, pur negativo, mette a segno il miglior risultato degli ultimi cinque anni. Alla fine di marzo complessivamente il totale delle imprese italiane risulta pari a 6.038.891 unità, di cui 1.347.820 artigiane.

E’ quanto emerge dall’analisi dei dati ufficiali sulla natalità e mortalità delle imprese tra gennaio e marzo 2016, diffusi da Unioncamere - InfoCamere, secondo cui il tessuto imprenditoriale si riduce di -12.681 unità. Questa flessione però, comune a tutti i trimestri di inizio d’anno tradizionalmente caratterizzati da un bilancio negativo a causa del concentrarsi delle cancellazioni sul finire dell’anno precedente, è meno consistente rispetto al passato. Intanto tra gennaio e marzo sono diminute del 5,4% le nuove aperture di procedure fallimentari (3.396 in totale).

I settori che vedono aumentare in modo apprezzabile la propria base imprenditoriale sono quelli del noleggio, agenzie di viaggio e servizi alle imprese (+1.579 imprese, di cui 483 artigiane), le attività immobiliari (+896) e l’alloggio e la ristorazione (+662). Sul fronte opposto ad arretrare maggiormente sono i settori delle costruzioni (- 6.294 imprese, -0,74%) e del commercio (-5.680 unità, -0,37%).
L’analisi a livello territoriale mostra saldi negativi in tutte e quattro le grandi ripartizioni, ciascuna comunque in miglioramento rispetto ad un anno fa. Tra le regioni, Trentino-Alto Adige, Lazio e Campania sono quelle che fanno registrare un saldo positivo per quanto contenuto rispettivamente con 69, 714 e 33 imprese in più. Delle altre, la sola Emilia-Romagna ha chiuso il primo trimestre 2016 con un risultato peggiore del 2015. Tra gli artigiani, nessuna regione chiude in positivo e sono cinque quelle in ulteriore contrazione rispetto allo stesso trimestre dello scorso anno: Friuli Venezia Giulia, Liguria, Umbria, Molise e Sardegna.

Tornando ai fallimenti, tra gennaio e marzo le imprese che hanno aperto una procedura fallimentare sono state 3.396, contro le 3.588 del primo trimestre del 2015. In termini percentuali, si segnala un nuovo deciso rallentamento (-5,4%), dopo quello lieve del 2015 (-0,5%). Il fenomeno dei fallimenti riguarda comunque, rispetto ai 6 milioni di imprese del tessuto economico nazionale, un numero di aziende molto limitato, nell’ordine di 6 unità ogni 10mila.

Osservando la distribuzione dei fallimenti per settore, quello che contribuisce maggiormente in termini assoluti è il commercio (794 fallimenti, pari al 23% del totale). Seguono l’industria manifatturiera con 656 eventi (19,3%) e le costruzioni con 644 (19,0%). Quanto all’incidenza del fenomeno – al netto dei settori di minori dimensioni – l’esposizione delle imprese al rischio di fallimento è più elevata tra le attività manifatturiere (11,3 aperture ogni 10mila imprese registrate).

Articolo pubblicato il 21 aprile 2016 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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