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Quotidiano di Sicilia

Il silenzio sulla mafia favorisce la mafia
di Carlo Alberto Tregua

Parlarne comunque, ma parlarne

Tags: Mafia, Bruno Vespa, Giuseppe Riina



L’intervista di Bruno Vespa a Giuseppe Salvatore Riina, figlio del capo dei capi, nel corso del programma Porta a Porta del 6 aprile ha suscitato un vespaio di cui si è fatto alfiere Rosy Bindi, presidente della commissione parlamentare Antimafia, notoriamente donna evoluta e di ampi pensieri.
Le critiche più forti a Vespa e al direttore della rete ammiraglia dell’informazione sono venute da quei benpensanti che, come diceva il cardinale Ruffini negli anni Cinquanta: la mafia non esiste. Ovvero esiste ma è meglio non parlarne. Chissà perché questa stramberia.
La gravissima situazione socio-economica della Sicilia, ma anche di Calabria e Campania, sono conseguenti alla permeazione del tessuto sociale da parte della criminalità organizzata, per cui vi è uno strato opaco e nebuloso tra le persone per bene e quelle per male.
Ed è proprio questo strato nebuloso che infetta la parte buona della società, nella quale molti cittadini preferiscono tacere piuttosto che far sentire forte e chiara la propria voce contro la criminalità organizzata.

Ai cittadini che stanno in quella zona opaca piace molto il detto “I panni sporchi si lavano in famiglia”. Mentre i cittadini per bene e degni di questo nome dovrebbero adottare il suo rovescio: “I panni sporchi si lavano in piazza”. Fino a quando vincono l’omertà, la paura o l’indifferenza, la criminalità organizzata non potrà essere debellata. Fino a quando si preferisce il silenzio alla parola, i cittadini per bene saranno perdenti.
Ecco perché è in fase organizzativa l’associazione Etica e valori, Risorgimento Sicilia alla quale potranno aderire solo le persone per bene, certificate.
In una lettera al Corriere della Sera, pubblicata il 9 aprile, Bruno Vespa ha citato precedenti inoppugnabili: l’intervista del 1982 fatta da Enzo Biagi a Michele Sindona, pur essendo stato ucciso tre anni prima l’avvocato Ambrosoli che investigava sulle malefatte dello stesso.
Enzo Biagi intervistò Luciano Liggio, maestro di Totò Riina e capo dei capi nei primi anni Sessanta. E intervistò il terrorista nero Stefano Delle Chiaie. Continua Vespa citando l’intervista di Jo Marrazzo (padre dell’ex presidente della Regione Lazio, travolto dagli scandali ma nonostante ciò attuale corrispondente della Rai in Israele).
 
Marrazzo intervistò Giuseppe Piromalli, capo della ‘ndrangheta calabrese nonché il capo della Camorra, Raffaele Cutolo. Sergio Zavoli ha intervistato terroristi non pentiti senza mai ricevere riprovazioni di sorta.
Il giornalismo non può avere bavagli. Deve portare all’opinione pubblica fatti e racconti purché siano sempre basati sulla verità. è evidente che Riina junior, detenuto per 8 anni, abbia raccontato la sua verità, e si sia accreditato come punto di riferimento dell’attuale mafia siciliana (e non solo). Ma è bene che i cittadini si siano fatti una opinione di ciò che ha detto e del retroscena che ha generato quelle dichiarazioni.
Dal suo viso, dai suoi occhi, dal modo di parlare piuttosto che dalle cose che diceva, si capiva benissimo quale fosse il suo filo conduttore.
La criminalità organizzata è una patologia del tessuto sociale, agisce in quella parte opaca cui prima si accennava; parlarne in qualunque modo, ma parlarne, significa far ragionare i cittadini e far capire ancor di più da quale parte stare.

L’omertà è la più grande alleata della mafia, il coprire i suoi atti che non usano più come strumento il kalashnikov, ma sono effettuati da professionisti in guanti bianchi che fanno da intermediari con quella parte della società civile, ma anche con quella parte della società incivile (pardon, politica) con cui fare affari.
Gli affari nel settore pubblico sono estesi perché fra acquisti di beni, opere pubbliche e servizi di varia natura, le pubbliche amministrazioni spendono centinaia di miliardi, dai quali è facile trarre benefici finanziari e personali.
Quando si parla di corruzione ci si riferisce anche a tutte le attività inerenti che riguardano l’apparato mafioso (e non solo esso). Tuttavia, non si possono escludere le connessioni fra tutte le parti che lucrano sul denaro pubblico .
Ecco perché è indispensabile che sempre di più se ne parli, si accendano riflettori più forti e resistenze elettriche che diradino le nebbie per scoprire malavitosi, corrotti e corruttori.

Articolo pubblicato il 21 aprile 2016 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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