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Giuseppe Mancini: "Oltre l'emergenza rifiuti coinvolgendo tutti"
di Raffaella Tregua

Intervista all’ingegnere Giuseppe Mancini, organizzatore con Aiat del convegno sulla gestione in Sicilia, venerdì scorso a Catania. Per lo smaltimento senza problemi servono modello industriale, tecnologia e raccolta differenziata

Tags: Giuseppe Mancini, Aiat, Rifiuti, Sicilia



CATANIA - Si è rinnovato anche quest’anno l’appuntamento alla fiera progetto Confort con il convegno sulla gestione dei rifiuti in Sicilia organizzato dall’Associazione degli Ingegneri per l’Ambiente e il Territorio e dai Rotary club della città di Catania.
L’ingegnere Giuseppe Mancini (Aiat e Università di Catania) è stato fra i principali fautori dell’evento.

Ingegnere Mancini, ha senso ancora fare convegni di questo genere e se si quanto possono contribuire alla vera risoluzione della problematica rifiuti?
“Il contributo è piccolo, piccolissimo, il senso grande, anzi grandissimo. è una formula che mette insieme, in un unico tavolo di confronto esperti veri, dirigenti regionali, amministratori pubblici, imprenditori, ordini professionali e le persone davvero interessate, rappresentate non solo dai presenti al dibattito ma soprattutto dalle associazioni che mirano a difendere l’ambiente ed i diritti dei cittadini. Una formula che dovrebbe essere la regola ma che invece è l’eccezione. Il contributo diventa appunto importante se questi momenti di confronto sereno, costruttivo e non bellicoso, diventano tanti, tantissimi, in ogni fiera ma anche in ogni piazza ed in ogni città.”

Quali sono le conclusioni dei lavori?
“La conclusione è sempre la stessa. dobbiamo lavorare uniti per il vero obiettivo comune. la gestione integrata e la concreta diminuzione del peso opprimente della discarica sulle teste non solo delle generazioni future, come spesso di dice ma ormai anche delle attuali. Poi certamente la soluzione và articolata con competenza e rispetto dell’interesse collettivo.”

Al riguardo tanti gli esperti nei diversi eventi da voi organizzati.
“Sì, ci sono stati esperti del Politecnico di Milano, di quello di Torino, dell’Università di Verona ma anche dell’Università Federico II di Napoli, dell’Ateneo di Palermo e di quello di Catania. Insomma, un panorama nazionale coperto dal Nord al Sud dalle cui diverse e positive esperienze attingere per risolvere la nostra perenne crisi.”

Crisi che dipende dall’assenza di un Piano?
“Guardi, l’assenza di un Piano adeguato, e mi chiedo perché sia stato poi così difficile non farlo adeguato anche semplicemente copiandolo, è solo una parte, forse non la più importante, delle responsabilità diversificate. Siamo tutti responsabili. Amministratori regionali e comunali che non attuano ma che neanche controllano e sanciscono; certo, anche gli Ato mal amministrati, spesso in totale assenza di competenza nel settore, che pressati dalla politica hanno assunto oltre ogni ragionevolezza e mandato in bancarotta tanti gestori extra-regionali con crediti inevasi; Ma anche molti comuni che ostacolato gli stessi Ato a volte fomentando i cittadini a non pagare per il servizio reso e causando buchi immensi. Tra i responsabili includo anche chi si oppone sempre e comunque, chi denigra e schernisce invece di aiutare, e non ultimi, tutti i cittadini che pur potendo (e possono) non fanno la differenziata; tra questi soprattutto quelli che si dicono a favore dell’ambiente con tante belle parole ma poi “miscano tuttu” e quelli che pregiudicano la fatica ed il buon esempio di altri.”

La tecnologia può aiutare?
“Certo, ma non basta. I colleghi intervenuti, che ringrazio, hanno mostrato come in realtà in fondo vicine -la Lombardia, il Piemonte, il Veneto - sono stati gradualmente raggiunti i risultati della Germania, della Svezia e della Danimarca attraverso una formula consolidata a livello mondiale che prevede il giusto mix di recupero di materia e di energia e che ha portato, in queste regioni, la necessità di smaltimento in discarica a pochi punti percentuali. In Sicilia, ribaltando questi ottimi principi e risultati, è invece il recupero di materia che è fermo al di sotto del 5%, e anche meno, da trent’anni a questa parte.”

Tutti colpevoli quindi, non c’è assoluzione?
Guardi, sa chi sono paradossalmente gli unici che assolvo? I gestori degli impianti e paradossalmente proprio i proprietari privati di discariche che gestendo, pur col giusto guadagno, nel rispetto della legge ed in maniera sostenibile, come ad esempio a Catania e Agrigento, hanno almeno evitato, a differenza delle brutte e note esperienze pubbliche, i disastri delle discariche comunali del passato che, oggi, purtroppo e sempre più spesso, emergono grazie all’accorto lavoro della magistratura. E sa la cosa ancora più paradossale? Che sono proprio loro che da esperti nel campo comprendono e prevedono le serie problematiche nel continuare con questo modello insostenibile di ricerca di sempre nuove volumetrie e vogliono oggi far parte, giustamente sottolineo, di un processo che porti a soluzioni alternative proprio allo conferimento unico ed indiscriminato in discarica.”

Quindi lei pensa ad una soluzione che coinvolga anche gli attuali gestori delle discariche?
“Certo, solo se ci mettiamo tutti assieme a lavorare con un buon modello industriale, ma soprattutto coinvolgendo il cittadino possiamo con tempi certi uscire da questo quadro da primi del Novecento. Dico sempre ai miei allievi che se tutti quelli che votano a favore dell’ambiente facessero bene la raccolta differenziata domani stesso arriveremmo al 30%. Poi ci vogliono gli impianti e chi li sa e li ha saputi gestire. Al riguardo al convegno sono venute da Aiat due proposte forti: la prima - fare del 2017 l’anno siciliano della raccolta differenziata, ovviamente preparandosi, fin dal prossimo autunno, con i cittadini, le amministrazioni e le scuole in ogni piccolo e grande comune. Coinvolgendo positivamente, con un indirizzo della Regione, tutte le associazione ambientaliste, i Club service e le altre straordinarie associazioni di volontari di cui fortunatamente è pieno il nostro splendido territorio; La seconda - promuovendo sistemi integrati di gestione dei rifiuti e delle acque reflue che permettano attraverso la digestione anaerobica della frazione organica del rifiuto e dei fanghi di depurazione di sfruttare tutto il potere energetico e termico delle diverse frazioni in una perfetta simbiosi industriale tra i due processi. Il tutto correlato ad un posizionamento strategico in aree industriali e alle giuste dimensioni di scala. E per far questo ci sono già tecnici a disposizione gratuitamente.”

Quindi, il titolo del convegno: “Tutto cambi perché nulla cambi....o NO?”
Io spero di metterlo sempre più in grassetto quel No che individua la chance del cambiamento. Siamo stanchi di slogan e proclami, vorremmo soluzioni semplici, soluzioni da copiare dalla Lombardia e dal Nord Europa, senza finte contrapposizioni ideologiche che spesso, solo per puri interessi personalistici cercano un nefasto conflitto che ha solo concorso a determinare quella staticità trentennale che va tutta contro gli interessi veri per la salute dei siciliani.”

Articolo pubblicato il 22 aprile 2016 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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Giuseppe Mancini, Associazione Ingegneri per l'Ambiente e il Territorio della regione Sicilia
Giuseppe Mancini, Associazione Ingegneri per l'Ambiente e il Territorio della regione Sicilia


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