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Quotidiano di Sicilia

Paese sempre più vecchio i pochi figli vanno all'estero
di Antonio Leo

Istat: nel 2015 i giovani sono il 21,1% contro il 21,7% degli over 65. Nel 2065 l’età media potrebbe arrivare a cinquant’anni

Tags: Anziani, Italia, Italia



ROMA - Un paese sempre più vecchio, con i giovani che scappano, con i vecchi che aumentano, con una fiducia verso le istituzioni e persino verso il prossimo, magari il dirimpettaio, rasente lo zero. È l’Italia decadente che salta fuori mettendo insieme “dati, comunicati stampa, pagine di approfondimento, strumenti di visualizzazione e fonti internazionali”, pezzi di un puzzle che l’Istat ha raccolto e resi disponibili sul suo sito web istituzionale.

C’è la causa e c’è l’effetto nelle tavole dell’Istituto nazionale di statistica. Perché se oggi i 15-34enni sono il 21,1% della popolazione iscritta all’anagrafe (dati al 1° gennaio 2015) – percentuale destinata addirittura a scendere da qui al 2050 - è perché si fanno sempre meno figli, constatazione evidente a cui sono collegate più problematiche sociali. Anzitutto si entra nel mercato del lavoro tardi: fra i giovani di 15-34 anni il tasso di occupazione è pari, nel 2015, al 39,2% (56,3% nella fascia 15-64); quello di disoccupazione si attesta al 23,2% (quasi il doppio di quanto rilevato nella popolazione attiva complessivamente considerata).
 
Sono oltre un terzo, invece, i giovani che sono del tutto avulsi dal mercato del lavoro. Ed infatti si arriva quasi brizzolati al matrimonio, con gli uomini che salgono sull’altare a 36,6 anni e le donne a 32,6, mentre la maternità è rimandata in media non prima dei 35 anni. Si capisce bene il perché di questa vita differita, se poi il 28,6% dei giovani che vivono soli risulta a “rischio povertà” e se il 13,4% delle giovani coppie con figli, le tanto decantate giovani coppie con figli, hanno sperimentato nel 2014 una condizione di “grave deprivazione materiale”.

Tanto vale allora restare con  mammà, scelta che riguarda il 68,8% dei maschi 18-34enni e quasi il 58% delle fanciulle nella stessa fascia d’età.

Si dirà che sono qualunquisti,  benaltristi, in definitiva “bamboccioni” questi giovani d’oggi. E intanto però si scopre che ben i due terzi dei 25-34enni partecipa attivamente “alla vita civile e politica del Paese” (se poi avviene a mezzo facebook, meet-up o piazza non è dato saperlo). Quello a cui di sicuro non credono i giovani sono i partiti politici e il Parlamento (bocciati senza appello con voti tra il 2 e il 3 su un totale di 10). Sopra la sufficienza le forze dell’ordine e i vigili del fuoco (voto 6,7 su 10). E seppure quattro giovani su dieci si dichiarano soddisfatti in generale della propria vita, solo il 22,6% dei ragazzi tra i 20 e i 24 anni si fida del prossimo, ritiene cioè che la gente meriti fiducia. C’è un clima generale di paura, sconforto e diffidenza delle giovani generazioni, che porta quasi tre ragazzi su quattro ad aver “paura dell’altro” e a quasi uno su due a non vedere un futuro positivo. Almeno in Italia: infatti oltre 36 mila giovani hanno lasciato il Paese nel 2015, con un aumento di quasi il 21% rispetto all’anno precedente.

E così, frattanto che le forze migliori vanno via e non vengono sostituite da nuovi cittadini, il Paese invecchia inesorabilmente. Già, nel 2015, gli over 65 risultano il 21,7% della popolazione, quasi il doppio degli italiani tra zero e 14 anni (il 13,8%): una forbice che, dicono le stime, è destinata ad aumentare portando l’età media degli italiani dai 44,4 anni del 2015 ai circa 50 del 2065. È un sistema destinato a implodere, un cane che si morde la coda, con gli anziani che vanno a riposo sempre più tardi, impedendo alle nuove generazioni di entrare al posto loro: fra il 2004 e il 2015 il tasso di occupazione delle persone fra i 55 e i 64 anni, infatti, è passato da circa il 30% a oltre il 48%.

Articolo pubblicato il 27 aprile 2016 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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