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Quotidiano di Sicilia

Codice degli appalti e sblocca opere
di Carlo Alberto Tregua

Semplificazione delle procedure

Tags: Appalti



Il Governo ha approvato la norma che modernizza il Codice degli appalti (Dlgs n. 50/2016). Si tratta di una legge che ha come obiettivo centrale quello di semplificare le procedure in modo da evitare il blocco delle opere conseguenti alle controversie che si svolgono innanzi ai tribunali amministrativi e Consiglio di Stato.
La riforma del Codice degli appalti, che ha preso come modello quello europeo, è stata curata dal viceministro Riccardo Nencini, venuto al nostro forum pubblicato il 23 maggio 2014. In quella occasione ce ne anticipò le linee generali che ora hanno trovato attuazione nella norma in questione.
Vi sono diverse novità che vogliamo segnalare. La prima riguarda il ruolo affidato all’Autorità nazionale anticorruzione, la quale avrà molti compiti fra cui quello di scrivere norme di attuazione del nuovo testo unico, con linee guida che dovranno essere varate entro tre mesi e adottate con un decreto del Mit (Ministero infrastrutture e trasporti). L’Anac assegnerà il rating alle imprese e istituirà l’albo dei commissari di gara, sanzionando le concessionarie inadempienti. 

Con la pubblicazione della legge  sulla Guri del 19 aprile, ma in attesa dei decreti attuativi, resta in vita il vecchio regolamento, almeno fino al 31 dicembre 2016.
L’offerta economicamente più vantaggiosa è l’elemento guida del nuovo sistema che si avvarrà delle commissioni giudicatrici, oltre la soglia di 5,2 milioni di euro.
Le gare sono obbligatorie anche per i piccoli lavori e i bandi dovranno essere pubblicati sui quotidiani per assicurare quella trasparenza che i siti web non consentono.
È prevista una stretta sul contenzioso per ridurne il ritardo alle procedure di assegnazione. Trascorsi 30 giorni dalla pubblicazione dell’elenco degli ammessi alle gare non vi è più possibilità di ricorrere al Tar.
Le società concessionarie dovranno mettere sul mercato almeno l’80% di lavori, servizi e forniture, previsti dal loro contratto, mentre oggi siamo intorno al 60%. Ma questa novità scatterà fra due anni.
Per le grandi opere è previsto intanto l’abrogazione della famosa legge obiettivo (443/01) istituita dal Governo Berlusconi: fallita!
 
È vero che bisogna dare maggiore forza alla realizzazione delle opere pubbliche strategiche, ma è anche vero che, come afferma il ministro Graziano Delrio, bisogna accelerare la realizzazione di decine di migliaia di opere piccole e medie che farebbero rifiorire attività economica e nuova occupazione. Sulle grandi opere è previsto il cosiddetto dibattito pubblico, cioè il momento di consultazione delle autonomie locali e delle associazioni di cittadini, concluso il quale si prendono decisioni non più opponibili da chicchessia.
Vi è poi la cancellazione della liberalizzazione del subappalto con un tetto fissato al 30% dell’importo complessivo del contratto. Sopra la soglia occorre obbligatoriamente indicare almeno tre subappaltatori in modo da aumentare la concorrenza e la trasparenza. Ai subappaltatori è possibile effettuare il pagamento direttamente.
Il criterio del prezzo più basso resta solo per importi inferiori al milione. Il massimo ribasso è vietato per le gare di progettazione ed assegnazione di servizi sociali e per i servizi ad alta intensità di manodopera, cioè con costo del personale superiore al 50% del contratto.    

La materia degli appalti è trasversale a tutte le attività pubbliche, nelle quali il primo attore è la burocrazia e le società cosiddette in house, cioè quelle controllate dagli enti pubblici.
Fino ad ora esse non potevano fallire, nonostante i ripetuti conti in rosso, con ciò attuando una discriminazione delle consorelle società del settore privato che, quando sono in stato di decozione, devono portare i libri in tribunale. La Corte di appello di Napoli ha anticipato la riforma Madia, per cui sarà possibile chiedere il fallimento delle società in house decotte.
Gli appalti riguardano beni e servizi comprati dalla pubblica amministrazione che sono centinaia di miliardi. Sol che si mettesse ordine in questa materia si potrebbero risparmiare, secondo l’ultimo rapporto Mef-Istat, circa 20 miliardi. Per raggiungere questo obiettivo sarebbe utile ragguagliarsi ai prezzi determinati dalla Consip spa, la società pubblica che continua ad ampliare il suo listino prezzi.

Articolo pubblicato il 29 aprile 2016 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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