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Capaci bis, il boss Riina depone al processo d'appello
di Redazione

Riina: “Questo Brusca si inventa le cose”. Spatuzza conferma le accuse

Tags: Capaci, Tot├▓ Riina



PALERMO - “Giovanni Brusca dice tutto lui, sa tutto lui, ma nessuno di noi sa niente. Questo è un inventore, si inventa le cose, è uno che ha ucciso molte persone. Io lo conosco perché sono di Corleone, lui di San Giuseppe Jato e avevamo dei terreni confinanti. Di altro non so”. Così il boss Totò Riina ha risposto alle domande dei difensori di Cosimo D’Amato, Giuseppe Barranca e Cristofaro “Fifetto” Cannella, imputati al processo d’appello bis per la strage di Capaci, in corso in corte d’assise d’appello a Caltanissetta.

“Di tutte queste cose io non so niente”, ha aggiunto quando gli chiedevano di un incontro con Brusca in cui si sarebbe parlato dell’esplosivo per l’attentato a Falcone. Brusca aveva dichiarato che era stato Riina stesso a dirgli che parte dell’esplosivo era stato procurato dai fratelli Graviano, boss palermitani di Brancaccio. Dunque nessuna ammissione e nessuna rivelazione sulla strage del 23 maggio ‘92 da parte del padrino corleonese; la deposizione è durata pochi minuti. Il capomafia, recentemente ricoverato in ospedale a Milano e detenuto al 41 bis a Parma, è parso affaticato, tanto che più volte sia i giudici che le parti hanno dovuto fargli ripetere le frasi che pronunciava perché difficili da capire.

Conclusa la deposizione di Riina, che era stato trasportato al carcere di Parma su una lettiga per deporre in videoconferenza, è toccato al pentito Gaspare Spatuzza salire sul banco dei testi per confermare le dichiarazioni già rese. Spatuzza è stato nuovamente citato perché, quando era stato sentito in trasferta, non gli era stata fatta leggere la formula del giuramento. Il collaboratore si è limitato a ribadire quanto detto. La Corte d’Assise d’Appello ha quindi chiuso l’istruttoria e ha fissato per l’11 e il 13 maggio due udienze per la requisitoria del procuratore generale Sergio Lari e dei sostituti Fabio D’Anna e Antonino Patti.

Ancora una volta i pm di Caltanissetta escludono l’intervento di soggetti esterni a Cosa Nostra nell’esecuzione della strage di Capaci. Lo ha ribadito ieri mattina dal pm Stefano Luciani. “Abbiamo diverse dichiarazioni generiche sul l’intervento di soggetti esterni, in particolare componenti dei servizi. - ha detto il magistrato - Dichiarazioni che arrivano da persone estranee a Cosa Nostra o da chi era ai piani bassi dell’organizzazione, ma nessuno di coloro che stava ai piani alti della mafia e che poi ha deciso di collaborare con la giustizia, come ad esempio Giovanni Brusca, ha mai parlato dell’intervento di esterni nell’esecuzione della strage. E allora cosa dovremmo fare? Teorizzare un enorme complotto che mirava a tappare la bocca a questi collaboratori?”.

Articolo pubblicato il 30 aprile 2016 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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