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Presidente di Regione, ci sono già 3 candidati
di Carlo Alberto Tregua

Legge elettorale a due turni

Tags: Regione Siciliana, Sicilia, Elezioni



L’editto del leader M5S, Beppe Grillo, è stato emanato in questi giorni: il nostro candidato alla Presidenza della Regione siciliana - di ottobre 2017 - è il nisseno Giancarlo Cancelleri. Ecco il primo.
Ma prima di lui l’attuale presidente, Rosario Crocetta, ha già minacciato che si candiderà per la rielezione: evidentemente egli ritiene di meritarla per il buon governo che ha esercitato nella XVI legislatura.
I risultati dello stesso sono sotto gli occhi di tutti: la Sicilia ha incrementato il Pil, mentre le regioni del Nord retrocedevano; Crocetta è stato capace di dimezzare il numero dei disoccupati, mentre al Nord essi aumentavano; ha evitato le procedure d’infrazione aperte dall’Ue nei confronti dell’Italia con riferimento alla Sicilia. Ve n’erano nove aperte, ma Lui le ha chiuse una dopo l’altra, con una rapidità ed efficienza veramente straordinaria.
Questo è il secondo.

Il terzo è Davide Faraone, venuto al nostro forum pubblicato il 22 maggio 2014, renziano ante litteram, che intenderebbe portare in Sicilia il renzismo, e cioè l’azione del fare.
A guardar bene il renzismo nazionale ha difficoltà a fare, mentre è ricco di annuncite.
Se il giovane presidente del Consiglio avesse realizzato, in questi due anni, la metà delle cose annunciate, l’Italia sarebbe cresciuta ben più dello 0,8 per cento. Tuttavia, dobbiamo sottolineare, fra le cose fatte, la riforma costituzionale, che sarà soggetta all’approvazione del popolo nel referendum del prossimo ottobre e la riforma della legge elettorale, chiamata Italicum, che potrà essere utilizzata a due condizioni: che la riforma costituzionale venga confermata dal popolo; e che arrivi il prossimo luglio, perché è da quel mese che la legge entrerà in vigore.
Ma torniamo alla nostra Isola. A nostro avviso, nonostante l’ottima azione del bravo Crocetta, riteniamo che non abbia alcuna possibilità di essere rieletto, perché non ha una base elettorale propria, perché i siciliani sono ingrati e non gli riconoscono le qualità che indubbiamente ha e perché il Partito democratico siciliano è in stato confusionale, con profonde spaccature anche trasversali nelle nove province geografiche.
 
Faraone dovrebbe essere il candidato del Pd, ma difficilmente avrà il consenso della parte maggioritaria del partito siciliano, che fa riferimento alla minoranza Dem di Bersani, Cuperlo e Speranza.
In Sicilia, lo stato di bisogno e l’estesa povertà in fasce della popolazione mantengono viva la cultura del favore. Per cui è facile per politici trogloditi fare promesse che poi non manterranno, ma in cambio essi chiedono il voto che i poveretti bisognosi danno, firmando una cambiale in bianco che mai verrà onorata dai politici-scambiatori.
Proporre ai siciliani progetti strategici, di grande respiro, non è cosa facile, perché il proponente dovrebbe essere credibile, non avere scheletri negli armadi e avere dimostrato nella propria vita di essere stato professionista di alto livello, avendo sempre osservato le regole etiche che sono al di sopra delle leggi e che tutte le persone perbene debbono osservare nei loro comportamenti.

E veniamo a Cancelleri e al Movimento Cinque Stelle che rappresenta. Esso è la novità contro il sistema dei tradizionali partiti e di una Classe politica degenerata, che ha ridotto in mutande i siciliani.
Si tratterebbe della ripetizione della precedente candidatura del 2012. Ma questa volta con notevole probabilità di successo, perché se è vero che Crocetta è stato eletto dal 15 per cento dei voti degli aventi diritto, non si vede perché Cancelleri non possa essere eletto con il 16 per cento.
Nelle prossime elezioni giocheranno due fattori: gli astensionisti, oltre metà dell’elettorato, e la capacità della Classe dirigente di schierarsi non a favore di questo o quel candidato, bensì a favore del programma più credibile e più realizzabile, che abbia al centro la ripresa economica e la creazione di nuova occupazione.
Un programma che tagli senza tentennamenti i privilegi delle classi politica e burocratica, e di quella parte deleteria di imprenditori e sindacalisti che inzuppano il pane nel brodo del clientelismo.
Ma c’è una questione più importante: la riforma della legge per l’elezione del presidente della Regione, da uno a due turni: ci ritorneremo.

Articolo pubblicato il 30 aprile 2016 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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