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Quotidiano di Sicilia

Presidente Regione elezione a due turni
di Carlo Alberto Tregua

Voto come sindaci e Italicum

Tags: Regione Editoriale, Sicilia, Elezioni



La nuova legge elettorale, detta Italicum (52/2015) entrerà in vigore dal primo luglio 2016, mentre in ottobre si terrà il referendum confermativo sulla Riforma costituzionale, pubblicato sulla Gazzetta ufficiale n. 88 del 15/4/2016.
A riguardo, precisiamo che l’art. 138 della Costituzione non prevede quorum costitutivo - come nel caso del referendum abrogativo, di cui all’art. 75 della Costituzione - con la conseguenza che esso è valido qualunque sarà il numero di cittadini partecipanti.
L’Italicum è una buona legge per alcune ragioni: la prima riguarda la possibilità che venga eletta la maggioranza al primo turno, sol che essa raggiunga almeno il 40% dei voti; la seconda, riguarda il ballottaggio del secondo turno, nel caso in cui nessuno dei contendenti abbia raggiunto la predetta soglia. Vincerà, dunque, chi avrà preso la metà più uno dei voti validi.
L’osservazione dei detrattori è che i voti validi potrebbero essere anche solo il 30% degli elettori aventi diritto al voto. Ma si sa, gli assenti hanno sempre torto.

Legge elettorale a due turni è anche quella dei sindaci, secondo la quale in ogni caso viene eletto colui che prenda la metà più uno dei voti, al primo o al secondo turno; cosicché i cittadini che vogliono partecipare debbono esprimere una maggioranza.
L’anomalia forte è la legge elettorale siciliana per la scelta del presidente della Regione, quando prevede che esso venga eletto a turno unico. Nel caso di Crocetta, gli è stato sufficiente poco più del 15% dei voti rispetto a tutti gli elettori, quindi una piccola minoranza, non certo espressione della volontà dei siciliani.
Questa anomalia deve essere cambiata prima delle prossime elezioni di ottobre 2017, per consentire ai siciliani di esprimere un presidente a maggioranza forte e non a minoranza debole, come nel caso di Crocetta.
Ricordiamo che la prossima Assemblea regionale vedrà una contrazione di venti dei propri membri, che passeranno da novanta a settanta. Quindi, la bagarre per entrare a Palazzo dei Normanni sarà maggiore che nelle legislature precedenti. La maggioranza sarà di 36 e non di 46 consiglieri-deputati ed essa sarà formata anche dal cosiddetto listino del presidente, cioè da otto deputati eletti in uno al presidente.
 
Anche questa è una grave anomalia, perché il presidente eletto porta con se otto persone che non hanno avuto il suffragio popolare. Inoltre, vi è una terza anomalia: l’elezione a deputato regionale del primo capolista non eletto. Insomma, un pateracchio che va riformato possibilmente sul modello dell’Italicum, cioè un Sicilianum.
Non sappiamo se questi consiglieri-deputati avranno il buonsenso di modificare l’attuale legge, che presenta i deficit di democrazia elencati, ma non disperiamo che la ragione e la capacità di servire l’interesse generale prevalgano sui vili interessi di parte.
La questione dell’esercizio della democrazia è a monte di tutte le altre. La politica reclama il primato, giustamente, ma non onora tale primato. Sia perché non rispetta il vero sentimento popolare e sia perché non segue costantemente, appunto, l’interesse generale.

Dopo l’ammonimento del Governo nazionale relativo alla Legge regionale su Città metropolitane e Liberi Consorzi, pervicacemente, in nome di un’autonomia a tutela dei privilegi, l’Assemblea regionale siciliana ha votato una legge in cui è previsto che il sindaco metropolitano debba essere eletto fra i sindaci di tutti i Comuni che ne fanno parte. Cosicché è arrivata puntualmente l’impugnativa davanti alla Corte costituzionale e ora l’Assemblea dovrà ulteriormente riunirsi e modificare la legge per conformarla a quella nazionale ed evitare il blocco.
Un comportamento sciagurato, perché non c’è dubbio che l’interesse generale obblighi all’identificazione del sindaco del Comune capoluogo come sindaco metropolitano, come avviene in tutta Italia. Sarebbe illogico e dannoso che il sindaco della Città metropolitana di Palermo fosse quello di Gangi o che il sindaco della Città metropolitana di Catania fosse quello di Pedara, o che il sindaco della Città metropolitana di Messina fosse quello di Capo d’Orlando.
Non sappiamo se il buonsenso prevarrà, ma continueremo a battere su questo tasto, come nostra abitudine, fino a ottenere la modifica della legge.

Articolo pubblicato il 03 maggio 2016 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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