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Quotidiano di Sicilia

Semplificare il procedimento per migliorare il giudicato
di Grazia Ippolito

Tags: Vincenzo Zingales



Considerata la carenza di personale e l’elevata mole di lavoro, cosa state facendo per ottimizzare lo svolgimento del lavoro?
“Con l’aiuto del nostro Consiglio di presidenza della Giustizia amministrativa, sono stati elaborati dei piani finalizzati a eliminare alcuni ricorsi in cui si presume non ci sia più l’interesse delle parti. La legge 205 del 2000 (art. 9) prevedeva che, trascorsi 10 anni, se non veniva dichiarata dalla parte in causa (e dal suo avvocato) l’interesse al mantenimento del ricorso, questo veniva dichiarato perento. La perenzione viene fatta dal presidente del Tar o da un magistrato delegato. Nel 2008, con una nuova legge, il tempo in questione è stato da ridotto da 10 a 5 anni. La legge 69 del 2009, modificando il codice di procedura civile, ha poi apportato un’ulteriore novità alla legge del 2008. Ha previsto che l’interesse al mantenimento del ricorso, o la mancanza di tale interesse, può essere dichiarato dall’avvocato in fase di udienza”.

Qual è lo scopo di tali leggi? Trova d’accordo voi magistrati?
“Tali legge, negli intenti del legislatore, sono finalizzate alla semplificazione burocratica e all’accelerazione del processo. In realtà, la maggior parte dei magistrati amministrativi concordano nel ritenerle di dubbia costituzionalità in quanto sfoltiscono le procedure in maniera rozza e poco garantista, senza accelerare il processo. A nostro avviso, infatti, non è tanto il processo, quanto il procedimento a dover essere semplificato. Sintetizzando: non riteniamo giusto che un ricorso vada in perenzione solo perché l’avvocato e la parte in causa non si prendono la briga di reiterarne la domanda. La perenzione di un ricorso rischia di diventare diniego di giustizia”.

Articolo pubblicato il 21 novembre 2009 - © RIPRODUZIONE RISERVATA




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