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Avanti Grilletti, fuori i partitocrati
di Carlo Alberto Tregua

Ars e Crocetta, tappi della crescita

Tags: Rosario Crocetta, M5s, Ars, Matteo Renzi



Il presidente del Consiglio è venuto a firmare i patti fra Governo e Palermo, Governo e Catania. Con l’occasione ha presenziato all’apertura del viadotto Himera dell’autostrada Catania verso Palermo, ben 11 mesi dopo che i tecnici lo avevano ritenuto idoneo.
Nel discorso che ho udito al teatro Bellini di Catania non mi è parso di ravvisare la vera analisi del disastro che ha colpito la Sicilia, e cioè quali sono i tappi che impediscono crescita e nuova occupazione.
Ma noi li abbiamo individuati da tempo. Sono: Assemblea regionale e Crocetta, i due massimi soggetti istituzionali della Sicilia, che sono venuti meno alle proprie responsabilità. Il primo perché non ha approvato le urgenti e indispensabili riforme in  materia di burocrazia, semplificazione delle norme e delle procedure, sanzioni personali e patrimoniali dei dirigenti inefficienti; il secondo perché non ha avuto (e non ha) alcun piano per far incrementare il Pil e il numero degli occupati che, al 31 dicembre erano 1.743.000.

Se Renzi, così acuto, non ha accennato alle due cause indicate del retrocedere della Sicilia, una ragione sicuramente c’è. Renzi ha il terrore di perdere la Sicilia in caso di nuove elezioni, fatto molto probabile e conseguentemente non ha ordinato ai suoi consiglieri-deputati di controfirmare le dimissioni di massa, già preparate da Grillini, Forza Italia ed altri gruppi di opposizione nell’Ars.
Forse è consapevole che i suoi deputati gli avrebbero disubbidito, sia perché la maggior parte è di fede bersaniana e sia perché tutti costoro tengono famiglia e vogliono continuare a percepire indebitamente le indennità fino all’ottobre del 2017.
Ma questi calcoli non fanno bene ai siciliani, che vedono aumentare di giorno in giorno la povertà, ma non vedono piani programmatici nel settore del turismo, dell’agricoltura innovativa, della forestazione e delle industrie di trasformazione del legno e dei prodotti agricoli.
Peggio ancora, la mancata utilizzazione dei circa 12 miliardi disponibili presso lo Sportello europeo, con la concorrenza dei Fondi di sviluppo e coesione statali e quelli indispensabili di cofinanziamento regionale.
 
Com’è accettabile che in tutto il 2014, in tutto il 2015, e nel primo quadrimestre del 2016, su questa importante disponibilità finanziaria non ci siano ancora i cantieri aperti?
E, per conseguenza, com’è accettabile che assessori regionali e dirigenti continuino a percepire i loro ricchi emolumenti senza fare il loro dovere, appunto, quello di rimettere in moto una economia ormai allo stremo?
Da due anni diciamo basta a questo scempio istituzionale. Purtroppo non sentiamo la eco della Classe dirigente siciliana, imprenditoriale, sindacale e professionale, né quello delle associazioni dei consumatori o associazioni ambientaliste, le quali tutte non hanno capito che solo partecipando alla campagna etica Risorgimento Sicilia, lanciata da questo giornale, ma che è patrimonio di tutti i siciliani, si può cominciare ad invertire la tendenza.
Oppure, se hanno altri mezzi per raggiungere lo stesso fine, li mettano in atto immediatamente. 

In questo scenario vi è una forza nuova, nata nel 2012, costituita dai 14 consiglieri-deputati del Movimento 5 Stelle e che noi, contrariamente ad altri, denominiamo Grilletti perché riteniamo che possano sparare (metaforicamente si intende) contro un ceto politico bacato che deve andarsene a casa.
Non ci risulta che i Grilletti abbiano presentato un ddl di riforma dell’elezione del presidente della Regione, in modo che esso venga eletto a due turni, come l’Italicum e come quella per i sindaci; venga abolito l’anti democratico listino, perché quei soggetti non hanno il suffragio popolare, e venga abolita l’elezione automatica del capo della seconda lista, per la stessa ragione.
Avanti Grilletti, presentate un programma di rinascita della Sicilia che può essere attuato con la cacciata dei partitocrati, quei politicanti di professione che ormai costituiscono cadaveri ambulanti, indipendentemente dalla loro età e anzianità di servizio.
In una globalizzazione ove tutti sono in concorrenza con gli altri, i soggetti non competitivi devono andare al cimitero politico, pena la consunzione dei siciliani.

Articolo pubblicato il 05 maggio 2016 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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