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Quotidiano di Sicilia

Marco Vitale: "Salvare Roma per salvare l'Italia"
di Lucia Russo

L’economista Vitale invita a ripartire dall’esempio di Sturzo. Cittadini più coinvolti rendendo comprensibili i bilanci. Il dovere d’imparzialità dovrebbe essere la pietra angolare di ogni amministrazione (art. 97 Cost.)

Tags: Marco Vitale, Economia, Roma



ROMA - Si avvicinano le elezioni comunali che interessano diverse città italiane, tra le quali la capitale, Roma. “Ricominciare dalle città. Salvare Roma per salvare l’Italia” è il titolo dell’intervento del professore Marco Vitale in occasione della presentazione del libro di Giovanni Palladino “Governare bene sarà possibile: come passare dal populismo al popolarismo”, (Rubbettino Editore Spa), che si è svolta a Roma il 21 aprile scorso a Palazzo Santa Chiara.

L’economista Marco Vitale, autore del blog “Mala tempora” (www.marcovitale.it e www.reset.it) ha evidenziato alcuni strumenti gestionali di importanza cruciale per avviare Roma verso la salvezza, in un periodo di tempo necessariamente lungo, (di almeno due mandati di sindacatura).

“I grandi problemi di malagestio e di inefficiente gestione di una città così importante, per dimensioni e significato, come Roma - sottolinea Vitale - non interessano solo i suoi cittadini ma tutti noi. La battaglia per cercare di rimettere Roma su una rotta positiva è una battaglia comune, un impegno comune per tutti gli italiani che, tenacemente, non si rassegnano alla deriva morale, istituzionale e socio-economica antidemocratica del nostro paese”.

Per questa battaglia, è fondamentale richiamare i principi del buongoverno sturziano: il concetto di fondo della politica come servizio, la concezione che non ci può essere buona economia sganciata da un solido sistema di etica pubblica. A questo fine Vitale ha ripercorso l’azione concreta di Sturzo come pro-sindaco di Caltagirone dal 1905 al 1920, e quella dei suoi anni precedenti nei quali “il pretino Sturzo organizzò e portò i cattolici alla guida del Comune, entrando nel 1899 nel Consiglio Comunale, all’opposizione che esercitò sempre in modo costruttivo”.

Vitale ha raccontato l’epopea di Sturzo, durata oltre vent’anni per la sua città, Caltagirone, nel saggio contenuto nella prima parte del testo: “E’ in sostanza un problema di libertà, Vita e ideali di don Luigi Sturzo” (Edizioni Studio Domenicano, 2009, con DVD) (ripreso anche in www.marcovitale.it) e ad esso ha voluto rinviare nell’intervento del 21 aprile scorso. Riportiamo di seguito le parti più importanti della relazione del professore Vitale.

“Il primo punto è che Sturzo non si muove da solo, ma si dedica nei primi anni di attività politica a formare un gruppo dirigente ed a mettere a punto una visione ed un programma che saranno preziosi quando nel 1905 assumerà la responsabilità di guida del Comune. (…). Pensare che il problema attuale di Roma si riduca alla scelta di questo o quel sindaco è follia pura. Bisogna iniziare a formare una nuova classe dirigente coesa intorno ad un programma e far si che sia diversa da quella del passato. Con il renzismo abbiamo imparato che non basta rottamare e che i giovani possono essere moralmente peggiori dei vecchi. E’ certo che la nuova classe dirigente non può emergere dai vecchi partiti. Non basta il vino nuovo, ci vogliono anche gli otri nuovi. (…).

Certamente la squadra di giunta deve essere di grande qualità. Ma non basta. Anche il Consiglio deve avere la presenza di persone per bene. (…).Bisogna coinvolgere in modo ampio e in forme anche nuove, alcune da inventare o da copiare, i cittadini volenterosi che amano la loro città. Bisogna “fare leva sulla città”.

“Il secondo punto dell’azione di Sturzo pro-sindaco è la messa a punto degli strumenti operativi. Così tra i primi provvedimenti di Sturzo c’è il licenziamento del Comandante dei Vigili Urbani e lo scioglimento e totale rinnovamento dell’intera forza municipale, perché – dice Sturzo – non si può fare nulla con “uno strumento corrotto” e perché i vigili avevano “approfittato degli approfittatori”. (…).
“Un altro provvedimento prioritario e importante, fu la rifondazione dell’Ufficio Tecnico. (…). Infatti l’Ufficio Tecnico era sfasciato e quasi non esisteva più. Sturzo sapeva bene che questi sfasci amministrativi e organizzativi non sono mai casuali. Sono sempre frutto di una scelta. Sono sfasci strumentali alle prevaricazioni dei potenti. Sono lo strumento per impedire il dovere dell’imparzialità, che dovrebbe essere la pietra angolare di ogni amministrazione pubblica, come recita l’art. 97della nostra Costituzione. (…).

Altro punto fondamentale furono le azioni per sollecitare la partecipazione dei cittadini. Lo strumento principale era capire e capirsi attraverso il bilancio. Sturzo riteneva indispensabile che il Comune riuscisse davvero a parlare ai suoi cittadini attraverso il bilancio.
Dedicò moltissimo tempo a rendere leggibile e comprensibile il bilancio e a educare la sua comunità a discutere del bilancio. (…)
“Frequente fu anche l’uso dei referendum popolari per coinvolgere il più possibile la popolazione. Messi a punto gli strumenti, Sturzo si dedicò ai temi dello sviluppo in coerenza con la sua concezione del Comune. Secondo Sturzo, infatti:
- il Comune non è soltanto un organo amministrativo: è una cellula politica, una comunità;
- i servizi del Comune sono svolti a favore della comunità;
- questa comunità non è creazione dello Stato, non deriva dallo Stato: ha una sua forza originaria, un’autonomia, una sfera di libertà e di energia che deve essere realizzata;
- il Comune non deve limitarsi a erogare servizi, ma è il regista e la guida dello sviluppo economico sociale e civile della Città”.

“E tra i principali temi dello sviluppo Sturzo individuò la creazione di aziende municipalizzare. che, allora, rappresentavano una posizione molto avanzata; creazione, in project financing, dell’impianto di produzione di energia elettrica; creazione di scuole come quella per la ceramica (Sturzo guardava con molto interesse al modello delle scuole civiche di Milano). (…)

Ma Sturzo fece una vera e propria rivoluzione: dalla concezione del Comune, ai rapporti tra Comune e cittadini, alla concezione dello sviluppo, ai principali strumenti operativi. E’ di una rivoluzione di questo tipo che anche Roma ha bisogno. Ma – mi si dirà – a Roma è molto più difficile. Ed è vero, ma non perché Roma è tanto più grande e complessa. Quello che è buon governo a Caltagirone è buon governo anche a Roma e viceversa. E’ più difficile per altri motivi: perché non c’è un Don Sturzo; perché non c’è una nuova classe dirigente preparata per tempo e con cura; perché Roma è molto più corrotta della Caltagirone di Sturzo; perché Roma ha una decina di padroni ricchissimi, potentissimi e spietati che pensano che Roma sia cosa loro. Non credo che queste elezioni rendano possibile realizzare quel cambio di marcia di cui Roma ha un disperato bisogno. Sarebbe stato più saggio commissariarla per qualche anno per preparare il futuro. Ma si può lanciare la sfida, che non deve essere una sfida bassa, banale, normale. Deve essere una sfida alta, provocatoria, quasi impossibile”.

A chiusura del suo intervento del 21 aprile scorso, il professore Vitale ha indicato quelli che egli stesso ha definito come “i pilastri” di questa sfida, che vengono qui elencati:
Smontare la complessità
Roma è una città molto complessa. La buona teoria dell’organizzazione insegna che quando una struttura è molto complessa bisogna suddividerla in pezzi, attribuendo ad ogni pezzo uno specifico responsabile. (…)costruire una città articolata di tipo federale vero, con sindaci di zona veri, dotata di vera autonomia, come New York e Berlino, con un forte coordinamento vero.

Visione, strategia, programmazione
Quando manca una visione, una strategia formalizzata, una programmazione operativa, il sindaco viene subito assorbito dall’emergenza. E il suo lavoro si riduce ad affrontare una serie di emergenze. E’ necessario avere una visione, una strategia, una programmazione, per non essere assorbiti solo dalle emergenze. Vitale parla di una programmazione mobile, da sottoporre a continuo monitoraggio e verifica con incontri pubblici  semestrali.

Controllo di gestione
Sviluppare un sistema contabile e un controllo di gestione secondo le moderne tecniche manageriali.

Controllate e consociate
Le società controllate e consociate saranno soggette tutte ad un’analisi strategica (condotta da apposita commissione di esperti indipendenti).

Digitalizzazione
Tutti in campagna elettorale parlano di “riforma della burocrazia comunale”. “Ma è un indirizzo troppo generico – sottolinea Vitale - una specie di clausola di stile. Oggi la rivoluzione organizzativa che bisogna lanciare per una città come Roma è la digitalizzazione del Comune e della Città. E’ la rivoluzione digitale che sgretolerà le vecchie barriere e le vecchie inerzie”.

Articolo pubblicato il 10 maggio 2016 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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