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Nuovo Codice appalti: tanti dubbi e tante polemiche
di Emiliano Zappalà

Il nodo cruciale riguarda l’estensione del Codice e in particolare la sua validità anche per le Regioni a statuto speciale come la Sicilia

Tags: Appalti, Riforma



CATANIA - I dubbi e le polemiche intorno al nuovo Codice appalti (d.lgs. n. 50/2016) non sembrano placarsi ancora ad alcune settimane dalla sua emanazione. Il decreto infatti, revisionando integralmente il corpo normativo relativo ai lavori pubblici, sta creando non poche problematiche sia a livello nazionale che regionale.

In particolare l’articolo 216 che stabilisce l’immediata applicazione delle disposizioni a tutte le procedure e i contratti i cui bandi o avvisi, siano stati pubblicati successivamente alla data della sua entrata in vigore.
In breve, tutte le gare che sono state pubblicate a partire dal 20 aprile 2016 dovranno rispettare il nuovo dispositivo legislativo.
Ma il vero nodo cruciale riguarda l’estensione del Codice e in particolare la sua validità anche per le regioni a statuto speciale come la Sicilia.

Nell’Isola a sciogliere la questione è stata la stessa Regione, con una nota ufficiale firmata dall’assessore regionale per le Infrastrutture e la mobilità, Giovanni Pistorio, e dal dirigente del Dipartimento tecnico, Vincenzo Palizzolo: il nuovo codice è in vigore anche nell’Isola.
L’applicazione delle nuove norme è infatti automatica in tutta Italia.

Come afferma Pistorio “tutte le norme in contrasto con la nuova normativa decadono e tutti i riferimenti delle norme regionali al decreto legislativo n. 163/2006, dovranno intendersi riferite alle nuove disposizioni dettate dal decreto legislativo n. 50/2016”.
Nella Regione che nel 2011 aveva recepito, con la legge numero 12 del 12 luglio, il vecchio corpo normativo che si rifaceva al D.lgs. n. 163/2006 e dal d.p.r. n. 207/2010, tutto è stato stravolto ancora una volta.

Questo per via di quanto contenuto nella parte VI del Codice e più precisamente nel comma 1 dell’articolo 217, dove si precisa che, a decorrere dalla data di entrata in vigore “sono abrogati il vigente Codice dei contratti (D.lgs. n. 163/2006) ed il Regolamento attuativo (d.p.r. n. 207/2010), nonché tutte le altre 41 norme vigenti in contrasto con il nuovo codice”.

Solo alcune “disposizioni transitorie e di coordinamento”, come precisato dal già citato articolo 216, continueranno ad essere attive.
La Regione siciliana, come le altre, non ha avuto dunque altra scelta che recepire il nuovo Codice, facendo salve alcune norme che riguardano ad esempio la programmazione e gli Urega e rimandando a un imprecisato futuro qualunque intervento legislativo più articolato.

In generale la ratio che ha ispirato il nuovo Codice è quella che fa leva sul criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa ed sul principio della riduzione delle stazioni appaltanti. L’obiettivo ultimo sarà all’attivazione delle centrali uniche di committenza. Si tratta quindi di norme che intendono garantire sempre e in ogni caso l’esecuzione di opere e la fornitura di beni e servizi a regola d’arte.
Due cose che non sempre sono avvenute nel nostro Paese negli ultimi anni.

Articolo pubblicato il 12 maggio 2016 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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