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Formazione, ecco il piano del governo regionale
di Michele Giuliano

Richiesta dello stato di crisi per risolvere l’emergenza ma si devono sanare ancora alcune situazioni. Prima soluzione, alleggerire la platea di lavoratori: 1.500 in prepensionamento?

Tags: Formazione, Bruno Marziano



PALERMO - La soluzione è quella di mandare in prepensionamento 1.500 persone con i requisiti minimi. Questo essenzialmente il motivo per cui la Regione sta provando la strada della dichiarazione dello stato di crisi per la formazione professionale che dovrà eventualmente essere accolta dallo Stato. E non può essere altrimenti dal momento che le casse della Regione sono vuote e non si può fare la minima manovra al di fuori dell’ordinario, di per sè già fortemente ridimensionato rispetto agli anni passati.

Proprio sullo stato di crisi c’è stato in questi giorni un chiarimento tra l’assessore regionale alla Formazione Bruno Marziano e il sottosegretario alla Pubblica istruzione Davide Faraone: i due infatti si erano pizzicati a distanza proprio su questa vicenda e le posizione della Regione sembravano allontanarsi da quelle del governo nazionale.

Assodato che alcuni corsi sono pronti a partire, quelli finanziati dall’Avviso 4 e 7, restano essenzialmente in bilico ancora l’Avviso 3, quello più corposo da 167 milioni di euro. Entro fine maggio dovrebbe essere pubblicato nuovamente il bando e, considerati i fisiologici tempi tecnici, si dovrebbe riuscire a partire per settembre.

L’assessore ha risposto alle bacchettate del sottosegretario che aveva evidenziato lacune nel settore mai colmate: “C’è da recuperare effettivamente un ritardo storico, non legato a questo governo regionale, - afferma Marziano - e di riallineare la Sicilia alle altre Regioni. Questo è lo sforzo che stiamo facendo e il sottosegretario ci ha dato atto di questo lavoro faticoso per rimettere in sesto questo settore e far sì che, dopo vicende le note giudiziarie, si possa ripartire. Servirà una cura dimagrante e un processo di risanamento ma poi dobbiamo rafforzare e stabilizzare. Oggi è arrivato questo chiarimento ed io ho rinunciato a fare qualsiasi tipo di polemica perchè capisco le ragioni che hanno spinto il sottosegretario a pungolare la Regione. C’è da dire che tutte le carenze che ci venivano imputate come forza di governo le stiamo affrontando e superando”.

Nonostante questo “lavoro” che viene sostenuto dal governo Crocetta, l’intero mondo della formazione professionale siciliana è schierata decisamente contro palazzo d’Orleans. La tensione non è mai venuta meno ed ancora oggi è palpabile dal momento che degli 8 mila lavoratori degli enti qualche centinaio è ancora in servizio per la mancata approvazione del nuovo piano contenuto nell’Avviso 3, su cui c’è stato un ricorso vinto da un ente escluso e che ha portato prudentemente la Regione a fermare tutto ed a riformulare il bando: “Ai lavoratori voglio dire che non siamo fermi - evidenzia ancora l’assessore regionale alla Formazione -. Loro sanno che stiamo facendo un lavoro duro, faticoso, ostico, assieme al ministero delle Politiche social e del Lavoro per affrontare tutti quegli elementi di criticità del settore”.

In quest’ottica si sta provando qualche altra strada in attesa proprio della partenza dei corsi per settembre. Uno di questi percorsi è quello di allargare il tetto di spesa dell’assessorato: si punta a 30-40 milioni di euro in modo da sbloccare vecchi progetti che potrebbe ridare quantomeno un pò di ossigeno agli enti oramai allo stremo e ai lavoratori senza il becco di un quattrino e con diversi stipendi arretrati. I circa 1.500 lavoratori potenziali fruitori del prepensionamento hanno tutti un’età compresa tra i 60 ed i 65 anni. farli uscire dal sistema alleggerirebbe una spesa sempre più ingessata.

Articolo pubblicato il 12 maggio 2016 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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