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Report Sud, nel 2015 Pil +0,3%
di Patrizia Penna

Rapporto semestrale previsionale sull’economia del Mezzogiorno realizzato da Diste Consulting per Fondazione Curella. Dato incoraggiante anche sul fronte dell’occupazione: 94 mila nuove unità (+1,6%)

Tags: Pil, Economia, Sud, Fondazione Curella



ROMA - “Il Sud dopo la Terza guerra mondiale si lecca le ferite”: è un titolo eloquente quello dell’edizione numero 30 del Report Sud, il rapporto semestrale previsionale sull’economia del Mezzogiorno, realizzato da Diste Consulting per Fondazione Curella e  presentato a Palermo.

Un titolo che la dice lunga sulle proporzioni di una crisi che ha destabilizzato fortemente l’economia mondiale in generale e messo letteralmente in ginocchio i sistemi produttivi strutturalmente più deboli.
Il documento prova a delineare lo scenario economico del Sud Italia, all’interno del quale si cominciano a registrare segnali di ripresa, seppur ancora quasi impercettibili: il prodotto interno lordo nel 2015 registra un incremento del +0,3% (a fronte di un incremento più significativo, pari a +0,9% nel Centro Nord). L’occupazione, invece, nello stesso periodo di riferimento, registra un altro incremento incoraggiante: +1,6% , con 94 mila nuove unità.

“Oggi siamo in una fase riflessiva - dice il presidente della Fondazione Curella, Pietro Busetta - Il maggiore orientamento delle spese di consumo sembra dovuto sia dalla misurata evoluzione del reddito disponibile, collegata all’incremento dell’occupazione, sia dal miglioramento del potere d’acquisto dovuto alla scomparsa dell’inflazione. Il Sud ha bisogno di meno autonomie regionali e più centralismo”.

“La fine della recessione ha determinato un cambiamento di rotta anche sul mercato del lavoro - aggiunge il presidente Diste consulting Alessandro la Monica - Le stime Istat per il 2015 segnalano per il Sud/Isole circa 5 milioni 950 mila occupati, 94 mila in più dell’anno precedente: l’occupazione è aumentata dell’1,6%, grazie a una dinamica positiva che si è prodotta nel primo semestre arrestando una serie quasi ininterrotta di otto flessioni”.

In riferimento alla Sicilia, il termine “desertificazione” è stato ripetuto fino allo sfinimento negli ultimi anni e le difficoltà di reazione ad una crisi economica senza precedenti non si rispecchiano soltanto nei numeri ma sono tangibili.
Ad azzardare previsioni rosee per la nostra Isola ad oggi è stato solo l’Ufficio Statistica della Regione siciliana, secondo cui il 2015 si sarebbe chiuso con un incremento del Pil dello 0,4%.

Una previsione, questa, smentita da altri report come quello realizzato congiuntamente dalle Unioni regionali delle Camere di Commercio di Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna che, utilizzando dati di fonte Prometeia, indicano per il 2015 un calo della ricchezza prodotta in Sicilia pari allo  0,4% (variazione percentuale su valori concatenati 2010). La stima è contenuta nel documento “Scenari delle economie locali”.

Di totale stagnazione dell’economia siciliana, invece, parla un altro report di Fondazione Curella, ovvero l’edizione 44 del Report Sicilia all’interno del quale il tasso di crescita pari a zero previsto per il 2015 sospende in ogni caso una recessione durata otto lunghissimi anni, dal 2007 al 2014.
 


Scomparse 60 mila imprese dal 2008. Nel 2015 la disoccupazione al Sud cala dello 0,6%
 
Secondo il rapporto, dal 2008 nel Sud e nelle Isole sono scomparse più di 60 mila imprese; nel Mezzogiorno hanno chiuso 41.500 mila aziende artigiane (-11%), in Sicilia artigiani 'scomparsi' sono stati il 2,1%.
Nel 2015 sono calati i fallimenti (in Sicilia del 14,2%); e cresciute nel Sud e nelle Isole le Startup (42,1%). Andando alle previsioni per l'anno in corso, l'analisti stima un rafforzamento della congiuntura economica a partire dalla seconda metà del 2016, che dovrebbe riflettere un aumento del Pil dello 0,8% nel Mezzogiorno e dell'1,1% nel Centro/Nord. Un aumento dell'1,2% della domanda di lavoro, con la creazione netta di 70 mila nuovi posti di lavoro, e una diminuzione del tasso di disoccupazione, che dovrebbe attestarsi al 18,6%. Nel 2015 diminuiscono di poco più di mezzo punto percentuale i disoccupati nel Mezzogiorno, con un tasso sceso al 19,4% (-0,6% rispetto al 2014). La modesta la flessione ha ricondotto l'indicatore al di sotto del 20%, superato nel 2014 per la prima volta dopo mezzo secolo. Secondo lo studio il tasso di mancata partecipazione (o tasso di disoccupazione allargato) al mercato del lavoro nel 2015 si attesterebbe a quota 37,9% (+10% rispetto al 2007), mentre la disoccupazione giovanile schizza al 54,1% nel Sud e nelle Isola, contro il 32,6% del Centro-Nord.

Articolo pubblicato il 13 maggio 2016 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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