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L'Eni ha interesse a tutelare il Mediterraneo
di Chiara Borz├Č

Award Lectures: la compagnia espone il proprio modo di operare con workshop scientifici nelle Università di Palermo e Catania. La scommessa su Gela, con un investimento di 2,2 miliardi e un pacchetto di monitoraggio ambientale

Tags: Eni, Gela, Raffineria Di Gela



CATANIA - Eni è presente sul territorio siciliano, a Gela in particolare, con un investimento pluriennale da 2,2 miliardi di euro. La compagnia si è impegnata a Gela con un protocollo d'intesa, stipulato con la Regione siciliana e il ministero dello Sviluppo economico e amministrazione comunale e parti sociali, che finanzia diverse linee d'intervento, industriali, ma anche attività di sviluppo tecnologico nel rispetto delle tematiche ambientali.

Per far conoscere il suo modus operandi Eni ha pensato di organizzare due workshop scientifici, presso l'Università di Palermo e l'Università di Catania, nell'ambito dell'Eni Award Lectures.

Qual è il futuro dei nostri mari, ci si è chiesto a Catania. Alcune risposte sono state date da Roberto Donovaro, professore dell'Università Politecnica delle Marche che ha messo sotto osservazione il Mar Mediterraneo. "La forte pressione antropica su questo sistema, unitamente ai cambiamenti climatici e agli stressori multipli ad essi associati stanno mettendo a serio rischio la biodiversità marina - ha spiegato il docente - Il Mediterraneo per la sua limitata profondità media, infatti, è soggetto ad un forte riscaldamento delle acque che colpisce prioritariamente i sistemi a bassa profondità, quali il mare Adriatico, ma che ha già raggiunto anche gli ambienti profondi. Anche il tasso di acidificazione delle acque in Mediterraneo mostra tassi superiori a quelli presenti in altri oceani, con potenziali ripercussioni sulla sopravvivenza e funzione di organismi e comunità di biocostruttori". Dunque, è nella tutela del "Mare Nostrum" che bisogna programmare tutte le iniziative industriali necessarie allo sviluppo del territorio regionale e al bisogno di trarre giusta economia dallo sfruttamento delle materie prime.

Rientra nelle politiche di Eni l'utilizzo di queste risorse nel rispetto dell'ecosistema marino. "Il sito industriale di Gela, non solo a livello industriale ma anche a livello di sostenibilità è centrale per Eni - ha spiegato Luigi Ciarrocchi, responsabile per la multinazionale delle attività legate al protocollo di Gela - per questo lo abbiamo integrato nel sistema “Blue Sea Technologies”, ovvero un pacchetto di tecnologie applicate agli interventi di monitoraggio dell'ambiente offshore in tutto il Mediterraneo. Le tecnologie innovative di Eni permettono di coniugare l'attività industriale con l'ambiente. Quando pensiamo a un progetto industriale la nostra priorità è l'HSE, Health (Salute), Safety (Sicurezza) ed Environment (Ambiente)".

Come detto, Eni ha scommesso su Gela e sulla conversione in stabilimento sostenibile. "Il protocollo ha una forte connotazione industriale, ma guarda anche oltre - ha dichiarato Ciarrocchi - perché prevede iniziative che guardano anche a ricerca, formazione e sicurezza". Per questo intendiamo rafforzare il rapporto con le Università siciliane per valorizzare i temi della ricerca. I 2 miliardi e 200 milioni previsti dal protocollo - ha concluso il manager - sono investiti sul territorio attraverso varie iniziative industriale, tra cui la conversione della raffineria di Gela dal ciclo tradizionale alla green refinery, e nelle attività upstream e nella parte di risanamento ambientale".

Articolo pubblicato il 18 maggio 2016 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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