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Quotidiano di Sicilia

Imprese di biotecnologie, Sicilia in coda
di Rosario Battiato

Rapporto realizzato da Assobiotec: metà del fatturato nazionale si trova in Lombardia, nell’Isola dato inferiore all’1%. Mezzo migliaio di aziende e 9,4 miliardi di fatturato per un comparto in grande crescita

Tags: Biotecnologia, Ricerca, Assobiotec



PALERMO – Quasi mezzo migliaio di imprese, poco più di 9mila unità occupate, investimenti in ricerca e sviluppo da 1,8 miliardi, fatturato da 9,4 miliardi di euro e dati ancora in crescita per il 2017 e il 2018. Sono questi i numeri del biotech italiano nel Rapporto 2016 “Le imprese di biotecnologie in Italia – Facts&Figures” realizzato da Assobiotec, Associazione nazionale per lo sviluppo delle biotecnologie che fa parte di Federchimica, in collaborazione con Enea. Il comparto è trainato dalla Lombardia, che ha investito molto, mentre un po’ attardata è la Sicilia.

In termini di R&S il biotech è uno dei settori leader a livello nazionale. Un’elevata intensità di ricerca che si manifesta nel confronto con l’industria manifatturiera, rispetto alla quale “la quota di addetti in R&S è 5 volte maggiore (13 volte se consideriamo le imprese dedicate alla R&S biotech a capitale italiano)” mentre “la quota della spesa in R&S sul fatturato si registra come questa sia di 2,3 volte maggiore nel biotech (14 volte se consideriamo le imprese dedicate alla R&S biotech a capitale italiano)”.

Il settore di maggiore interesse riguarda le applicazione nella salute (53% del totale delle imprese) che rappresenta non soltanto il punto di riferimento numerico per eccellenza, ma anche quello determinante per fatturato  (7,1 miliardi di euro) e per il valore degli investimenti (1,4 miliardi di euro). “Quelli delle Malattie Rare e delle Terapie Avanzate – si legge nella nota di presentazione del rapporto – sono tra i settori di eccellenza: da un lato infatti la nostra ricerca accademica vanta il maggior numero di pubblicazioni scientifiche in materia di Malattie Rare; dall’altro il primo prodotto di Terapia Avanzata approvato nel mondo occidentale è un farmaco a base di cellule staminali, sviluppato da un’impresa biotech italiana”.

Gli altri due ambiti di azione riguardano le biotecnologie industriali e le applicazioni nel settore agricolo e zootecnico. Nel primo caso ci troviamo di fronte a 119 imprese (24% del totale) che “utilizzano enzimi, prodotti da batteri, funghi e alghe, in ambiti applicativi che vanno dalla riqualificazione di molti processi industriali, alla produzione di energia e di bioprodotti, fino ad arrivare alla diagnostica e bonifica ambientale, o al restauro e alla conservazione del patrimonio artistico”. Un aspetto di questo comparto riguarda la biobased italiana che si è affermata a livello mondiale con prodotti che un tempo erano esclusiva della petrolchimica tradizionale come solventi, detergenti, lubrificanti, plastiche, tessuti e altri materiali. Restano le 44 imprese del settore green biotech che operano, almeno per la maggior parte, nel potenziare il potere delle biotecnologie in campo agricolo e zootecnico, ad esempio per il “miglioramento del valore nutrizionale delle produzioni animali e vegetali”.

Nella graduatoria nazionale per numero di imprese biotech la Sicilia si piazza al nono posto, in coabitazione con la Sardegna, grazie alle sue 13 imprese, pari al 2,66% del totale nazionale. Basso il contributo agli investimenti in R&S intra-muros (appena lo 0,38%) che resta il secondo dato più basso d’Italia, visto che riesce a fare peggio soltanto la Puglia. Tra gli ultimi posti della classifica nazionale anche il contributo al fatturato biotech, che nell’Isola si ferma allo 0,08% del totale. Dall’altra parte della graduatoria troviamo la Lombardia, che supera la metà del fatturato nazionale, seguita da Lazio (un quarto del totale) e Toscana (poco più del 12%). Queste tre regioni assieme sfiorano il 90% del fatturato totale.

Articolo pubblicato il 21 maggio 2016 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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