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Formazione siciliana in crisi. Il futuro è il modello tedesco
di Michele Giuliano

Cesseranno le vecchie logiche di finanziamento e negli enti ancora in vita vi saranno ulteriori tagli. Prepensionamento di 1.500 persone che posseggono già i requisiti richiesti

Tags: Formazione, Lavoro, Sicilia



PALERMO - Sembra oramai tracciata la linea del futuro della formazione professionale siciliana. È infatti dietro l’angolo il riconoscimento dello stato di crisi da parte del governo nazionale. Per l’Isola sarà una sorta di “commissariamento” che porterà a radicali cambiamenti rispetto all’attuale sistema. Il chiarimento che è avvenuto in questi giorni tra la Regione e lo Stato, attraverso l’incontro avvenuto tra l’assessore regionale alla Formazione Bruno Marziano e il sottosegretario Davide Faraone, è il preludio a questo stato di crisi. Chiaramente questo passaggio avrà il suo prezzo da pagare per la Sicilia: non ci saranno più le vecchie logiche di finanziamento per gli enti che resteranno in vita e con ogni probabilità vi saranno ulteriori tagli.

Intanto il primo, il più immediato, sarà il prepensionamento di 1.500 persone che ne hanno i requisiti. Poi si passerà al piano “B” che prevederà una rivisitazione dell’attuale assetto. La Sicilia, così come il resto della regioni italiane, dovrà attenersi al modello formativo tedesco. L’orientamento del governo italiano infatti è proprio questo dopo che nei giorni scorsi il ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, Stefania Giannini, ha siglato presso il Centro Italo-Tedesco per l’eccellenza europea di Villa Vigoni un protocollo d’intesa con il ministro dell’istruzione tedesca Johanna Wanka. Un passo che introduce la cooperazione tra Italia e Germania nell’ambito della formazione professionale.

Per il momento nessuna certezza su quello che sarà il modello del futuro, l’unica cosa certa è che non ci saranno più contratti a tempo indeterminato: “Flessibilità significa precariato, che non è sinonimo di malessere - ha affermato la Giannini - Dobbiamo abituarci all’idea di un mondo impostato su un modello di economico di stampo americano, dove il precariato è la norma. Dobbiamo abituarci a vite con meno certezze immediate, fatte da persone che si spostano continuamente e dobbiamo incentivare i loro movimenti”.

L’attuale sistema formativo siciliano invece è letteralmente atrofizzato: contratti a tempo indeterminato e divieto di spostamento del personale non oltre i 40 chilometri dalla sede dell’ente. Con il paradosso che questi contratti sono firmati anche dai docenti, quindi un ente è sostanzialmente “costretto” ogni anno a riproporre gli stessi corsi, non variegando quindi l’0fferta. A giugno dovrebbe essere confermato il riallineamento dei corsi di obbligo formativo. Ad essere utilizzati 45 milioni di euro più altri i 15 milioni del finanziamento statale ordinario. Nel caso in cui gli enti rinunciassero  al credito sarebbe possibile che la Regione subentrasse nei pagamenti in maniera diretta.

“Posso ribadire – ha precisato l’assessore regionale alla Formazione, Bruno Marziano - che entro il 30 giugno pagheremo tutto quello che non fa parte delle criticità rilevate”. Ad essere liquidate dovrebbero essere le somme dell’Avviso 3 i cui corsi ancora non sono partiti a causa di una serie di vicissitudini legate al bando.
 


Garanzie dipendenti, interviene la Regione
 
“Lo dice l’articolo 14 della legge regionale numero 24: a chi sottoscrive un rapporto di lavoro a tempo indeterminato è garantita la continuità lavorativa e riconosciuto il trattamento economico e normativo previsto dal contratto collettivo nazionale di lavoro di categoria”. Interviene con una  interpellanza al presidente della Regione ed all’assessore regionale dell’istruzione e della formazione professionale, nel merito delle disattese garanzie per il personale della formazione professionale, il deputato all’Ars di Sicilia Democratica, Salvatore Giuffrida. Il tribunale civile di Messina, sezione lavoro, lo scorso aprile ha accolto il ricorso di alcuni  dipendenti di un ente di formazione, deliberando che non potevano essere licenziati, ma posti in mobilità, secondo quanto previsto dalle leggi regionali e dal contratto collettivo nazionale di lavoro, e obbligando la Regione a collocarli presso altri enti. “Visti i continui licenziamenti di centinaia di dipendenti delle formazione professionale, - sottolinea Giuffrida - sollecito la Regione siciliana,  in base a quanto previsto dalla legge, ad applicare tutti gli strumenti atti a garantire il reinserimento del personale a tempo indeterminato iscritto all’albo”.

Articolo pubblicato il 24 maggio 2016 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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