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Brioche e tessuti dagli scarti delle arance
di Emiliano Zappalà

Progetto dell’Università di Catania. L’industria agrumicola produce ogni anno 700 mila tonnellate di scarti, 340 mila delle quali in Sicilia. Il pastazzo già utilizzato come fertilizzante. Sostegno di alcune aziende agroalimentari etnee

Tags: Arance, Unict, Pastazzo



CATANIA - Gli scarti degli agrumi si trasformano in brioche dietetiche, bevande naturali, ma anche in tessuti e fertilizzanti per i terreni. Un processo che è reso possibile per mezzo alle nuove tecnologie con le quali si è reso utilizzabile il residuo della spremitura degli agrumi, il cosiddetto ‘pastazzo’. L’inutile insieme di semi bucce e polpa, da rifiuto è diventato una grande risorsa economica per il comparto.

Tutto questo è stato realizzato grazie a un progetto di ricerca che l’Università di Catania sta portando avanti con i fondi stanziati nella legge di Stabilità 2014; con l’approvazione dell’emendamento al dl ‘fare’ del senatore siciliano Giuseppe Compagnone, del gruppo Alleanza Liberalpopolare-Autonomie, il pastazzo è stato tolto dalla disciplina dei rifiuti.

E così, da problema e rilevante costo economico, è diventato una grande risorsa; secondo Compagnone, si tratta di un esempio pratico di come l’economia circolare, basandosi sul concetto di riuso e riutilizzo dei prodotti, possa portare sempre più risparmi in un’ottica di energia pulita.

Ogni anno l’industria agrumicola produce oltre 700 mila tonnellate di scarti, 340 mila solo in Sicilia. Lo smaltimento del pastazzo come rifiuto costa alla filiera 30 euro alla tonnellata che ricadono sui produttori, un’assurdità visto che è un sottoprodotto che si può utilizzare.

“Le ricerche che stiamo portando avanti - ha spiegato Salvatore Barbagallo, coordinatore del progetto - coinvolgono diverse industrie alimentari e di produzione di bibite e una società che dal pastazzo ha ricavato addirittura una fibra tessile. Dalla buccia alla polpa, insomma, i nostri ricercatori stanno lavorando per creare nuovi prodotti dalle fibre delle arance”.

Il progetto di ricerca ha seguito una scia ben precisa. Già da molti anni infatti il pastazzo ha trovato nuova vita come ammendante e fertilizzate per aiutare i terreni a rigenerarsi. Con questo materiale di scarto si produce il digestato, un materiale organico, prodotto per digestione anaerobica, che può venir ridistribuito sui terreni chiudendo il ciclo biologico e producendo una base importante per la bio-fertilizzazione dei suoli, necessaria per fermare la desertificazione e migliorare le produzioni agricole.

Adesso lo stesso principio di riutilizzo è stato applicato invece per creare prodotti di natura totalmente diversa. Secondo i ricercatori, prodotti da forno light, bibite, ammendanti sono solo i primi risultati di un lavoro enorme che potrà avere sviluppi imprevedibili. Ciò che serve adesso è una normativa che, nel rispetto della tutela ambientale, possa dare un concreto sostegno economico alle industrie di trasformazione di agrumi e quindi all’intero comparto dell’agrumicoltura siciliana. Per questo motivo il progetto ha trovato il sostegno di alcune importanti aziende agroalimentari della zona etnea.

Articolo pubblicato il 25 maggio 2016 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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