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Crescono gli agriturismo nellÂ’Isola
di Anna Li Volsi

Secondo gli ultimi dati Istat al 31 dicembre 2008, in Sicilia si è registrato un incremento dell’8,3% rispetto al 2007. Sono 457 le aziende agrituristiche, 286 concentrate nelle aree collinari, 109 in quelle montuose

Tags: Turismo, Agriturismo



PALERMO - Crescono le aziende agrituristiche siciliane e il tasso di femminilizzazione del settore è in ulteriore aumento. Questo è quanto emerge dall’ultimo rapporto Istat sulla base dei dati relativi al 31 dicembre 2008, data in cui in Italia sono state contate ben 18.480 aziende agrituristiche.

760 unità in più rispetto al 2007, un dato questo, che è indicativo di quanto il settore in questione abbia ormai preso il via diffondendosi un po’ in tutto il Paese.
A livello di localizzazione, le aree collinari presentano la più alta concentrazione di aziende agrituristiche (51,4%), seguite dalle aree di montagna (34, 4%), e in minima parte dalle zone di pianura ( 14,2%). 

Analizzando il fenomeno sulla base dei dati regionali, emerge chiaramente il primato di Toscana e Alto Adige, due regioni che non a caso vantano una lunga tradizione a livello di ricettività agrituristica. Ciononostante, l’indagine Istat rileva un trend positivo anche per il Mezzogiorno, con Molise, Sicilia e Campania che hanno chiuso il 2008 con segno positivo.
Per tipo di attività, l’alloggio continua a caratterizzare la maggior parte delle aziende agrituristiche, anche se la ristorazione e la degustazione stanno avanzando sempre più come tipologie trainanti.

Al 31 dicembre 2008, le aziende agrituristiche siciliane sono nel complesso 457, con una variazione percentuale di 8,3 rispetto al 2007. In termini di attività, l’Isola segue l’andamento a livello nazionale vale a dire una predominanza degli alloggi e, al tempo stesso, un avanzamento per quanto riguarda ristorazione e degustazione. Proprio per ciò che attiene alla degustazione, i dati siciliani rilevano una vera e propria impennata, con una variazione percentuale tra 2007 e 2008 del 16,9%. Un tale trend va senz’altro inquadrato nel contesto dell’attuale metamorfosi del turismo in Italia che, soprattutto nel caso dell’agriturismo, punta alla valorizzazione delle produzioni locali delle aziende agricole. Da non sottovalutare anche la tendenza in atto che vede i turisti trascorrere soggiorni di vacanza sempre più brevi, magari anche di un solo giorno, ma dedicando molta più attenzione alla ricerca di cibi e prodotti di agricoltura biologica.

Sul totale di 457 aziende agrituristiche siciliane, 286 sono concentrate nelle aree collinari, 109 nelle aree montuose e infine, 62 nelle zone di pianura.
Come già anticipato, il fenomeno dell’agriturismo si caratterizza sempre più per la presenza delle donne nella gestione delle aziende in questione. In tal senso, dall’indagine Istat emerge che mentre in regioni come l’Alto Adige il tasso di femminilizzazione resta ancora molto basso, nel Mezzogiorno si registra una tendenza opposta, merito anche delle politiche regionali a sostegno dell’imprenditoria femminile.

Proprio in Sicilia, tra 2007 e 2008 è stato registrato un aumento percentuale del 2,7 per ciò che riguarda le aziende agrituristiche a titolarità femminile.
Nonostante il trend positivo registrato sia in termini di aumento delle aziende agrituristiche siciliane che in termini di percentuale di femminilizzazione delle stesse, l’anagrafe delle imprese indica ancora un discreto numero di cessazioni.
 

 
L’approfondimento. Si punta sulla valorizzazione delle tipicità locali
 
Alloggio, ristorazione e degustazione sono tradizionalmente le tre attività legate all’agriturismo. Dall’analisi dei dati Istat risulta che oggi più che mai i viaggiatori scelgono di trascorrere una vacanza in agriturismo più per assaporare cibi e produzioni locali che per l’alloggio in sé.
In Sicilia, al termine del 2008, è stato registrato il numero di 19.646 posti a sedere di cui 793 sono riservati esclusivamente alla ristorazione e 17.540 a ristorazione e alloggio.
Una nota interessante è che le aziende agrituristiche più orientate all’attività ristorativa crescono e sono molto più diffuse al Centro-Sud piuttosto che al Nord. Per quanto attiene all’attività emergente della degustazione, invece, Nord e Mezzogiorno presentano entrambi un trend in crescita, con aumenti del 10,1% e 2,9%.
Allo stato attuale, in Sicilia non esistono aziende agrituristiche che si occupano di sola degustazione, vale a dire l’assaggio di prodotti agricoli e agroalimentari. Piuttosto, la degustazione viene proposta come attività complementare all’alloggio e alla ristorazione.
Ad ogni modo, puntare sulla degustazione di prodotti locali quali formaggi e vini, di cui molti a marchio DOC, IGP e TGT, rappresenta un ottimo punto di leva per alimentare il circolo virtuoso del turismo enogastronomico in Sicilia.
 


Pronto il ddl sull’agriturimo, ecco i parametri previsti
 
è pronto il nuovo ddl sull’agriturismo che la commissione Attività produttive dell’Ars ha già esitato favorevolmente. “Il ddl fissa – spiega Michele Cimino, assessore regionale all’Agricoltura e Foreste - oltre i criteri e le modalità dell’attività agrituristica, anche le dimensioni dei servizi dell’azienda agricola affinché non si alteri il concetto stesso di agriturismo, che deve essere esercitato in una forma ‘limitata’ per non trasformarsi in turismo di massa o confondersi con la stessa attività agricola, che deve rimanere comunque l’attività principale”. Il ddl non qualifica solo le attività agrituristiche, ma anche gli alimenti e le bevande somministrati: di provenienza aziendale almeno per il 10%, di aziende agricole regionali per il 60%, privilegiando comunque prodotti biologici o certificati Dop, Igp, Igt, Doc e Docg.
Il ddl individua poi altri parametri che definiscono un agriturismo: promozione dell’agroalimentare di qualità regionale attraverso l’organizzazione di degustazioni o altre iniziative che prevedono la diffusione di prodotti soprattutto dell’azienda o di altre aziende del territorio; organizzazione di attività didattiche, culturali e sportive, escursionistiche; attività di ippoturismo anche attraverso convenzioni con gli enti locali. Inoltre, l’azienda non potrà superare i 120 ospiti, o somministrare nell’arco della giornata oltre 160 pasti, che possono arrivare a 240 se c’è un’altra sala riservata agli ospiti.

Articolo pubblicato il 24 novembre 2009 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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