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Palermo, Unicef in campo per gli spazi dei bambini
di Angela Ganci

Simona Lo Bue: “Riaperti i giardini con giochi adatti, ma molto resta da fare”. Iniziative in città, nelle scuole e negli ospedali del Capoluogo

Tags: Palermo, Unicef, Bambini



PALERMO - Pochi temi suscitano tanto interesse quanto quelli legati alla protezione dei bambini e degli adolescenti. Un’attenzione sociale concretizzatasi nella Convenzione sui diritti dell’infanzia ratificata dall’Italia nel 1991, che tutela i bimbi da ogni forma di sfruttamento (sessuale, economico, sociale) in quanto pregiudizievole al loro benessere.

Sulla base di tale documento, l’Unicef Italia si adopera affinché i diritti basilari al gioco, all’istruzione, alla salute e alla partecipazione siano effettivi, con un’azione di controllo sull’operato degli Stati dislocati nelle aree del mondo a maggior rischio per i più piccoli.
Un interesse vivo che, a Palermo, ha dato via al progetto “Città Amica”, finalizzato a trasformare le zone urbane in spazi “a misura di bambino”, dall’eliminazione delle buche fino alla creazione di servizi igienici pubblici in formato infanzia.

“Il progetto Città amica è stato firmato dal sindaco Orlando nella figura di difensore dei bambini e delle bambine. Abbiamo già ottenuto la riapertura di giardini con giochi adatti ai bambini, ma molto resta ancora da fare” racconta Simona Lo Bue, addetta alle relazioni pubbliche del comitato Unicef palermitano.

Tante le iniziative da incentivare, come la diffusione del progetto Ospedale amico, servizio dell’Asp di Palermo attivo a Bagheria, frutto di un protocollo regionale tra Asp e Unicef e promosso da Francesca Dantes, referente regionale Unicef.

“La filosofia di tale progetto è diffondere la cultura dell’allattamento al seno, disseminando in tutta la città servizi funzionali, come i fasciatoi. è auspicabile che il sindaco promuova Ospedale amico presso i dirigenti delle strutture ospedaliere”.

Tra i progetti attivi in tutta la regione è altresì da menzionare “Scuola amica” che, grazie all’azione di scuole e associazioni, ha portato all’adozione della pigotta, la bambola che aiuta a salvare milioni di bambini in tutto il mondo.

“Le donazioni ricevute dalla vendita delle pigotte sono destinate all’acquisto del kit salvavita, che comprende i vaccini e la zanzariera antimalaria” spiega Antonella Palazzo, responsabile dei progetti educativi per l’infanzia.

Azioni forti di solidarietà, che richiedono la partecipazione concreta di tutti. E tutti possono donare a Unicef, una realtà che sopravvive grazie ai soli fondi privati, ricalcando un trend tristemente noto.

“Chiunque può donare, e ogni singolo prodotto venduto serve a tale scopo, dall’orchidea alle tazze. Si può donare a cadenza mensile, si può fare testamento, c’è chi arriva a donare appezzamenti di terra”, conclude Palazzo.

Sostegni economici e sinergie sul territorio, quindi, indispensabili per ridare speranza a tanti minori ai margini. Ne è convinto Umberto Palma, presidente regionale Unicef che, forte della sua esperienza ventennale in Africa, lancia un monito collettivo. “Chi parla in nome e per conto dei bambini non può che ribellarsi all’idea che si possa morire per dieci centesimi, ciò che serve a sfamare sei bambini in Nigeria. Per questo alle istituzioni dico che i bambini non hanno chiesto di venire al mondo e perciò dobbiamo aiutarli noi, nel presente. L’Unicef non può certamente risolvere tutto, ma insieme possiamo fornire i contributi minimi per combattere morte e ingiustizie”.

Articolo pubblicato il 04 giugno 2016 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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