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Green Refinery, procedono i lavori a Gela
di Liliana Blanco

Ad oggi sono impiegate nei lavori di costruzione circa 130 maestranze locali di cui 100 per attività di cantiere e 30 per l’ingegneria. Il progetto prevede la riconversione della raffineria a ciclo tradizionale in una di nuova concezione

Tags: Eni, Gela, Raffineria Di Gela



GELA – A quasi due anni dal Protocollo di intesa si fa concreto il progetto sulla Green Refinery. I lavori sono iniziati da due mesi e ieri mattina lo stato dell’arte è stato presentato a Gela dal capo del settore Refining e Marketing dell’Eni, Salvatore Sardo, dal responsabile del “Progetto Gela”, Luigi Ciarrocchi e dal capo del settore industria e raffinazione Eni Bernardo Casa.

Si tratta della riconversione della Raffineria a ciclo tradizionale in Green Refinery, che rappresenta il nuovo per l’economia della città ferma dal momento della chiusura delle attività di raffinazioni tradizionali. L’avvio delle attività di costruzione è iniziato subito dopo la conclusione dell’iter autorizzativo della fase 1; quindi il progetto di trasformazione della Raffineria di Gela diventa concreto. Il rilascio delle autorizzazioni è avvenuto due mesi fa, in continuità con i cantieri propedeutici avviati a febbraio. Ad oggi sono impiegate nei lavori di costruzione circa 130 maestranze locali, di cui 100 per attività di cantiere e 30 per la fase di ingegneria. Nel corso del 2016, è previsto un picco di risorse dell’indotto locale superiore alle 200 unità alle quali si andranno ad aggiungere ulteriori 50 risorse esterne. In anticipo di circa un anno, rispetto alla tabella di marcia, entro giugno sarà emesso l’ordine per l’approvvigionamento dell’impianto per la produzione di idrogeno SteamReforming, uno dei sistemi principali del progetto.

Il progetto della Green Refinery, contenuto nel Protocollo di Intesa del 6 novembre 2014 al ministero dello Sviluppo Economico tra Eni, le organizzazioni sindacali, le istituzioni e Confindustria, prevede attraverso la valorizzazione degli impianti esistenti e l’applicazione di tecnologie proprietarie, di convertire materie prime non convenzionali di prima (olio di palma) e seconda generazione (grassi animali, olii di frittura) in green diesel, green Gpl e green nafta.

Impegno economico
: dalla firma del Protocollo ad oggi Eni ha investito circa 310 milioni di euro, con una proiezione a fine anno che si prevede possa superare i 400 milioni, fatto salvo il rilascio delle autorizzazioni.
Occupazione: avviati 70 cantieri di cui 35 già completati; si prevede di avviarne altri 32.

Impiego diretto: l’impegno assunto con il Protocollo prevede di mantenere a regime 400 risorse in Raffineria e a oggi ne sono presenti 455. Delle oltre 500 ricollocate, 276 sono state trasferite in attività Eni con sede di lavoro a Gela e altre 26 presso altre realtà Eni in Sicilia. Il ricollocamento è stato realizzato senza far uso di cassa integrazione, attraverso un programma di riqualifica e riposizionamento in altre realtà Eni.

Attività upstream: l’impegno economico sostenuto è pari al 70% del totale speso per le attività di valorizzazione dei campi maturi. Relativamente al progetto di sviluppo offshore dei campi a gas di Argo e Cassiopea sono state completate la fase di ingegneria e si resta in attesa dell’esito del ricorso al Consiglio di Stato contro il rilascio del decreto Via/Aia e della concessione promosso da associazioni ambientaliste e da 4 Comuni della Sicilia, previsto nei prossimi mesi.

Risanamento ambientale
: Spesi circa 82 milioni di euro e avviati 24 cantieri, nonostante le difficoltà incontrate e i ritardi nel rilascio delle autorizzazioni. Si prevede l’avvio di ulteriori 11 cantieri, tra i quali quello più importante è relativo alla dismissione dell’impianto Isaf, che dovrebbe finalmente iniziare nei prossimi mesi dopo un lungo iter autorizzativo, una volta ottenuta l’autorizzazione finale da parte della Regione.

L’Eni ha nel frattempo assegnato una prima tranche di 1,2 milioni dei 32 previsti per le opere di compensazione al territorio. Confermati anche i centri di “formazione della sicurezza”, lo studio di fattibilità di una “chimica verde” a Gela e annunciati un centro ricerca per l’innovazione tecnologica. Un drone subaqueo, il “Clean Sea”, appena sperimentato dall’Eni e capace di scendere a tremila metri di profondità, sorveglierà i fondali dei giacimenti gelesi per prevenire ogni forma di inquinamento.

Articolo pubblicato il 09 giugno 2016 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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