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Il mondo ha sete perché ha fame: i nostri pasti hanno bisogno di 3.600 litri di acqua al giorno
di Redazione

Il quantitativo maggiore per la coltivazione degli alimenti necessari a sfamare il bestiame (98%)

Tags: Fao, Alimentazione, Acqua



Secondo la Fao, il consumo di calorie medio nei paesi industrializzati è di 3.400 kcal, di cui il 30% è di origine animale. I prodotti di origine animale richiedono circa 2,5 litri di acqua per 1 kcal di prodotto, mentre i prodotti di origine vegetale solo 0,5 litri. Ne consegue, che per i nostri pasti abbiamo bisogno di 3.600 litri di acqua al giorno, una quantità molto alta.

Come mai l’impronta idrica della carne è ben cinque volte più alta di quella dei cereali? A differenza di quanto si potrebbe pensare, la maggior parte dei cereali coltivati nel mondo non è destinata al consumo umano, bensì a quello animale. Il quantitativo maggiore di acqua è richiesto proprio per la coltivazione degli alimenti necessari a sfamare il bestiame, stimabile addirittura al 98%. Conoscere questo quantitativo dipende da due fattori: la richiesta specifica di acqua per la coltura e l’effettiva disponibilità di acqua nel terreno in cui vengono coltivati i cereali destinati al consumo animale. A seconda che il clima sia mite o rigido, umido o secco, e a seconda del tipo di coltura, la richiesta di acqua sarà differente: se le precipitazioni danno un apporto sufficiente, basterà l’acqua piovana (acqua e impronta verde), altrimenti è necessario integrare con l’irrigazione artificiale (acqua e impronta blu). Inoltre, ci sarà anche un ammontare di acqua grigia dovuta al carico di inquinanti e pesticidi che raggiungono la falda idrica (percolamento) o le acque superficiali (dilavamento).

Tornando all’allevamento, quindi, l’impronta idrica di un animale sarà data dalla somma dell’impronta idrica del mangime di cui si è nutrito, dell’acqua usata per l’abbeveramento e per le pulizie dei locali, considerando sia la sua età al momento dell’abbattimento, sia la sua dieta. Sarà quindi molto diverso se l’animale è stato allevato al pascolo o con un sistema misto o industriale e se l’area possiede risorse idriche abbondanti o scarse.

È stato dimostrato che qualsiasi prodotto di origine animale ha un’impronta idrica maggiore di prodotti di origine vegetale con lo stesso valore nutrizionale e gestito in modo corretto. Ad esempio, 1 litro di latte di soia richiede 300 litri d’acqua, mentre 1 litro di latte vaccino più di 900 litri. Un kilogrammo di manzo richiede in media 15.415 litri di acqua, contro 4.055 richiesti dai legumi, ma a parità di contenuto calorico il valore dell’impronta idrica bovina è dieci volte più alto. Considerando che il consumo di carne è raddoppiato dal 1980 ad oggi ed è previsto un ulteriore raddoppiamento nei prossimi 40 anni, è facile comprendere quanto sia importante e strategico a livello globale ridurre i consumi nel settore dell’allevamento. Infine, è importante valutare anche come arriva il cibo che mangiamo sulle nostre tavole. Alimenti a filiera corta e poco elaborati hanno un’impronta idrica nettamente inferiore rispetto agli altri. I prodotti molto elaborati potrebbero contenere più aromi artificiali, mentre quelli che vengono da lontano solitamente hanno un contenuto maggiore di conservanti e additivi. Lo stesso vale per quelli confezionati rispetto a quelli sfusi, e così via; riassumendo, più è manipolato, più il cibo avrà un’impronta significativa, sia essa idrica, di carbonio, o ecologica.

Come fare a ridurre la nostra impronta idrica? Segui questi facili consigli.
 In casa:
- installa riduttori di flusso nei rubinetti e nella doccia;
- meglio gli sciacquoni a manovella (ricordandosi di chiuderli appena terminato l’utilizzo) o con pulsante “start and stop” e soprattutto evita di tirare l’acqua a vuoto (per esempio se c’è un capello o un pezzetto di carta);
- chiudi il rubinetto quando ti lavi i denti;
- fai più spesso la doccia invece del bagno;
- aziona la lavatrice e la lavastoviglie solo a pieno a carico;
- usa l’acqua piovana per lavare la macchina e innaffiare i fiori o il giardino;
- non buttare mai nel lavandino sostanze inquinanti (medicinali, olio da cucina usato, ecc).

Alimentazione e beni di consumo
L’alimentazione ha un peso enorme sulla nostra impronta ecologica, quindi alcuni piccoli accorgimenti da seguire potrebbero essere:
- riduci il tuo consumo di carne e prodotti derivati dalla carne;
- mangia meno latticini;
- prediligi le proteine vegetali;
- bevi meno caffè e più the;
- quando non puoi sostituirli, scegli prodotti con impronta idrica più bassa (ad esempio, cerca di distinguere un pomodoro in base all’area in cui è stato coltivato);
- scegli prodotti certificati a basso impatto ambientale, come per esempio i prodotti Ecolabel.
 
(Fonte e approfondimenti: Antonelli M., Greco, F, L'acqua che mangiamo - cos'è l'acqua virtuale e come la consumiamo, Milano, Edizioni Ambiente, 2013).

Articolo pubblicato il 10 giugno 2016 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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